Itinerario nel Sinis, Costa Verde e Iglesiente

By simone

Nota introduttiva e generale: questo articolo della categoria itinerari in famiglia è il primo di una serie accomunata dal fatto che in viaggio con me c’è anche la mia famiglia (la mia compagna Nausica e le nostre figlie Argentina e Lara, di 5 e 2 anni). Se non specificato, tutto quello che riguarda il viaggio è compatibile con l’età delle bambine e le loro esigenze; in più Nausica e Lara sono intolleranti al glutine, quindi tutti i nostri itinerari prevedono di tenere conto dell’opzione “gluten friendly” (anche se nel 70% dei casi è sempre disponibile almeno la pasta sg, è sempre meglio portarsi dietro un minimo di scorta). Qualche volta e se ne vale la pena mi permetto di segnalare dove abbiamo dormito e mangiato, non prendetelo come segnalazione commerciali ma come mera indicazione di un’esperienza che ha magari arricchito il nostro viaggio già per sè soddisfatto dalla bellezza della nostra Isola.

L’itinerario inizia ad Alghero e termina a Buggerru, ha una percorrenza di 260 km circa e l’abbiamo fatto in tre giorni comodi, a fine aprile 2018; si svolge prevalentemente lungo la costa e tocca solo alcune delle tantissime località che meriterebbero una sosta e che si trovano lungo o in prossimità del percorso; noi abbiamo scelto di vedere principalmente alcune spiagge con la scusa di andare a trovare degli amici a Buggerru.

Partiamo a metà mattinata da Alghero. Oltre la solita mini scorta senza glutine per il viaggio questa volta abbiamo comprato qualcosa in più per un pic nic lungo la strada, ancora non sappiamo dove ma idealmente già nel Sinis.

L’Alghero-Bosa è una strada meravigliosa per il contesto in cui si snoda e sopratutto per i motociclisti ha un tracciato divertente e adeguatamente lungo (esperienza diretta).

Come non iniziare un viaggio che parte da Alghero verso sud se non percorrendo la fantastica litoranea Alghero-Bosa, 45 km di stupenda provinciale (la SP105 in provincia di Sassari che diventa la SP49 in provincia di Oristano) che si snoda alta sulla costa, incorniciata da una parte dal mare e dall’altra dalle imponenti e ripide montagne di Villanova Monteleone, ricoperte di macchia mediterranea e di rocce a forma di pinnacoli, parallelepipedi e bolle.

Le formazioni rocciose tipiche del tratto di Villanova Monteleone.

Ci sono tante aree di sosta per godersi il panorama e varrebbe la pena fermarsi spesso, percorrendo la strada a velocità ridotta e, come in questa stagione, con i finestrini abbassati per percepire gli odori intensi della macchia e del mare. Le bambine si addormentano immediatamente e per la prossima ora e un quarto si perderanno il panorama, ma noi non finiamo di chiamarci a vicenda per mirare qua e là e fare un paio di soste fotografiche, per me, e meditative, per Nau.

 

Un tratto molto bello della SP105, sullo sfondo Capo Caccia.

Arriviamo a Bosa ma questa volta non ci fermiamo, non vogliamo tardare troppo il pranzo anche perchè vorremmo trovare un posto carino dove fare il pic nic. Da Bosa Marina prendo la strada litoranea per Porto Alabe per poi deviare in località Turas verso Magomadas e Tresnuraghes dove ci innestiamo sulla SS292 che percorreremo da qui in avanti (vedi mappa). Il paesaggio è verdissimo, la campagna è rigogliosa nella primavera sarda.

Santa Caterina di Pittinurri, ‘Sa Rocca de Cagaragas “.
La torre di Santa Caterina di Pittinurri, sembra davvero guardare lontano..

Siamo a Santa Caterina di Pittinurri giusto quando le bambine si svegliano, deviamo per raggiungere l’omonima torre sulle bianche scogliere caratteristiche di qui, quale sfondo migliore per mangiare! Invece ci accoglie un po’ troppo vento quindi optiamo per qualche minuto di meditazione del panorama attorno alla torre mentre le bambine stanno comodamente. La vista è bellissima, le caratteristiche lingue bianche calcaree, chiamate “Sa Rocca de Cagaragas“, catturano la vista davanti e dietro, dobbiamo tornare qui a fare il bagno in queste acque turchesi!

Le tipiche rocce calcaree della zona di Santa Caterina di Pittinurri.
Il parco giochi alle spalle della spiaggia di Santa Caterina di Pittinurri.

Torniamo sulla strada principale e dopo duecento metri, alle spalle della spiaggia di Santa Caterina di Pittinurri, vediamo un parchetto alberato con tavolini per pic nic e, inaspettatamente, una bellissima struttura giochi nuova di zecca, di fronte al mare! Parcheggiamo subito e scateniamo le bimbe felicissime per l’inattesa opportunità di sfreno, io e Nau ci guardiamo attorno contenti, apro un’Ichnusa e Nau espone le cibarie, accanto a noi una famiglia fa la griglia, con mia sana invidia.. Però siamo organizzati bene anche noi e dopo svariati richiami alle bambine per venire a mangiare ci godiamo il finger picking e il bel posto.

Santa Caterina di Pittinurri. La parte di spiaggia davanti al parco dove abbiamo sostato per il pic nic; si vede sulla destra la torre dove siamo stati poco prima.
La spiaggia di Santa caterina di Pittinurri e Punta de Cagaragas.

La spiaggia di Santa Caterina di Pittinurri è suddivisa in tre parti, una più lunga a sud, la parte centrale davanti al parco dove ci siamo fermati ed una più ridotta a nord, oltre un rio oltrepassabile con un ponticello. L’arenile è caratterizzato per lo più da ciotolato con qualche sprazzo più o meno ampio di sabbia; le bellissime scogliere la racchiudono ai lati così come il paese la avvolge alle spalle.

Il vialetto lastricato che porta velocemente a S’Archittu tra un’esplosione di colori.

Risaliti in macchina, dopo pochi minuti arriviamo a S’Archittu, località balneare del comune di Cuglieri (OR) che deve il suo nome al famosissimo monumento naturale, il grande arco scavato dal mare nella roccia calcarea di un piccolo promontorio. Dal parcheggio (dove è ancora facile trovare posto in questa stagione, non oso immaginare ad agosto..) imbocchiamo il vialetto lastricato in mezzo ai prati fioriti e dopo un centinaio di metri scendiamo alla spiaggia. Situata alla fine di una piccola insenatura rivolta a sud e protetta da isolotti calcarei simili a balenottere, è composta di sabbia fine per decomposizione delle rocce circostanti, che caratterizzano anche il colore dell’acqua incredibilmente trasparente.

Il monumentale S’Archittu, scavato nella roccia calcarea-sedimentaria.
S’Archittu, l’ingresso dell’insenatura è protetto da isolotti bianchi.
La spiaggia di S’Archittu. L’acqua è incredibilmente trasparente, assume tutte le sfumature di verde.

Percorriamo tutta la spiaggia con i piedi nell’acqua (Argi e Lara anche di più), sulla sabbia morbida, qualche decina di persone per lo più in costume si godono questo angolino riparato e costeggiato dalla roccia in cui è scolpito S’Archittu; è un orizzonte molto particolare quello che si ha dalla spiaggia, rafforza il senso di intimità che ho provato dal primo istante. Come ci capita quando decidiamo di visitare più posti nella stessa giornata, è un peccato dedicare poco tempo ad alcuni luoghi, come qui a S’Archittu. Rimaniamo quindi con un arrivederci a presto!

La spiaggia principale (oltre a quella dell’Arco) di S’Archittu.

La meta principale della giornata sono infatti Is Arutas e Mari Ermi, le spiagge dei granelli di quarzo, dei chicchi di riso. Da S’Archittu ci reimmettiamo sulla SS292 per 12 km circa per immetterci sulla SP66 (indicazioni San Giovanni di Sinis/Tharros) e poi la SP7, seguendo le indicazioni per Is Arutas fino a destinazione (vedi mappa).

Piccoli chicchi di quarzo bianco.

E’ un po’ ventoso ma si sta bene, Lara e Argi svuotano la sacca dei giochi e noi ci stendiamo sulla spiaggia bianchissima. I colori che assume l’acqua grazie ai chicchi di quarzo sono verde e turchese intensi, oggi un po’ meno visto il vento ma ne sono stato testimone altre volte! Stiamo due magnifiche ore in un posto incantevole, praticamente soli se non per una decina di kite che sfrecciano in acqua; solo quando le bambine sono irrimediabilmente fradice perchè hanno osato troppo con l’acqua, decidiamo di terminare la giornata e andare all’hotel dove dormiamo stanotte, a Putzu Idu.

Le spiagge dei chicchi di riso, Is Arutas e Mari Ermi.
La spiaggia di Mari Ermi.
La campagna alle spalle della spiaggia è molto selvaggia, coperta dalla macchia mediterranea pettinata dal vento.

Ripercorriamo la stessa strada dell’andata fino alla SP66 dove svoltiamo a sinistra seguendo per Putzu Idu; dopo un paio di chilometri arriviamo a costeggiare (lo vediamo sulla destra) lo stagno di Sale ‘e Porcus, riserva naturalistica di rilevanza internazionale che durante i mesi estivi si secca completamente lasciando il posto a una vastissima distesa di terreno salato bianco; in altri casi ci saremmo fermati per una visita più approfondita ma questa volta mi accontento di scattare una panoramica dello stagno con i colori contrastanti della primavera. Un altro paio di chilometri ed arriviamo a Putzu Idu.

Lo stagno salato di Sale ‘e Porcus in primavera.

Ci svegliamo a Putzu Idu e dopo abbondante colazione in albergo iniziamo il nostro percorso quotidiano. La meta finale della giornata è Buggerru, nell’Iglesiente ed in mezzo toccheremo una delle perle di tutta l’isola, uno dei posti più affascinanti della Sardegna: Piscinas.

Lo stretto ponte che collega Marceddì a Sant’Antonio di Santadi; ha una lunghezza di quasi un chilometro e può essere percorso in una direzione per volta.

La prima parte di strada è abbastanza noiosa, una cinquantina di chilometri attraversando Oristano e la piana di bonifica di Arborea fino a Marceddì; da tempo volevo ripassare per Marceddì, un aggregato di case poste all’imboccatura dell’omonimo stagno, zona di coltura di ottimi prodotti ittici. Da qui parte uno stretto ponte che lo collega con l’altro versante dell’imboccatura lagunare presso Sant’Antonio di Santadi. Il ponte permette il passaggio delle auto in una direzione per volta quindi bisogna aspettare di vedere libero l’altro capo del ponte (a quasi un chilometro di distanza) ed è davvero caratteristico passare su una sottile striscia di asfalto tra il mare e l’estesa laguna.

Punta Campu ‘e Sali (Marina di Arbus).

Dall’altro lato del ponte entriamo in uno dei tratti di costa sarda più belli, tipici e selvaggi in assoluto, decine di chilometri fra Torre dei Corsari e Nebida ovvero la Costa Verde e l’Iglesiente. La prima sosta volevamo farla a Torre dei Corsari, dalla cui spiaggia si dipartono dune altissime e profonde centinaia di metri; purtroppo c’era la Sagra del Riccio ed una quantità disumana di persone.. dopo venti minuti di ricerca parcheggio abbandoniamo l’idea. Torniamo sulla strada principale che prosegue lungo la Costa Verde passando per Funtanazza, Marina di Arbus, Portu Maga e finalmente arriva a Piscinas. La strada introduce lentamente allo spettacolo delle dune che vediamo parzialmente in lontananza, il panorama comincia a caratterizzarsi con ampi tratti di sabbia tra la vegetazione fino all’ultima curva prima della discesa alla valle, dove cominciamo a intuire la vastità del sistema dunale di Piscinas che tocca altezze di cento e passa metri.

Si cominciano a intravedere le maestose dune di Piscinas.
Il guado del Rio Naracauli a fine aprile.

La strada fino a qui asfaltata diventa bianca e per proseguire bisogna guadare prima il Rio Piscinas e poi il Rio Naracauli, solo d’inverno o dopo periodi di pioggia intensa è probabile avere qualche difficoltà (se non si ha un fuoristrada) ma oggi sono facilmente guadabili (nel caso ci si accorgesse di non poter guadare il primo o, specialmente, il secondo rio, bisognerebbe tornare indietro fino al bivio per Montevecchio e giungere quindi a Piscinas dall’interno). Dopo un breve percorso accanto ad alcune maestose dune tappezzate di boschetti di ginepro e lentisco arriviamo al parcheggio. Alle spalle rispetto al mare vediamo svilupparsi almeno tre sistemi di dune attraversati dai due rii appena menzionati; l’arenile vero e proprio è ampissimo e anch’esso ha una certa altezza prima di degradare più o meno velocemente al mare; verso sud il litorale sabbioso, poi privo di dune, continua quasi ininterrotto per chilometri fino a Scivu. Se volete qualche informazione e foto in più di Piscinas ho scritto questo post.

Unica nota stonata in questo paradiso è che l’Hotel le Dune, ex edificio minerario, dove avevamo pensato di mangiare.. è incredibilmente chiuso! Per fortuna il grande chiosco sulla spiaggia è aperto ma le uniche cose senza glutine disponibili (oltre acqua, Ichnusa e Spritz) sono patatine e gelati che diventano il pranzo per tutti! Riusciamo a stare in spiaggia per un’oretta, fra castelli per le Barbie, ricerca di conchiglie e vario relax; poi si alza libeccio e minaccia anche temporale per cui raccogliamo tutto e ci dirigiamo verso la tappa finale, Buggerru.

Un ponticello guada il Rio Naracauli che prima di sfociare in mare corre per un tratto parallelo alla spiaggia.
Uno dei simboli di Piscinas è il vecchio ginepro circondato dalle dune.
Suggestioni di Piscinas.

Da Piscinas si riprende la strada tra le dune proseguendo verso l’interno, costeggiando il Rio Naracauli fino all’omonima miniera di cui rimangono un grande edificio minerario gravemente danneggiato ma tuttora molto affascinante e svariate costruzioni di servizio e di alloggio per i minatori sparse nell’area anche sulle colline circostanti. Tutta quest’area dell’Iglesiente è cosparsa di miniere anche antichissime e alcune aree (come il Pozzo Gal poco più avanti lungo la strada) sono state rivalutate all’interno del progetto di valorizzazione degli insediamenti minerari sardi (https://it.wikipedia.org/wiki/Ingurtosu). La strada sale fino a Ingurtosu, un altro importante ex centro minerario, e dopo pochi chilometri si congiunge con la SS126 che imbocchiamo verso destra scendendo dopo mille curve verso il mare (anche questo tratto da Arbus a scendere verso la costa è un tratto motociclistico eccezionale!). Abbiamo ancora tempo di fare visita a un luogo (vedi mappa) a cui siamo molto legati sia io che Nau; poco prima di giungere sulla costa, sulla destra vediamo il bivio per Portixeddu/Capo Pecora ed è proprio in quest’ultimo luogo che andremo, seguendo la strada per qualche chilometro fino al suo termine.

Il piccolo promontorio di Capo Pecora (Arbus), è una sorta di spartiacque tra la Costa Verde e l’Iglesiente.
Il lotorale meridionale è caratterizzato da una moltitudine di sassi circolari di varie, anche grandi, dimensioni.

Capo Pecora è una penisoletta rocciosa molto variegata che da una parte scende ripida nel mare e dall’altra ha un litorale più basso composto da ciotoli rotondi anche di grosse dimensioni. Da qui si godono i tramonti tra i più belli della Sardegna, sotto il grande monte che domina tutto il golfo, Punta de su Guardianu (478 mt. slm). Stasera dormiremo in un piccolo hotel ristorante a conduzione familiare dove sono state molte volte da quando ha aperto una quindicina di anni fa; si chiama Hotel Sardus Pater ed è abbarbicato sul costone meridionale del monte de su Guardianu. Personalmente penso sia uno dei luoghi con la vista più bella che ho incontrato in Sardegna, tutte le camere affacciano sul Golfo di Buggerru. Con preavviso abbiamo avuto prodotti senza glutine per la colazione.

Visuale dall’hotel del golfo di Buggerru. Il piccolo gruppo di case, appena a destra centro foto, è Portixeddu; la splendida spiaggia di San Nicolò, con alle spalle la omonima poderosa pineta, al centro; il promontorio che chiude il golfo è Cala Domestica.

A Buggerru abbiamo una coppia di cari amici, Enzo e Sabrina, con cui abbiamo organizzato cena e pranzo l’indomani; il paese è abbastanza caratteristico, molto fa il contesto in cui è stato fondato; si sviluppa presso la costa al congiungimento di due gole (Malfidano e Caitas, nome delle rispettive miniere) e si affaccia sul mare con un porticciolo mezzo insabbiato e addossato ad un’alta falesia, anche questa scavata a suo tempo dai minatori per estrarne materiali (da visitare la bellissima Galleria Henry a strapiombo sul mare, che prevede un tragitto con trenino in galleria).

Buggerru, il pittoresco paesino dove è ancora vivo lo spirito minerario di un tempo. Alle spalle del paese si vedono le gole sede delle due importanti miniere del paese (la foto non è ovviamente contestuale a questo viaggio).

L’area intorno a Buggerru ha una antichissima tradizione mineraria ma il paese in se ha una storia relativamente recente. Fondato a metà 1800, ha assunto subito un certo rilievo grazie alla dirigenza delle miniere locali che aveva contraddistinto il paese con la costruzione di un teatro e di circoli culturali tanto da essere noto come la “Petite Paris” dei tempi. L’altra faccia della medaglia era lo stato lavorativo e sociale degli operai delle miniere, costretti ad un lavoro già per se massacrante che ha visto nel tempo inasprire le condizioni lavorative tanto da portare nel settembre del 1904 ad uno sciopera durante il quale l’esercito reagì alla folla protestante uccidendo tre minatori e ferendone altri. Questo fatto, noto come Eccidio di Buggerru, portò al primo sciopero generale attuato in Italia.

“Caletta” Domestica, raggiungibile tramite un sentierino sulle rocce che porta al piccolo tunnel di comunicazione. Sul costone di fronte è visibile la Torre aragonese che vigilava su questo tratto di costa.

Domenica prima di pranzo abbiamo un paio d’ore che decidiamo di passare a Cala Domestica, qualche chilometro a sud di Buggerru; è una lunga insenatura stretta tra falesie di 40 metri che termina con una profonda spiaggia di alte dune che si insinuano tra le pareti di roccia; il mare è di un intenso color turchese, la sabbia fine color giallo chiaro e tutto intorno gli scogli diventano alte pareti di roccia. Questo sito era utilizzato fino ai primi ‘900 per caricare il materiale proveniente dalle numerose miniere presenti nell’interno e si vedono infatti alcuni resti di edifici di servizio di cui uno molto grosso proprio sull’arenile, lato sud della spiaggia. Dal costone della montagna all’estremità nord della spiaggia parte un sentierino tra le rocce che porta al piccolo tunnel visibile qualche decina di metri lungo gli scogli (vedi mappa); al di là c’è il piccolo gioiello di Cala Domestica, una spiaggetta incastonata tra alte rocce al termine di una stretta gola. Ho postato un articolo specifico su Cala Domestica che trovate qui.

Noi siamo stati qui il 29 aprile e siamo riusciti a vederla nel suo massimo splendore primaverile. Poi il 4 maggio purtroppo la spiaggia ha subito ingenti danni a causa delle fortissime piogge e della piena del Rio Cardaxius che ha dilaniato col suo corso in piena l’imboccatura della spiaggia e grande parte di questa, distruggendo anche le passerelle in legno e le opere di accrescimento delle dune, recentemente installate per recuperare il paesaggio di un tempo. Per fortuna questi scempi naturali verranno ripristinati nel tempo, un po’ come successe per Cala Luna anni fa.

Visuale dal sentiero sulle rocce che porta alla caletta.

Tornati da Cala Domestica con gli occhi pieni di meraviglie, ci dedichiamo al pranzo con gli amici che ci impegnerà fino al tardo pomeriggio. In tre giorni abbiamo visto tante spiagge e panorami sulla costa; l’itinerario è implementabile con soste o deviazioni per luoghi nelle vicinanze e può essere esteso un altro paio di giorni per spingersi nel Sulcis.

La primavera sarda regala una natura esplosiva, rigogliosa fino a lambire il mare o l’asfalto e colorare ogni angolo.

 

 

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