Il promontorio di Capo Caccia visto da NE, dal Monte Doglia.

Capo Caccia

Nome e sembianze, insieme, sono tra i simboli più potenti di tutta l’Isola. Ho la fortuna di vivere ad Alghero e di poter godere della presenza rassicurante di questa potenza tutti i giorni.

Capo Caccia in realtà è “solo” il corno del grande promontorio che delimita a ovest la profonda baia di Porto Conte e più estesamente tutta la rada di Alghero; io estendo il termine un po’ a tutto questo imponente tartarugone composto da falesie calcaree alte quasi duecento metri.

Panoramica da Capo Caccia della Baia di Porto Conte (controcampo della foto sopra, clicca per ingrandire).
Capo Caccia, vista aerea da N; sulla destra l’Isola Foradada.

Questo luogo ha molte caratteristiche che lo rendono speciale e suggestivo. In primis la sua conformazione fisica: compreso fra altissime falesie calcaree, crepacci, grotte carsiche (come la famosa Grotta di Nettuno, raggiungibile con i barconi o da terra tramite la maestosa Escala del Cabirol) e una fitta macchia mediterranea che inizia dove le pendenze sono meno impervie della pura falesia. Poi l’esposizione geografica, a nord ovest della Sardegna, che lo espone ai forti venti dominanti, come il Maestrale, che raggiungono velocità importanti e portano in dono un moto ondoso potente che, innocuamente, tenta di flagellare i suoi muraglioni. E’ sede del più alto faro d’Italia, 186 metri slm, di una stazione meteorologica dell’Aeronautica e di varie torri aragonesi poste a controllo del tratto di mare circostante e dell’accesso alla Baia di Porto Conte. Il corallo e l’aragosta hanno scelto i litorali circostanti per farne sede di un prodotto diventato simbolo della vicina città di Alghero.

Lato occidentale delle falesie di Capo Caccia.
Il faro di Capo Caccia è il faro più alto d’Italia, con luce a 186 mt. slm.

Ci si arriva comodamente da tutte le località circostanti (25 min. da Alghero e 40 min. da Sassari) e può essere parte di itinerari giornalieri nelle vicinanze come quello di cui scrivo in questo post. Molti sono i trekking più o meno impegnativi che esplorano l’area (come la Ferrata del Cabirol) senza parlare delle possibilità di visita dal mare, ovviamente; ma si può ricevere tanto da questo luogo anche solo girovagando nei dintorni del parcheggio panoramico, segnalato chiaramente sulla destra percorrendo la SP55 panoramica (vedi mappa). In poco tempo si può facilmente salire un lato o l’altro della cresta tra la macchia mediterranea (facendo attenzione all’andare del ciglio visto che il salto è ragguardevole!), dominando un po’ di più lo scenario e sentirsi parte, infinitesimale, del contesto potente di Capo Caccia.

L’Isola Foradada, enorme scoglio calcareo ricco di grotte carsiche (da cui il nome per via dei “fori”).

Qui una serie di “coraggiose” piante che popolano Capo Caccia; il paesaggio sfuocato sullo sfondo è comunque sempre suggestivo.

Il faro di Capo Caccia al tramonto.

 

Le falesie di Capo Caccia, aperte in gole e salti vertiginosi.

 

Torre del Bollo, sul lato orientale di Capo Caccia.

 

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