Itinerario nei Tacchi e nel Gennargentu

By simone

Questo itinerario (durata 2/3 giorni a seconda di eventuali tappe aggiuntive) si svolge in due aree geologicamente e paesaggisticamente molto diverse, divise fra loro dalle profonde gole scavate dal Flumendosa, entrambe ricche di fascino e capaci di forti suggestioni: la parte meridionale del Gennargentu e l’area settentrionale dei Tacchi.

Gennargentu e Tacchi, i soggetti di questo itinerario.

Per comodità descrittiva, e per come è stato da me percorso nel mese di ottobre, l’itinerario parte dal Gennargentu e nello specifico dal suo versante meridionale. Al km 174.2 della SS389 si imbocca lo stretto ponticello (dalla segnaletica che lo avvolge sembrerebbe precario, cosa che evidentemente non è..) che attraversa il Riu Sicaderba e che collega con il versante opposto del Lago dell’Alto Flumendosa (qui una pagina sul Lago) il cui invaso dista poche centinaia di metri in direzione NO; dopo 1.200 metri si imbocca a destra il bivio per Perda Liana e Seùi, la strada costeggia sinuosa il versante sud occidentale del lago e occorre prestare attenzione perchè da ora in avanti lungo l’itinerario ogni luogo è un pascolo specialmente per le mucche che sono libere di spostarsi ovunque e spessissimo sono sulla carreggiata.

Grosso blocco di granito sul quale è incisa la mappa di alcune località del Gennargentu arzanese.

Flumendosa

Dopo otto chilometri e mezzo notiamo a destra un grande masso con scolpita una raffigurazione dei luoghi di interesse del Gennargentu arzanese e una strada che imbocchiamo e che dirige verso il letto del Flumendosa e numerosi itinerari sul Gennargentu, compresa la salita a Punta La Marmora. Dopo 4 km esatti siamo in prossimità del letto del Flumendosa nel punto dove questo riceve le acque del Riu Calaresu (credo si chiami così), parcheggiamo e scendiamo ad ammirare l’area di giuntura dei due fiumi; in questo periodo il corso dell’acqua è solitamente tranquillo ma attenzione, come segnalato da alcuni cartelli (e come dimostrano i resti del vecchio ponte travolto dalla potenza dell’acqua) a seconda della piovosità del periodo l’apporto idrico può essere di notevolissima entità.

Il Flumendosa nel tratto che giunge da est alla confluenza con Riu Calaresu.

Quest’ampia confluenza è una distesa di sabbia, ciotoli e grossi massi di granito fra i quali l’acqua scorre impercettibilmente creando placide piscine dove osservo gruppi di pesciolini e nei punti più profondi anche qualcuno di taglia più grossa che credo siano trote comuni (più avanti, nel tratto del Flumendosa seùese, si sta cercando di reintrodurre la specie sarda); attorno a noi le vicine alture che delimitano il corso del fiume sono coperte da boschi fittissimi e gli animali al pascolo non disdegnano frequentare il sito più volte al giorno per abbeverarsi.

L’ampia piscina denota una presenza costante di acqua nonostante il periodo di scarsissima piovosità, grazie comunque al continuo rilascio d’acqua dal Lago dell’Alto Flumendosa.
Il punto di confluenza dei corsi d’acqua, si nota la poderosa pietraia creata dalla foga delle acque nei regimi di piena, nella parte centrale poco a sinistra si notano i resti del vecchio ponte distrutto da una piena.

Proprio in questo punto passa il Sentiero Sardegna (parte del Sentiero Italia) che discende da Punta La Marmora per proseguire verso Perda Liana; da qui è anche possibile risalire il Riu Calaresu fino alla Gola di Pirincanes e alle sue bellissime cascate oppure discendere il Flumendosa a piacimento (tenendo sempre bene a mente che lo stato delle acque può incrementare anche in breve tempo).

Strada Foresta Girgini

Proseguiamo sulla stessa strada dalla quale siamo venuti, attraversiamo il ponte sul Riu Calaresu e subito dopo imbocchiamo la via in salita a sinistra, nota come Strada Foresta Girgini. Saliamo lentamente attraversando fitti boschi, a sinistra cominciamo a vedere il versante dei Tacchi che sale maestoso dalla gola del Flumendosa e anche quest’ultima adesso ci appare chiaramente scolpita nel fondo valle con le sue ampie anse.

Un giovane muflone cerca riparo nel fitto bosco che attraversiamo salendo a Ruinas.

Dopo circa 4 chilometri giungiamo a una serie di tornanti che ci porta a 1.100 metri di quota, la foresta sparisce e rimane un suolo piuttosto degradato (causato da intenso sfruttamento sopratutto a pascolo ed incendi), aspro e roccioso; la strada adesso prosegue sulle creste di Bruncu Trunconi e Mesu ‘e Serra e ci da l’occasione di godere un panorama vastissimo come si intuirà dalle foto successive.

La profonda gola del Flumendosa crea ampie anse; oltre il fiume Perda Liana (Monumento Naturale fra i simboli più conosciuti della Sardegna, 1.293 mt. s.l.m.), e il Monte Tonneri (1.324 mt. s.l.m. nel punto più elevato Pizzu Margiani Pobusa).
Il versante meridionale del Gennargentu; da sinistra Monte Cummideddu (1.520 mt), Punta Florisa (1.822 mt.), Punta La Marmora (1.834 mt.), Bruncu Su Sterzu (1.547 mt.).
I monti di Villagrande Strisaili e di Talana, tutti abbondantemente sopra i 1.300 metri di altezza; da sinistra Punta Soleadduci e Bruncu Pisucerbu (Talana), Monte Olinie, Monte Mela e Monte Orguda (V. G. Strisaili).
La Strada Foresta Girgini in uno dei punti più alti, intorno ai 1.200 metri, in corrispondenza del Villaggio nuragico di Ruinas; il passaggio di mezzi come il camioncino della foto dimostra come l’attività dei cuiles sia ancora ben presente nel Gennargentu. Sullo sfondo i boschi della barbagia seùlese.

Nuraghe Ruinas (Arzana)


Dopo poco meno di 4 chilometri siamo al Villaggio nuragico di Ruinas, a quota 1.205 mt s.l.m.; solo il Nuraghe è in effetti ancora in piedi sebbene vi siano stati alcuni crolli, ma le capanne del circostante villaggio sono solo un vasto agglomerato di conci accumulati e solo un occhio esperto può intuirne e definirne i contorni.

Nuraghe Ruinas, sulla destra gli spunzoni di Pedra Cerina (1.467 mt. s.l.m.).

Ruinas è un nuraghe di tipo trilobato, il mastio e buona parte del bastione risultano ancora in piedi ed abbastanza ben conservati. Nel lato est della struttura è posizionato l’ingresso con architrave monolitica che apre su un piccolo cortile da cui partiva una scala per la parte superiore del bastione ed è presente una piccola camera; dal piccolo cortile un ingresso permette di accedere alla torre centrale che conserva un’altezza di 4 metri circa.

Nuraghe Ruinas, lato settentrionale.
L’ingresso esterno ha un orientamento preciso a oriente verso Perda Liana.
L’ingresso con il monolitico architrave.

Inutile sottolineare la posizione dominante del sito che dagli oltre 1.200 metri d’altezza ha una vista diretta su un vastissimo territorio e in particolare con Perda Liana, cruciale sito anche simbolico, con Nuraghe Ardasai, dalla parte opposta rispetto al Flumendosa e 200 metri più in basso, con le falde sud occidentali del Gennargentu e ancora al di là del Flumendosa con i monti di Seùlo, tra i quali Monte Perdedu (1.334 mt.. s.l.m.), e di Aritzo, con il Monte Funtana Cungiada (1.459 mt. s.l..m.).

Nuraghe Ruinas visto dall’alto identifica maggiormente la posizione di rilievo nel controllo del territorio.
Pedra Cedrina e la valle di Accu S’Orrulariu a sud est di Ruinas; un tempo queste valli dovevano essere coperte di foreste; sullo sfondo l’onnipresente Perda Liana.
A sinistra Monte Perdedu di Seùlo, a destra Monte Funtana Cungiada di Aritzo.

A nord del sito una serie di strade sterrate menano agli ovili in quota e risalgono la valle di Riu ‘e Su Accu fino a Arcu Sa Turzi; da qui piegando a nord est seguendo le creste si giunge a Punta Florisa e quindi a Punta La Marmora (630 metri di dislivello).

Terminata la visita a Ruinas l’itinerario lascia il Gennargentu per proseguire nell’area dei Tacchi d’Ogliastra e più precisamente la prossima meta è Perdu Isu e l’area attrezzata di Is Tostoinus, nei pressi di Gairo Taquisara. Essendo ormai le 5 del pomeriggio ho optato per sostare la notte a Lanusei, in un hotel/ristorante nel bellissimo Bosco Selene e a una mezzoretta dalla prossima tappa. Eventualmente sarebbe possibile dirigersi direttamente nella zona di Gairo Taquisara.

Perdu Isu e Is Tostoinus (Gairo)

Partendo dal Bosco Selene, si percorre la SS198 in direzione Gairo Taquisara. Se si ha del tempo a disposizione è possibile fare una deviazione per salire a Punta Tricoli, eccellente punto panoramico sia verso la costa che l’entroterra ogliastrini; al km 84 della SS198 in località Sarcerei si imbocca a sinistra una sterrata in mezzo al bosco che in breve raggiunge la sommità di Punta Tricoli a 1.211 mt. s.l.m. (qui una pagina dedicata).

Genna Orruali e sullo sfondo Serra Perdu Isu; da qui imbocchiamo lo sterrato per Is Tostoinus.

Giunti a Gairo Taquisara dobbiamo imboccare, subito dopo il passaggio a livello, la via che sale sulla destra (c’è l’indicazione Perda Liana) che costeggia il lato orientale di Serra Perdu Isu giungendo dopo 3 km in località Genna Orruali, notiamo sulla sinistra l’invaso creato con lo sbarramento del Riu Flumini de Tula; da qui imbocchiamo a sinistra lo sterrato che costeggia il lato settentrionale di questa piccola piana e ne percorriamo 1km fino a giungere ad un bivio con una strada che scende a sinistra e che prendiamo seguendola senza più deviazioni e passando prima accanto alla diga dell’invaso visto poco fa (alla nostra sinistra) e poi costeggiando le pendici di Serra Sa Mela, la strada diventa asfaltata e continuiamo fino al termine dell’asfalto (dal bivio 1,5 km circa). Siamo in località Antepadentes a 886 mt. di quota, notiamo i ceppi con le indicazioni dei sentieri e possiamo parcheggiare e proseguire a piedi nel bosco o continuare in auto fino all’area attrezzata di Is Tostoinus (o Tostoinusu come trovato in altre indicazioni).

Località Antepadentes, ceppi di segnalazione sentieri.
Sentiero per Is Tostoinus.

Il luogo in cui ci troviamo è una vallata lunga, stretta e più o meno piana, intorno ai 900 metri di quota, che si estende in direzione NE-SO; ai lati settentrionali della valle troviamo alture quasi interamente coperte di bosco (Pizzu Montarbu, Serra Sa Mela, Serra Perdu Isu) ai piedi delle quali per un tratto scorre il Riu Flumini de Tula; sul versante meridionale invece troneggia il grande Taccu Isara (Taquisara), bellissimo variegato tacco calcareo sul cui altipiano si staccano singole cime pietrose.

Il bosco che attraversiamo è molto suggestivo, in alcuni tratti molto fitto, in altri si sviluppa su un terreno cosparso di grosse rocce e un piccolo fiume ci segue sulla destra e ogni tanto si aprono radure dove l’acqua crea piccole pozze; anche qui troviamo numerose mucche al pascolo e anche qualche cavallo, non ci disturbiamo a vicenda ed è piacevole percepire la vitalità del luogo.

Il laghetto col ponticello in pietra.
Un gruppo di cavalli si abbevera nei pressi del laghetto; loro, a differenza delle mucche, si sono dileguati in fretta nel bosco.

In breve giungiamo all’area attrezzata di Is Tostoinus dove l’Ente Forestas ha saputo creare un luogo incantevole predisponendo un laghetto con ponticello in pietra e un’area con un bel pinnettos, tavoli, area barbecue ed una fonte in muratura. Tutto intorno una natura rigogliosa.

Il laghetto di Is Tostoinus e mucche in transito, per quanto non infastidite dalla nostra presenza cercano sempre sentieri alternativi a dove siamo posizionati.
L’ingresso all’area del pinnettos con l’indicazione dei sentieri percorribili tra cui Sentiero delle Aquile che raggiunge le alture del Taccu Isara.
Il pinnettos (aperto e accessibile essendo una sorta di rifugio) è assolutamente a suo agio nel contesto del luogo.

Siamo ovviamente nel posto perfetto dove organizzare un picnic oppure sgranchirci le gambe percorrendo uno dei sentieri a disposizione; io ho optato per una soluzione a metà e ho percorso una mezzora di Sentiero delle Aquile prima di mangiare.

Il Sentiero delle Aquile nella parte iniziale da Is Tostoinus.

Ci stacchiamo velocemente dalla radura su un sentiero fra roccette e vegetazione, acquistiamo un punto di vista più elevato per goderci l’area in cui siamo. Il sentiero approccia il versante centro orientale del grosso massiccio di Taquisara (Taccu Isara), altopiano calcareo con diversi bricchi sopra i 1.000 metri ed il suo punto più elevato, Bruncu Mattedi a 1.066 mt. s.l.m.;

Le alture rocciose del grande compless di Taccu Isara.
A differenza delle alture rocciose e aspre dove si snoda il nostro sentiero, sul versante opposto della valle le colline sono coperte di boschi fittissimi; da sinistra Serra Montarbu, Coa ‘e Mola, Serra Sa Mela e Serra Perdu Isu.
Le pendici orientali di Taccu Isara, più spoglie e rocciose del lato opposto della vallata; in fondo si vede la piana di Perdu Isu, parte nord orientale della vallata.
Punta Genna Oliana, 1.017 mt. s.l.m.

Alla selletta sotto Punta Genna Oliana decido di tornare a Is Tostoinus un po’ per la fame, un po’ per via di alcune nuvole minacciose; prima di proseguire l’itinerario possiamo portarci verso Perdu Isu, la parte nord orientale della vallata praticamente un vasto pascolo di mucche e cavalli ai piedi del Taccu Isara; da qui altri sentieri proseguono per Nuraghe e Serra Perdu Isu, per il Sentiero delle Aquile e per il paesino di Gairo Taquisara.

Perdu Isu, pianoro ai piedi del grande Taccu Isara. Anche questo tratto fa parte del Sentiero Sardegna che arriva qui dalla Foresta Montarbu e prosegue con il Sentiero delle Aquile fino a Gairo Taquisara.

Strada Genna Orruali – Ardasai

La prossima tappa è il Nuraghe Ardasai, in territorio di Seùi; da Genna Orruali riprendiamo la strada proveniente da Gairo Taquisara in direzione nord e dopo 4,5 km siamo al crocevia di Genna Filixi, imbocchiamo la strada asfaltata che sale a sinistra in direzione Perda Liana (indicato) per 5 chilometri ad una quota di 1.000 metri circa; a sinistra la vista spazia sulla lussureggiante valle del Rio Sammuccu che scorre verso la Foresta Montarbu e davanti a noi siamo tornati in vista di Perda Liana, meraviglioso Monumento Naturale al quale ci stiamo avvicinando fino a giungerne alle pendici settentrionali in località Pinningassu, c’è un’area parcheggio ed il sentiero che sale fino ai piedi della Perda.

La valle del Riu Sammuccu che scorre dalle pendici orientali di Perda Liana verso la Foresta Montarbu.
Perda Liana da sud, alle spalle il Gennargentu.

Essendo stato qui più volte oggi non ho previsto la sosta ma, se disponete di un paio d’ore, potete percorrere il sentiero ad anello che gira intorno al tacco e goderne le mille sfaccettature, la vegetazione che cambia a seconda del versante e conseguentemente il panorama circostante sul Gennargentu, il Tonneri e la Foresta di Montarbu (qui un articolo su Perda Liana).

Arcu Correboi, importante passaggio fra Barbagia e Ogliastra vi confluiscono i territori di Villagrande Strisaili, Orgosolo e Fonni.

Passiamo il parcheggio, scendiamo un paio di tornanti e svoltiamo a sinistra sulla strada che incrociamo (è il proseguimento della strada che abbiamo percorso ieri prima di scendere verso il letto del Flumendosa). Costeggiamo l’imponente Monte Tonneri sovrastati dalla grande parete verticale ad una quota poco inferiore ai 1.000 metri; sulla destra possiamo intanto contemplare la vista del Gennargentu, del suo versante orientale fino ad Arcu Correboi, passaggio naturale fra Barbagia e Ogliastra, e del versante meridionale, che abbiamo percorso ieri verso Ruinas; dopo 12 km giungiamo in località Ardasai, all’ingresso dell’omonimo sito nuragico.

A sinistra il Monte Tonneri nel suo punto più alto, Pizzu Margiani Pobusa; nella parte centrale prosegue il profondo corso del Flumendosa; sulla destra il Gennargentu.

Nuraghe Ardasai (Seùi)


Nuraghe Ardasai è posizionato sull’omonimo tacco ad una quota 1.015 metri di fronte a Serra Su Casteddu (la prominenza montuosa più occidentale del Monte Tonneri, anche qui rinvenuti resti di un antico villaggio nuragico) ed in posizione preminente sulla valle del Flumendosa, il Gennargentu meridionale e le montagne di Seùi e Seùlo.

Nuraghe Ardasai, vista della torre.
Il Nuraghe Ardasai è stato eretto sulle sporgenze più elevate del tacco in posizione dominante anche sul pianoro che lo divide da Serra Su Casteddu. A destra possiamo vedere i resti di una delle capanne del villaggio nuragico.

Il Nuraghe Ardasai (XIV/XII secolo AC) è stato eretto direttamente sul suolo calcareo del tacco, così da avere solide fondamenta sulle quali sono stati poggiati i grandi blocchi (calcarei anche questi) che lo costituiscono; è composto dalla torre centrale, parzialmente crollata e con un’altitudine massima di 6 metri e mezzo sul lato est, alla quale è addossato un bastione nel quale sono ricavati due vani ad un livello inferiore rispetto alla torre (in altri nuraghi più complessi al posto di questi vani solitamente erano posizionate delle torri). L’ingresso del mastio immette su un corridoio lungo 4 metri con copertura ad ogiva e dopo il quale si accede alla camera interna vera e propria con copertura a tholos aperta.

Vista del Nuraghe da nord, si nota la parte di cinta muraria dove è ricavato uno dei due vani sottostanti la torre.
Il corridoio d’ingresso con il particolare soffitto a ogiva.
La copertura a tholos risulta aperta, probabilmente in precedenza c’era un secondo piano ricavato con impalcatura lignea.
Vista dall’area pianeggiante sottostante il Nuraghe; a destra Serra Su Casteddu, al centro il grande massiccio calcareo di Monte Tonneri e ancora a sinistra Perda Liana (i 12 km appena percorsi).
Il Nuraghe Ardasai, come spesso capita, è in contatto visivo con altri nuraghe; qui il Nuraghe Ruinas sul Gennargentu (nel cerchio rosso, visitato ieri) a 5 km di distanza e 200 metri più in alto.
Nuraghe Ardasai, panoramica a quasi 180° della visuale verso nord.

Ammirato il Nuraghe e il panorama ci aspetta un ultimo tratto di strada che attraversa la Barbagia Seùese per poi dirigersi in direzione di Seùlo, dove ho deciso di pernottare in un agriturismo vicino alla prossima meta dell’itinerario, ovvero Su Stampu de Su Turrunu, altro incredibile Monumento Naturale al confine fra Seùlo e Sadali.

Da Ardasai a Seùlo

Barbagia Seùese.

Proseguiamo da Ardasai per un chilometro circa fino a Genna Medau dove imbocchiamo la strada che parte a destra e che dirige verso Seùi; dopo 5 km siamo alle pendici sud-occidentali di Bruncu Lareri e notiamo a destra una strada forestale sterrata, con un cartello che la segnala, abbastanza ampia ed in buone condizioni e la imbocchiamo risparmiando parecchi chilometri rispetto a scendere fino a Seùi per poi risalire con la statale.

Località Bruncu Lareri.

La strada forestale rimane sterrata per 1,5 chilometri fino a Arcu Lareri, passo a 1.095 mt. s.l.m. fra Bruncu Lareri e Monte Perdedu e transizione dal territorio di Seùi a quello di Seùlo. La strada diventa asfaltata e prende a scendere attraversando un bel bosco fino all’innesto con la provinciale SP111, a poca distanza dall’agriturismo e dalla meta di domani.

Arcu Lareri (1.095 mt. s.l.m.) e sullo sfondo Monte Perdedu (!.334 mt. s.l.m.).

Su Stampu de Su Turrunu (Seùlo, Sadali)

Al km 6 della SP111 troviamo la deviazione, che imbocchiamo, per Su Stampu de Su Turrunu, Grotte Is Janas e Piscina ‘e Licona (segnalati); proseguiamo sulla stradina asfaltata per circa 800 metri fino a quando giungiamo ai piedi della biglietteria per le Grotte Is Janas (località Ingurtibani) e parcheggiamo. Davanti alla biglietteria una strada sterrata scende nel bosco, è il sentiero che attraversa la Foresta di Addoli e porta a Su Stampu de Su Turrunu.

La Foresta di Addoli è molto intricata, qui una radura sotto un alto sperone di roccia.
Il sentiero attraversa la Foresta di Addoli e in prossimità di Su Stampu arriva a costeggiare un rio che crea cascatelle e piccole piscine.
Il rio locale che costeggia il nostro sentiero.
Pannelli informativi nella radura a poco distanza da Su Stampu.

Il sentiero è in discesa, la foresta intorno è molto intricata, fitta e dopo un quarto d’ora di cammino si presenta un primo bivio sulla destra che mena, a quanto sembra, direttamente all’alveo del torrente che intuiamo, fra la vegetazione, scorrere molto più in basso; tralasciamo questo bivio e proseguiamo, la segnaletica potrebbe essere più chiara, è presente in alcuni punti ma si sono smarrite le frecce della direzione da prendere.. dopo pochi minuti arriviamo ad uno spiazzo con una casermetta/rifugio, un’area picnic ed un pannello informativo per Su Stampu de Su Turrunu; siamo ormai vicini, il sentiero arriva a costeggiare un rio, dopo qualche minuto vediamo apparire il grosso tacco dal quale risorge il rio inghiottito in cima.

Monumento Naturale Su Stampu de Su Turrunu.

E’ inizio ottobre e non ha piovuto quasi per niente quindi l’acqua è al minimo della sua portata ma nonostante ciò lo spettacolo di quest’opera naturale è enorme; il buco (su stampu) dal quale fuoriesce l’acqua inghiottita alla cima del tacco sarà largo almeno 4 metri, sotto di esso si crea una piscina prima che l’acqua torni a scorrere verso valle confluendo dopo qualche decina di metri al rio che avevamo sulla destra del nostro sentiero. Si può immaginare come potrebbe essere la cascata e il fragore dell’acqua in tempi di piogge.

il tunnel scavato dall’acqua sarà profondo qualche metro, difficile intuirlo meglio.
I fenomeno carsici oltre lo scavo del tunnel hanno prodotto anche una sorta di antro coperto dietro la piscina.
Dettaglio del grosso tronco adagiato nella piscina.
Particolare della parete del tacco alla sinistra di Su Stampu.
L’area davanti a Su Stampu de Su Turrunu, a destra il sentiero proveniente da Ingurtibani (il nostro) e a sinistra quello proveniente dalla parte di Sadali.
L’interessante pannello informativo sulla Trota sarda posizionato nel sito di Su Stampu.

Dopo la dovuta contemplazione del Monumento di Su Stampu torniamo sui nostri passi verso Ingurtibani per dirigerci a Sadali, meta finale di questo itinerario. Ci riportiamo sulla SP111 e svoltiamo a destra in direzione del Paese dove giungiamo dopo 7 km.

Sadali

Il paese di Sadali è stato fondato al margine centro orientale di un ampio tacco, nella Barbagia di Seùlo. Il territorio, come quelli vicini di Seùlo e Seùi, è fortemente interessato da fenomeni carsici tipici dell’area dei Tacchi; Sadali, il paese dell’acqua non a caso vista la presenza di numerose sorgenti, fontane e addirittura una bellissima cascata nel centro storico del paese, la Cascata di San Valentino. Dalla fine del 2017 Sadali è entrata a far parte del prestigioso club dei Borghi più belli d’Italia ed in effetti il centro storico è ben tenuto e curato e fa piacere passeggiare fra i vicoli alla scoperta dell’acqua sorgiva o incanalata in fontanelle e piccole vie d’acqua e i numerosi angoli dai quali si aprono le viste sugli orti, sui tacchi e i boschi che li circondano.

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