Il Mesozoico

I Tacchi calcareo-dolomitici del Giurassico medio, tipici del paesaggio ogliastrino; in più di 150 Ma l’erosione ha cancellato buona parte dell’estesissima piattaforma carbonatica giurassica risparmiando alcune formazioni tabulari di svariate dimensioni, come per esempio il solitario tacco minore di Perda Liana (in territorio di Gairo, a sinistra) e l’imponente Monte Tonneri (in territorio di Seùi, a destra), che emergono maestosi dal penepiano ercinico




Nel Mesozoico, e fino all’Eocene medio, la Sardegna è interessata da numerose trasgressioni che in alcuni casi interesseranno tutta l’Isola, con potenti cicli di sedimentazione di piattaforma carbonatica intervallati a minori o locali depositi lagunari, fluvio-lacustri, evaporitici e continentali; nel lasso di tempo di oltre 200 Ma la Sardegna, coerentemente con la sua contiguità con le regioni provenzale e sud-pirenaica, partecipa all’evoluzione del margine continentale sud europeo e subisce deformazioni di modesta entità legate alle Fasi austriaca (fra Cretacico medio e superiore), laramica (fra Cretacico superiore ed Eocene inferiore) e pirenaica dell’Eocene medio.

Triassico

Formazione del Conglomerato del Porticciolo, Triassico inferiore, a centro foto arenarie rossastre a stratificazione incrociata. Cala Viola (Alghero)
La costa a nord di Torre del Porticciolo dove è chiaramente esposta la successione silicoclastica del Permo-Trias di ambiente da alluvionale a lagunare.

Nel Triassico inferiore-medio permane il periodo di continentalità e stabilità tettonica tardo-paleozoica, con gli ultimi eventi effusivi del Ciclo vulcanico calcalcalino identificati nella Nurra a Monte Santa Giusta e nei dintorni del Lago Baratz. Per decine di milioni di anni la forte erosione ha definito uno stato di penepiano generalizzato con la produzione massiccia di sedimenti dalle precedenti formazioni del ciclo ercinico, intercettati e sedimentati in conoidi e piane alluvionali, bacini fluvio-lacustri; queste successioni affiorano nella Nurra (Conglomerati del Porticciolo e Arenarie di Cala Viola), presso Escalaplano e il Lago Mulargia (Gerrei), in Barbagia (Seùi e Seùlo), nell’Arburese e nel Sulcis-Iglesiente. Generalmente il Triassico della Sardegna orientale presenta affioramenti molto limitati e poco potenti e questo fa pensare che buona parte fosse al tempo un alto strutturale persistente.
Dal Triassico medio (Muschelkalk) il mare inizia la sua trasgressione a partire dalla costa occidentale dell’Isola; le relative successioni comprendono calcari e dolomie di piattaforma, più o meno ricche di fossili e bioturazioni e normalmente discordanti sul basamento metamorfico; queste successioni sono ben esposte: nella Nurra (Monte Santa Giusta, Punta del Lavatoio a sud di Alghero, Ghiscera Mala sempre nell’Algherese) dove la successione carbonatica evolve a sedimentazione evaporitica del Keuper (Triassico superiore); a Porto Pino (Sulcis) dove la formazione ha uno spessore di un centinaio di metri; a Scivu nell’Arburese. Anche nella Sardegna centrale, presso Escalaplano, Laconi, Orroli, affiorano, poggianti sul basamento metamorfico, limitate successioni del Triassico medio che partono con argilliti e conglomerati d’ambiente fluvio-lacustre ed evolvono velocemente verso calcari e dolomie di ambiente marino ristretto.

Giurassico e Cretacico

Nel Dogger (Giurassico medio) si ha l’apertura dell’Oceano ligure-piemontese, con l’impostazione del margine passivo sud-europeo.
La Sardegna subisce così una generalizzata trasgressione con l’impostazione di un’ampia, potente piattaforma carbonatica che presenta differenze importanti fra le aree orientali ed occidentali, dovute ad una paleogeografia complessa che ha dato adito alla possibile presenza di un alto strutturale che dividesse i settori orientali da quelli occidentali; i depositi della Sardegna orientale evidenziano un ambiente più aperto e strutturato per la presenza di bacini intrapiattaforma, verosimilmente prospiciente la Tetide alpina, mentre la successione nord occidentale della Nurra, che presenta la successione più completa del periodo, si è deposta in un contesto di mare epicontinentale più protetto. Queste successioni carbonatiche mostrano notevoli affinità sia di litofacies che di biofacies con le serie coeve della regione pirenaico-provenzale.

Punta Gurturgius (Montalbo nord-occidentale); in evidenza il passaggio tra i micasciscti e paragneiss del Complesso metamorfico di medio grado (tratto dove passa la provinciale) e la spettacolare dorsale carbonatica giurassica.

Nel Cretacico inferiore, sia ad E che ad W, fra i depositi calcareo-dolomitici è segnalato un orizzonte sedimentario marnoso e ipoalino corrispondente ad ambienti lacustri e lagunari, con sedimentazione di ambiente paralico caratterizzata da promiscuità di correnti d’acqua dolce e marina che si alternano ed influenzano reciprocamente (Facies purbeckiana).
Fra il Cretacico inferiore e superiore è testimoniata una regressione (Fase austriaca) che nella Nurra si manifesta con un orizzonte bauxitico (corrispondente ad ambiente evaporitico) in leggera discordanza, mentre nella Sardegna orientale coincide con un orizzonte conglomeratico trasgressivo, anch’esso discordante, determinato da una fase regressiva meno incisiva, vista la maggiore prossimità al margine passivo dell’Oceano ligure-piemontese e quindi condizioni più pelagiche. La fine del Cretacico, in seguito probabilmente ai movimenti tettonici della Fase laramica, manifesta una generale regressione che durerà circa 10 milioni di anni fino all’Eocene inferiore.

Perda Liana (1.293 mt. s.l.m. – Gairo), testimone dell’erosione in tempi geologici della copertura carbonatica meso-giurassica, è stato insignito del titolo di monumento naturale nel 1993.

E’ fra il Giurassico medio ed il Cretacico che andrà a formarsi l’ossatura carbonatica sarda, diversificata e spettacolare, ancora oggi fra le più rinomate bellezze dell’Isola:
– nella Sardegna nord-orientale Capo Figari e l’Isola Tavolara emergono fra i graniti della costa gallurese; nelle Baronie si collocano l’imponente Montalbo ed il solitario Monte Tuttavista
– nella Sardegna centro-orientale troviamo il più vasto, potente e diversificato ambiente carbonatico sardo; la costa di Baunei e del Golfo di Orosei con le spettacolari falesie alte centinaia di metri, calette, grotte carsiche come quella del Bue Marino e le bellissime spiagge di Cala Luna, Cala Sisine, Cala Mariolu ma anche l’annesso entroterra ricco di gole, codule e ancora grotte chilometriche; i Supramonte di Urzulei, Orgosolo, Oliena e Dorgali con cime che, superando mediamente i 1.000 metri, raggiungono i 1.500 metri con il Monte Corrasi di Oliena e un territorio segnato da un carsismo spettacolare come nella Gola di Gorropu o la dolina di Su Suercone; i Tacchi dell’Ogliastra, del Sarcidano e della Barbagia che si ergono dal penepiano ercinico con le loro caratteristiche forme tabulari, spesso quasi inaccessibili date le pareti a strapiombo, circondati da rigogliosi boschi e sede anch’essi di intenso carsismo, come nel caso della Grotta di Su Marmuri (Ulassai), di dimensioni imponenti (come il Monte Tonneri, Seùi) e altre volte veri e propri relitti (“testimoni”) limitati ma molto affascinanti come il Monumento naturale Perda Liana (Gairo) o Su Texile (Aritzo), .
– nella Sardegna nord-occidentale, ad Alghero, con lo spettacolare promontorio di Capo Caccia, caratteristico per le falesie a strapiombo, le sue due piccole e inaccessibili Isole Foradada e Piana, e anch’esso ricco di grotte tra le quali quella di Nettuno (visitabile giungendovi via mare oppure a piedi tramite la Escala del Cabriol) e il corrispettivo, seppur minore, promontorio di Punta Giglio che con Capo Caccia chiude il fiordo di Porto Conte.

Sardegna occidentale

L’imponente falesia all’estremità meridionale di Capo Caccia (Alghero), dove ha sede l’omonimo faro, composta dai depositi carbonatici di piattaforma del Cretacico superiore.

Le caratteristiche sedimentologiche, stratigrafiche e paleontologiche della successione giurassico-cretacica della Sardegna occidentale sono molto simili a quelle dell’area pirenaico-provenzale ed è sempre la Nurra la regione che presenta, in continuità stratigrafica sui sedimenti triassici, la successione più completa del periodo, con potenza complessiva dell’ordine di centinaia di metri; seppur limitatamente e con spessori minori, il giurassico-cretacico occidentale è presente anche nel Sulcis a Porto Pino e nel SE dell’Isola di Sant’Antioco.
Gli ambienti di sedimentazione sono tipici di una piattaforma carbonatica e vanno da ambienti lagunari protetti a bassa energia e salinità variabile ad ambienti con energia maggiore; lo spessore della successione giurassica della Nurra, maestosamente evidente nel promontorio di Capo Caccia, è di 800 metri, con calcari dolomitici, oolitici e bioclastici, intercalati a livelli di arenarie a stratificazione incrociata riferibili ad ambienti di litorale e hard ground (fondale marino litificato) con organismi fossilizzati di ambiente lagunare testimonianti frequenti e locali emersioni.
L’alto della successione, a cavallo fra Giurassico e Cretacico, evolve verso depositi di ambienti lagunari-lacustri della Facies Purbeckiana con spessori fra i 30 e i 70 metri di livelli calcarei intercalati da sottili livelli marnosi con alghe lacustri; nel Cretacico inferiore si torna nuovamente ad ambienti di mare aperto e poco profondo, a salinità normale, testimoniati da successioni, spesse fino a 350 metri, monotone e molto omogenee di calcari oolitici e bioclastici e da calcari dolomitici e marnosi con vari ed abbondanti fossili lungo tutta la sezione (Facies Urgoniana).
Nel Cretacico medio si osserva un’interruzione erosiva corrispondente ad una generale emersione correlabile con la Fase austriaca; cospicue porzioni della serie mesozoica sono erose in questa fase e localmente si osservano orizzonti bauxitici (sfruttati anche industrialmente come nei depositi nei dintorni di Olmedo) che rispecchiano condizioni climatiche caldo-umide di tipo tropicale e sub-tropicale. Al Cretacico superiore corrisponde il ritorno a condizioni trasgressive che vanno da mare protetto, con deposizione di calcari micritici, a mare più aperto e ad alta energia, con deposizione di calcari bioclastici, fino ad ambienti che localmente corrispondono a mare più profondo al margine della scarpata. Il Cretacico finale segna quindi il ritorno a condizioni di emersione fino al Paleocene superiore (Fase laramica).

Sardegna Orientale

Su Pitzu de Porcu ‘e Ludu (Jerzu) è un tipico esempio di Tacco ogliastrino residuo della piattaforma carbonatica meso-giurassica che poggia sul penepiano ercinico.

I termini più antichi della successione giurassica della Sardegna orientale poggiano in discordanza sul basamento paleozoico e localmente, nell’area dei Tacchi, al di sopra di paleosuoli determinatisi nella precedente lunga fase di continentalità in clima caldo-umido; la successione completa, potente più di 1.000 metri, è nella parte centro-orientale dell’Isola e permette di constatare tre discontinuità corrispondenti a tre cicli trasgressivo-regressivi separati da superfici di hard ground o superfici di emersione a scala regionale:
Primo ciclo (Giurassico medio); identifica il passaggio da sedimentazione continentale a marina di piattaforma poco profonda e vi appartengono la Formazione di Genna Selole, non sempre presente, e la Formazione di Dorgali; la regressione alla fine del primo ciclo è testimoniata dalla discontinuità (hard ground) al tetto della Formazione di Dorgali.
Secondo ciclo (Giurassico superiore); vi si introduce una marcata differenziazione degli ambienti di deposizione del Golfo di Orosei; la produttività deposizionale va da prevalentemente oolitica a oolitico-bioclastica con ampio sviluppo di margini biocostruiti; vi appartengono la Formazione di Tului, le locali Formazione di Baunei e di Urzulei, i Calcari di S’Adde. Il secondo ciclo termina con una regressione a scala regionale testimoniata da conglomerati a supporto clastico intervallati ciclicamente con sedimentazione di piana di marea (mud-cracks, stromatoliti) rinvenuti al tetto della F.ne di Tului.
Terzo ciclo (a cavallo fra Giurassico superiore e Cretacico inferiore) è riferibile ad un ambiente di retroscogliera con tappeti algali e strutture sedimentarie biocostruite. Vi appartengono la Formazione di Urzulei, i Calcari di S’Adde e la Formazione di Monte Bardia.
Vediamo in dettaglio, le formazioni che si succedono o sono parzialmente eteropiche:
Formazione di Genna Selole; è il termine basale della successione giurassica, discontinuo sia negli affioramenti che nella potenza, composto da conglomerati e arenarie di origine fluviale associati a lenti di argille carboniose e arenarie con resti vegetali di origine lacustre; verso l’alto, la successione passa a depositi di litorale. Il nome deriva dalla località Genna Selole, a NW di Baunei, dove la successione affiora interamente.
Formazione di Dorgali; affiora estesamente nell’area dei Tacchi (Sarcidano, Salto di Quirra, Ogliastra) ed è presente anche nell’area del Montalbo, del Monte Tuttavista e nel Supramonte interno e marino; questa formazione, nella quale sono segnalate varie presenze fossili (brachiopodi, foraminiferi, ammoniti..) è composta alla base da arenarie dolomitiche che evolvono in dolomie brune, compatte, alla sommità e corrisponde ad un ambiente di scogliera.
Formazione di Baunei; è presente nell’area meridionale del Golfo di Orosei, con potenza variabile fra i 30 e i 100 metri, costituita nella parte basale da calcilutiti con presenza di cefalopodi fossili (Belemniti) e verso l’alto da calcilutiti sottilmente stratificate e amalgamate con noduli di selce; il passaggio verso la soprastante F.ne di Monte Tului è abbastanza netto.
Calcari di S’Adde; correlati ad un ambiente di piattaforma esterna, sono costituiti da calcilutiti (calcare compatto a grana fnissima) mal stratificati inferiormente e nettamente stratificati nella parte superiore; affiorano nelle Baronie fra il Monte Tuttavista e Posada.
Formazione di Monte Tului; corrispondente anch’essa ad ambiente di piattaforma esterna, è contraddistinta da un’alternanza regolare, con spessori fino a 120 metri, di calcari micritici (a grana fnissima) e calcareniti oolitiche e bioclastiche; l’associazione fossilifera identifica un periodo risalente al Giurassico medio-superiore.
Formazione di Monte Bardia; parzialmente eteropica con altre formazioni, è la successione stratigrafica finale del Giurassico ed è una tipica formazione di scogliera, ricca di fossili, la cui evoluzione va da ambiente sub-tidale poco profondo, con deposizione di calcari a componente bioclastica, ad ambienti a grande energia con deposizione di calcareniti ben elaborate e ooliti, fino a inter-supratidale, con calcari e calcari marnosi finemente stratificati e con strutture di essiccamento; la formazione termina con una superficie di discontinuità corrispondente ad una lacuna stratigrafica che fa da transizione agli ambienti paralici e salmastri della Facies purbeckiana, nota localmente come Orizzonte di Orudè e datata al Barriasiano (primo piano del Cretacico inferiore), la cui successione consiste in marne e calcareniti marnose.
Al di sopra di questo orizzonte purbeckiano, la successione del Cretacico inferiore è legata ad un ambiente transizionale e di piattaforma esterna poco profonda ad alta energia, con deposizione di calcari argillosi (tra i quali si identificano hard ground) e bioclastici grossolani che evolve in biocalcareniti più fini, non stratificate, fino a calcareniti bioclastiche di ambiente di scogliera coralligena (Facies urgoniana) ; nel periodo meso-cretacico la Sardegna orientale, più prossima al margine passivo dell’Oceano ligure-piemontese rispetto al settore occidentale, risente prima ed in misura minore della regressione legata alla Fase austriaca (che trova equivalenza anche in Provenza) che è più tardiva ed evidente a W. Il Cretacico superiore affiora solo in alcune località (Monte Tuttavista, Monte Uddè nel Supramonte di Oliena, Gorropu) ed è riferibile ad un ambiente di piattaforma esterna prossima alla scarpata (ambiente pelagico).
La fine del Cretacico manifesta una generale regressione che durerà circa 10 milioni di anni fino all’Eocene inferiore, in seguito probabilmente ai movimenti tettonici della Fase laramica.

Le meravigliose falesie della costa di Baunei, imponenti testimoni della piattaforma carbonatica giurassico-cretacica.

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