Punta Foghe (Tresnuraghes)

La particolarissima foce del Riu Mannu a Punta Foghe; dopo essersi scavato il letto per chilometri nell’altopiano vulcanico plio-pleistocenico della Planargia, un ultimo lembo di scogli basaltici forza il fiume a un’ultima curva a gomito prima di sfociare in mare.



Il piccolo promontorio di Punta Foghe, all’estremità meridionale della costa del Comune di Tresnuraghes, è un compendio di bellezze naturalistiche, emergenze geologiche e manufatti storici davvero affascinante, un posto selvaggio dove l’entroterra della macchia a ginepro, lentisco e fico d’india degrada drasticamente verso le aspre scogliere vulcaniche e quindi al mare, transizione accompagnata e mitigata dalla bellezza e placidità del Riu Mannu che sfocia qui in maniera spettacolare.

Un’ardita panoramica dall’estremità della scogliera vulcanica che a mo’ di uncino forza il Riu Mannu a converge a sud prima di sfociare in mare. Sullo sfondo la torre aragonese di Punta Foghe.

Siamo più o meno a metà strada fra Bosa Marina, a nord, e Santa Caterina di Pittinurri, a sud, al confine costiero fra Planargia e Montiferru; la costa è caratterizzata da scarpate, alte fino a 70 e più metri, che l’erosione del mare e delle intemperie mantengono attive da milioni di anni. A Punta Foghe si incontrano le vulcaniti acide oligo-mioceniche della Planargia costiera con le formazioni basaltiche del Ciclo vulcanico plio-pleistocenico caratteristiche del Montiferru.

Capo Nieddu, a sud di Punta Foghe, è alto quasi 70 metri s.l.m. e se ne distingue il rudere della torre aragonese in contatto visivo con quella di Foghe.

La particolarità di Punta Foghe risiede certamente nella conformazione della foce del Riu Mannu che, dopo decine di chilometri lungo i quali ha scavato un canyon tra le dure rocce vulaniche, arriva a sfociare in mare con un brusco cambio di direzione verso sud, a causa della presenza dell’agglomerato scoglioso di Punta Foghe, composto da tenaci basalti che ancora l’erosione non ha eliminato dal suo percorso, impedendo al rio uno sbocco diretto in mare.

Il Riu Mannu scorre infossato in un canyon abbastanza profondo, poco prima di raggiungere il mare; l’ambiente chiaramente fluviale è comunque soggetto ad influenze marine sopratutto durante le forti libecciate.

Un’ampia barriera di ciottoli semisommersa fa da transizione fra le acque marine e fluviali creando un paesaggio davvero caratteristico e molto affascinante che degrada dall’ambiente del canneto caratteristico fluviale agli aspri scogli direttamente lambiti dal mare.

La barriera ciottolosa semisommersa che fa da transizione fra il corso del Riu Mannu e il mare.
Caratteristici blocchi basaltici neri all’estremità di Punta Foghe.

Sulla sommità del capo di Punta Foghe risiede l’omonima torre aragonese eretta verso la fine del 1.500 che, insieme alle torri di Capo Nieddu, a sud, Ischia Ruggia e Columbargia, a nord, sorvegliava non solo un ampio tratto di mare ma anche l’importante accesso all’acqua dolce del Riu Mannu.

La torre aragonese di Punta Foghe e la costa verso nord alla cui estremità è visibile Capo Marrargiu; a metà foto gli Scogli di Corona NIedda.
Torre di Punta Foghe ed il tratto costiero verso sud e Capo Nieddu.

Per raggiungere Punta Foghe si parte dal centro del paese di Tresnuraghes seguendo una stretta strada bitumata comunale (con segnalazioni solo a partire dal Paese) che mena al sito in poco più di 10 chilometri.

Pala di fico d’india con sfondo Capo Nieddu.