Foresta Corongia

By fotosardegna.it

La Foresta Corongia, gestita direttamente dal Comune di Gadoni, si estende su circa 400 Ha nella parte nord orientale dell’ampio tacco giurassico di Santa Sofia (in realtà non sono certo sia il nome ufficiale), grande altopiano al confine fra Sarcidano e Barbagia di Belvì di pertinenza dei comuni di Gadoni, Laconi e Villanova Tulo. Arrivare alla Foresta Corongia è molto semplice: dalla SP52 (in località Passo Ortuabis) si imbocca una strada bianca in buone condizioni con indicazioni per “Funtana Raminosa” e dopo 4,2 km a destra si vede il pannello informativo comunale e l’inizio dello sterrato, che si imbocca raggiungendo dopo 1.700 mt. località Bauzzoni e addentrandosi propriamente nel bellissimo bosco. Qui sotto una mappa dell’itinerario generale.

Ci sono numerose località meritevoli di escursione fra le quali la Grutta de Perdu, Is Breccas, Sa Stiddiosa (scendendo al letto del Flumedosa), le bellissime pareti a strapiombo di Lattinazzu, che includono la spettacolare guglia di Su Campanili; avendo a disposizione solo 2/3 ore ho optato per le incredibili viste di Lattinazzu che da sole meritano assolutamente di venire fino a qui. Da Bauzzoni (dove eventualmente si può parcheggiare per proseguire a piedi) continuiamo lungo lo sterrato che si snoda nel bosco fino a vedere, dopo un paio di chilometri, sulla destra un segnale in legno che indica per Su Campanili; qui parcheggiamo e ci addentriamo nel bosco (alla sinistra della strada) senza seguire particolare sentiero essendo il bordo dell’altopiano a poche decine di metri, nonostante non sia visibile oltre il fitto bosco anche se a tratti si intuisce sullo sfondo fra gli alberi il colore del cielo.

Il parapetto naturale fra il bosco e lo strapiombo di Lattinazzu.

Camminiamo nella selva di lecci e sul morbido terreno completamente ricoperto di foglie, incontrando anche corbezzoli e ginepri man mano che ci avviciniamo al bordo del tacco. Teniamo bene a mente che stiamo approcciando un ciglio a strapiombo e che d’ora in poi dovremo mantenere un’attenzione massima perchè il terreno coperto di foglie può essere scivoloso e la roccia calcarea, molto fratturata e levigata, in alcuni punti può essere cedevole. Si arriva in breve ad una sorta di alto parapetto naturale costituito da blocchi rocciosi calcarei che l’erosione di 150 milioni di anni ha intensamente fratturato e levigato così che ora sembrano tanti pacchi di varie dimensioni accatastati uno sull’altro; preso da una curiosità irrefrenabile ho approcciato subito un gruppo di roccette salendo un paio di metri per vedere oltre.

Nonostante la presenza di alberelli di ginepro e di corbezzolo attorno a me, la vista è pazzesca: le pareti verticali di Lattinazzu strapiombano per 130 metri e più fino a raccordarsi con i fianchi inclinati formati dalle tenaci rocce vulcaniche ordoviciane nelle quali il Flumendosa, che vediamo scorrere circa 450 metri sotto di noi, ha scavato il suo canyon. Dall’alta parte della gola si ammirano i tacchi di Seulo, fra i quali il caratteristico Pizzu de Toni, e sullo sfondo il Monte Perdedu; essendo il punto in cui mi trovo un po’ sacrificato per via degli arbusti, e non avendo inoltre visibilità di Su Campanili se non sporgendomi troppo, decido di dirigermi poco più a nord dove il bastione calcareo ha una prominenza dalla quale sono sicuro si possa avere una vista generale migliore. Il parapetto roccioso è in realtà discontinuo e si aprono varchi dai quali, con cautela, ci si avvicina allo strapiombo e si ha una vista ottimale della splendida bastionata calcarea.

Lattinazzu, il Flumendosa, i tacchi di Seulo e, sullo sfondo, Monte Perdedu.

Mappa dettagliata del percorso lungo i vari punti di vista.

Finalmente trovo un varco accessibile dal quale con cautela raggiungo un piccolo balconcino roccioso dal quale ho la prima vista completa e spettacolare di Lattinazzu e di Su Campanili, che sta proprio davanti a me, poco più in basso, in tutto il suo splendore. La guglia è l’incredibile prodotto dell’erosione che ha fatto in modo di lasciare questo enorme pinnacolo, alto 80 metri, ergersi solitario a pochi metri di distanza dalla parete calcarea alla quale un tempo era probabilmente solidale.

La spettacolare guglia calcarea Su Campanili.

Su Campanili poggia su una sorta di piedistallo che si erge dalla boscaglia sottostante; la forma, stretta alla base e larga verso l’alto, è molto particolare e composita tanto che la si può tranquillamente vedere come una statua naturale, a seconda della prospettiva a me ricorda una mano che indica verso il cielo oppure una mano che alza il dito medio.. vista da sud sembrerebbe anche un druido, insomma è una scultura a tutto tondo che la natura si è voluta regalare posizionandola tra l’altro nell’eccezionale contesto circostante.
Nella foto aerea qui a lato si vede bene tutto Su Campanili, dalla base alla cima, e come è posizionato rispetto alle pareti del tacco; si nota anche la rigogliosità del bosco che continua anche nelle pendenze al di sotto del tacco, fino al Flumendosa, e come le pareti stesse di Lattinazzu non siano in realtà piatte ma anzi decisamente frastagliate, con guglie minori addossate ad essa una fianco all’altra.

Su Campanili, foto aerea.
Dettaglio delle pareti di Lattinazzu dove se ne riconosce la conformazione frastagliata, con molte guglie addossate alla parete.

Dal punto in cui mi trovo ho inoltre una vista ampia e profonda sul quadrante orientale: da nord verso le pendici occidentali del Gennargentu, con risalto alla grande mole del Monte Funtana Cungiada; fra nord-est e est l’ampio tacco di Seulo col già menzionato Pizzu de Toni; in direzione sud-est il Monte di Santa Vittoria, le propaggini più meridionali del Gennargentu; inoltre è possibile ammirare un lungo tratto del corso del Flumendosa che ancheggia fra le pendici vulcaniche che ancora non è riuscito ad erodere.

Il corso del Flumendosa verso sud, ai piedi dei bellissimi tacchi di Seulo.

Non pago delle bellissime viste, mi dirigo in direzione sud tornando sui miei passi e proseguendo 2/300 mt lungo il bordo fino a quando trovo un ottimo punto di osservazione dal quale ho una vista da una prospettiva opposta rispetto a poco fa e sempre altamente spettacolare su Lattinazzu, Su Campanili, Gola del Flumendosa e monti occidentali del Gennargentu.
Nonostante il poco tempo a disposizione ho fatto il pieno di viste superbe di questa parte di Barbagia e ammirato le spettacolari pareti di Lattinazzu e Su Campanili e per questo consiglio vivamente una deviazione perchè ne vale assolutamente la pena.

Il Flumendosa.
Pizzu de Toni e sullo sfondo Punta Lamarmora.
Foresta Corongia, vista aerea verso nord.
Foresta Corongiu e pareti di Lattinazzu con Su Campanili, vista verso sud.

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