Itinerario nel Monteacuto

By fotosardegna.it
Vista dal Monte Lerno verso nord.

Monteacuto: terra di graniti, foreste, acqua e vento

Ho pianificato questo itinerario per conoscere e fotografare una zona della Sardegna che non avevo ancora avuto occasione di approfondire, ma della quale conoscevo le bellezze naturali e le peculiarità geologiche: il Monteacuto.

Ho scelto di dedicarci due giorni, durante il mese di agosto 2021, così da poter avere più tempo per soste, deviazioni, improvvisazioni e brevi escursioni a piedi; inoltre, essendo un percorso ad hoc, occorre badare spesso alla direzione del tracciato e i lunghi tratti sterrati, sebbene non impegnativi, abbassano la velocità media di percorrenza.
Il tracciato si svolge nei territori di Oschiri (parte iniziale), Pattada, Buddusò, Alà dei Sardi e Bitti; si percorrono quasi esclusivamente strade locali o forestali per una lunghezza di circa 130 km totali di cui 80 km sono strade sterrate (alcuni tratti sono inseriti nel tracciato del Rally di Sardegna) che sebbene in condizioni decenti, almeno in periodi non piovosi, necessitano comunque di un’auto alta, anche se non necessariamente 4×4.

Pista forestale (Oschiri).

Una delle particolarità di questo percorso è il susseguirsi, nel breve tempo e spazio, di luoghi estremamente panoramici (quote fino gli oltre mille metri) intervallati da fitte ed estese foreste demaniali con laghetti, fonti e numerosi rii alcuni dei quali hanno scavato profonde valli e gole che attraverseremo. Il vento, specie nelle aree più alte o meno boschive, è quasi sempre presente e spesso forte, diventando un suono dominante che si associa al paesaggio declinandosi diversamente sulle alture e i passi rispetto o dentro la foresta.

Le prime alture granitiche nel tratto di Oschiri.

Il tragitto del primo giorno (quasi interamente su sterrato) si svolge nelle alture e nelle foreste tra il Monte Lerno e i Monti di Buddusò, prevede una deviazione per la visita al paesino disabitato di Tandalò e termina all’agriturismo Santa Reparata, presso Buddusò; il tragitto del secondo giorno, più articolato, si svolge inizialmente fra le alture di Alà dei Sardi (strada cementata), con breve trekking al Complesso nuragico di Sos Nurattolos (inclusa veloce ascesa al passo poco sotto Punta Senalonga), prosegue con la discesa a Badde Suelzu (strada sterrata) e quindi, dopo uno spostamento di circa 15 km su statale e provinciali, si passa definitivamente su sterrato per la discesa al canyon del Rio Altana/Rio S’Aragona, da qui alla cima di Monte Prammas, quindi si attraversa la Foresta di Crastazza-Tepilora fino al Nuraghe Loelle poco ad est di Buddusò; come tappa opzionale per chiudere l’itinerario si può proseguire allungandosi brevemente per visitare l’Area archeologica nuragica Romanzesu, un esempio unico di architettura sacra nuragica.

Dal punto di vista geologico, le formazioni rocciose dell’area che attraverseremo appartengono agli affioramenti del batolite sardo-corso, un gigantesco corpo plutonico granitoide che si mise in posto, intrudendo il basamento metamorfico, fra il Carbonifero superiore ed il Permiano, nella fase finale del Ciclo ercinico; a livello petrografico queste formazioni rocciose sono composte da leucograniti, ovvero graniti il cui colore grigio-biancastro è dovuto alla minore presenza di componenti mafici, generalmente di colore scuro. Da più di 250 milioni di anni l’erosione ha intaccato incessantemente la superficie del batolite man mano che questo veniva esposto agli agenti atmosferici i quali, ad oggi, hanno creato le forme che caratterizzano il paesaggio determinandone da un lato l’aspetto aspro e rude nelle numerose alture denudate, dall’altro l’aspetto scenografico e scultoreo per via degli ammassi rocciosi, grandi e piccoli, che emergono dalla vegetazione come stravaganti oggetti simili ad opere d’arte futurista.

Forme assunte dal granito spuntano fra la macchia bassa.

Itinerario del primo giorno

(per una comprensione più completa fare riferimento alla mappa in alto che riporta con pin gialli i punti indicati con * nell’articolo)

Ponte sul Rio Mannu (Oschiri).

Alle spalle della Stazione di Oschiri (*) si imbocca una stretta stradina locale, asfaltata ma a tratti malconcia, che dopo poco più di 3km (*) attraversa tramite un ponticello in cemento il Rio Mannu, importante rio che nasce nei pressi di Buddusò e che forma prima il Lago Lerno e in seguito si immette nel Fiume Coghinas a valle dell’omonimo lago; percorsi altri duecento metri l’asfalto cessa e si passa allo sterrato che ci accompagnerà per i prossimi 50 km circa. Entro breve entriamo (senza segnalazione) nell’area della Foresta Su Filigosu; il tracciato sale gradualmente tra la bassa macchia mediterranea ed il rimboschimento forestale a pineta mentre il paesaggio circostante mostra sempre più chiaramente i già citati connotati granitici caratteristici di questa zona montana del Monteacuto; durante l’ascesa alle nostre spalle si aprono ampie vedute sulla vasta piana tettonica di Chilivani Berchidda ed in particolare sul Lago Coghinas e sul Massiccio del Limbara; dietro le alture cominciamo a vedere gli imponenti aerogeneratori del Parco eolico di Buddusò – Alà dei Sardi che ci accompagneranno quasi ovunque nell’area montana fino alla discesa per Badde Suelzu.

Monte Limbara.
Lago Coghinas.

Dopo 13 km totali dalla stazione siamo nei pressi di Punta Juanne Osile (821 mt slm) che vediamo poco a S di noi e dove convergono i confini comunali di Oschiri, Pattada e Buddusò; da qui entriamo (senza segnalazione) nella Foresta demaniale di Monte Lerno che si estende per più di 2.800 ettari attorno al monte da cui prende il nome; è una foresta molto rigogliosa e fitta dove, almeno visivamente, prevale il rimboschimento a pineta ma è ben sviluppata anche la macchia arborea sarda con leccio e sughera, corbezzolo, fillirea oltre a tutte le specie più arbustive.
Da questo punto deviamo sullo sterrato che si diparte a destra trasversalmente alla nostra strada, allunghiamo di qualche km il percorso (5,5 km rispetto ai 2 km del percorso se fossimo proseguiti dritti) ma godiamo di belle viste sulla piana del Lago Coghinas, le ultime alture occidentali del Monteacuto verso il Goceano e ancora il versante settentrionale del Monte Lerno, unico punto in cui possiamo vedere il monte nella sua interezza in questo itinerario.

Le alture occidentali del Monteacuto e la piana del Lago Coghinas.
Vedetta antincendio di Monte Sas Crabas.
Versante settentrionale del Monte Lerno in cui si nota l’ampio profilo della sommità.

Ricongiunte le due diramazioni, in meno di un km si raggiunge l’area sosta di Iscialzos (*), ben tenuta e attrezzata con diversi grossi tavoli e sedute in granito, piazzola per il fuoco e addirittura piccola legnaia; l’area è ombreggiata da diversi esemplari di nocciolo, corbezzolo e leccio ed è presente una piccola fonte (segnalata). Una breve nota: queste belle e curate aree di sosta attrezzate sono presenti ovunque nelle foreste e nei boschi dell’Isola, anche in aree di grandissimo pregio, in quanto rispecchiano l’antica tradizione popolare degli spuntini in campagna; la realizzazione e la possibilità di un loro utilizzo si basa sul grande senso di responsabilità e sulle capacità di chi si accinge a farsi una bella arrostita, magari ad agosto, sapendo esattamente se le condizioni climatiche lo permettono e prendendo ogni tipo di precauzione affinchè nemmeno un piccolo lapillo esca dal braciere!

Iscialzos, grandi tavoli di granito all’ombra dei noccioli.
La piccola fonte di Iscialzos.

Proseguendo da Iscialzos, dopo 1.800 metri (*) vediamo un grosso blocco di granito che indica alla nostra sinistra per Sos Vanzos – Sa Conchedda; uno sterratino in breve porta all’ameno laghetto artificiale circondato dal bosco e creato grazie allo sbarramento del Riu Sos Vanzos tramite una piccola diga in materiali sciolti sulla quale passa anche lo sterrato.

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