Itinerario nel Monteacuto

By fotosardegna.it

Ritornati alla strada principale si prosegue per 600 mt fino ad incontrare sulla destra un grosso masso di granito che indica “Rode” e un cartello che manda a una Fonte (*); deviamo per il relativo sterrato che ci permetterà in breve di accedere alla cima del Monte Lerno (nel caso il tempo non fosse eccezionale per salire alla cima si può evitare la deviazione e proseguire per meno di 300 metri ricongiungendosi con il percorso che giunge dalla cima e prendendo quindi a sinistra per costeggiare il lago Sa Jona). Lo sterrato sale appena per i primi 1.800 mt fino alla deviazione a gomito che troviamo sulla sinistra (*), la prendiamo salendo più in fretta di quota e dopo 1.600 mt arriviamo ad un muretto a secco attraversato dalla nostra strada e da qui (*) alla nostra destra parte l’ultimo tratto verso la cima di Monte Lerno.

Nel breve tratto di 700 mt verso la cima potrebbe essere comodo il 4×4, io l’ho inserito in alcuni limitati punti per via del fondo misto con blocchi, pietrame e solchi abbastanza profondi; In alternativa, visto la breve distanza da compiere, si può andare a piedi lasciando la macchina subito dopo il muretto a secco. Giungiamo quindi in cima, poco sotto i 1.094 mt che è la massima altezza, dove sono posizionate le due grandi antenne TLC; il Monte Lerno non ha una cima ben definita ma piuttosto una sommità a panettone con alture minori, ammassi granitici di varie dimensioni circondati dalla vegetazione e quindi la visuale, almeno in questo punto, non raggiunge nemmeno 180° ma, nonostante questo, si godono ampie vedute che giungono fino al Montalbo, al Monte Corrasi e al Gennargentu verso sud e i monti del Goceano e Marghine verso ovest.

La parte finale dello sterrato un po’ malmesso per la cima del Monte Lerno, di cui si vedono le due antenne TLC.
Panorama fra SE e SO dal Monte Lerno; a sinistra Buddusò con alle spalle il Montalbo, al centro si intravedono il Corrasi e il Gennargentu, sulla destra i monti del Goceano con Punta Rasu.
Lago Lerno.
Buddusò fra le sue cave di granito; alle spalle il Montalbo.

Ridiscesi dalla cima ritorniamo al muretto a secco che varchiamo; inizia un tratto in discesa nella cui prima parte possiamo ammirare il Lago Lerno alle pendici del monte e alle spalle le montagne del Goceano; in breve, all’altezza della vedetta antincendio di Punta Balestrieri, raggiungiamo un tratto molto famoso del Rally di Sardegna, un salto molto noto agli appassionati, il Micky’s Jump. Dopo 1.200 mt dal muretto ci inseriamo in uno sterrato a noi trasversale svoltando a sinistra (*) e dopo 1,5 km siamo a Sa Jone; l’omonimo laghetto è incantevole, molto caratteristico anche per via della piccola isoletta coperta di alberi davvero sembra più un paesaggio canadese che sardo!
Continuando per circa 200 mt ci ricongiungiamo con la strada sterrata che avevamo lasciato per la salita a Monte Lerno (*) e giriamo quindi a destra per dirigerci verso Tandalò.

Micky’s Jump a P.ta Balestrieri.
Lago Sa Jone, la piccola isoletta.
Lago Sa Jone.
Vista “canadese” del Lago Sa Jone.

Percorriamo un ultimo tratto di 1.100 mt all’interno della Foresta di Monte Lerno fino ad arrivare ad un cancello (*), solitamente aperto e comunque apribile, che segna il confine fra il territorio di Pattada e quello di Buddusò; da ora in avanti transiteremo nel territorio di quest’ultimo e in particolare percorreremo le sterrate di servizio (in buone condizioni) del Parco eolico di Buddusò e Alà dei Sardi, i cui immensi aerogeneratori, dal rumore un po’ sinistro, sono diventati indiscussi protagonisti del paesaggio montano di cresta del Monteacuto.
Percorriamo 8 chilometri scarsi prima del bivio per Tandalò, badando a mantenerci sul giusto percorso in quanto, dovendo di fatto attraversare tutto il tratto montano di Buddusò senza alcun riferimento, abbiamo tre punti di svolte decisivi (*) da monitorare prima di oltrepassare un cancello (*), anche questo aperto o apribile, circa 800 metri prima del bivio per Tandalò; l’ausilio della mappa a inizio articolo è molto più eloquente.

Riu di Tandalò.

La deviazione per Tandalò è in corrispondenza di una grossa cunetta di terra con la strada che si diparte a destra e sinistra, prendiamo quest’ultima e ci dirigiamo al paesino percorrendo per 2 km uno sterrato che segue il corso sinuoso del Riu di Tandalò, a mezza costa di verdi alture fra le quali spuntano gli immancabili ammassi scenografici di granito; giunti a una casupola, a lato di una curva, siamo in vista, più in basso, del villaggio. Tandalò era stato fondato da allevatori e carbonai che lavoravano in quei territori e che pensarono così di stabilirvisi; ma le difficilissime condizioni logistiche di collegamento con i paesi circostanti aumentò il senso di isolamento fino a quando gli abitanti decisero di abbandonarlo, gli ultimi intorno agli anni ’70 del ‘900. Attualmente si arriva qui abbastanza agevolmente con gli sterrati che abbiamo percorso (e che un tempo non c’erano) ma il senso di isolamento di allora lo si può ben comprendere; tuttavia, oggi prende il sopravvento la bellezza, il silenzio del luogo e il contesto naturalistico che lo avvolge.

Tandalò, Chiesa di San Giuseppe; sulla destra la strada dalla quale proveniamo.
I due lecci secolari nella piazza di Tandalò.

La piacevolezza che si prova a girovagare per Tandalò è indubbiamente legata al fatto che il paesino, per quanto abbandonato, non è in rovina o in stato di degrado, anzi; tutte le costruzioni sono in pregevole granito locale, le casette e la chiesetta campestre di San Giuseppe sono ristrutturate e gli spazi del paese, benchè la vegetazione si sia riappropriata di una certa parte, risultano ancora delineati e non deteriorati; queste evidenze indicano che il luogo non è lasciato al suo destino ma viene tuttora vissuto e rispettato dai proprietari che lo mantengono in vita quasi come fosse un museo a cielo aperto.
La piazza è una sorta di ampia radura che affaccia sul corso del rio, che scorre più in basso, e una delle cose che si notano decisamente sono i due esemplari centenari di leccio, maestosi, sotto i quali stanno lunghe tavolate con sedute in granito, evocative di momenti di aggregazione che ancora appartengono al luogo.

Di fronte alla chiesetta, nella quale viene officiata messa due volte l’anno, è stato edificato un altare esterno al di sotto di un pergolato in tegole e poco lontano ci sono altre due costruzioni in granito, ben tenute; tramite un sentiero fra la vegetazione, dalla parte opposta della piazza rispetto alla chiesetta, si sale per pochi metri sul versante della collina dove sono edificate altre abitazioni tra le quali un piccolo e caratteristico pinnettos con il tetto in tegole, una veranda con tavoli e sedute e un grande caminetto; alcune esposizioni o composizioni di oggetti di lavoro quotidiano corredano gli spazi esterni di questa parte del borgo. Da questo punto sopraelevato si ha una visione di più ampio respiro di Tandalò e sopratutto del contesto naturale in cui fu fondato e non si può fare a meno di constatarne ancora fascino e bellezza.

Parco eolico di Buddusò e Alà dei Sardi, crinale settentrionale.

Lasciamo le belle impressioni di Tandalò e ci riportiamo sul tracciato principale per procedere nell’ultimo tratto che chiude la giornata; risaliamo la valle per due chilometri e alla grande cunetta svoltiamo a sinistra, raggiungendo dapprima un ovile (*) e poi salendo velocemente in poche curve fino al crinale settentrionale dei Monti di Buddusò (*), nel parco eolico dove sono allineate decine di aerogeneratori. Ci muoviamo in un paesaggio piuttosto rude, fra alture tondeggianti con apici rocciosi, grandi blocchi granitici fra la vegetazione molto bassa ed un vento continuo; l’ampiezza di questi spazi riscuote comunque il suo fascino, anche le stesse pale eoliche (sebbene qui siano davvero tantissime) si conformano al panorama, sembrano decine di guerrieri schierati; inoltre, guardando verso nord non possiamo fare a meno di ammirare il massiccio del Limbara, che qui apprezziamo meglio che precedentemente scorgendo anche il paese di Berchidda ai suoi piedi.

Monte Limbara, sulla sinistra il paese di Berchidda.

Dall’inizio del tracciato sulla cresta (*) percorriamo 3,6 km fino ad un punto in cui convergono più strade (*) nel quale a destra e sinistra le sterrate portano a singole pale eoliche mentre fronte a noi la strada si divide: a sinistra prosegue in quota verso l’area del Parco eolico di Alà dei Sardi (che attraverseremo nella tappa di domani) mentre dritto/a destra si scende in direzione di Buddusò, ed è questa la strada sulla quale proseguiamo. Lo sterrato discende gradualmente dalle alture fino a diventare, dopo 2.700 mt dal quadrivio (*), una stradina asfaltata che prosegue in penepiano in un bellissimo paesaggio di sughere fino ad immettersi, dopo 7 km, nella SS389 che imbocchiamo verso sinistra raggiungendo in due chilometri l’ingresso dell’Agriturismo Santa Reparata, (*) sulla sinistra. Cito l’agriturismo che ho scelto, cosa che non faccio credo mai, perchè io stesso l’ho trovato citato in una bellissima pubblicazione a me molto cara, Sentiero Sardegna (di Salvatore Dedola ed edito da Carlo Delfino Editore) e mi ero riproposto di venirci alla prima occasione; sono rimasto talmente soddisfatto della scelta (per posizione, pulizia, comfort, cena e colazione ovviamente ma anche per la bellissima piscina ricavata nel granito in una piccola ex cava!) che mi sono riproposto di citarlo a mia volta.
Nell’itinerario odierno abbiamo percorso in totale circa 60 km di cui 46 km di sterrato, incluse le deviazioni per Sos Vanzos, la cima del Monte Lerno e Tandalò.

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