Sito archeologico nuragico Romanzesu

By fotosardegna.it

L’Area archeologica di Romanzesu è sita in agro di Bitti, nel vasto altopiano granitico che caratterizza (insieme a quello di Buddusò e Alà dei Sardi) un’ampia area del Monteacuto.
E’ un Santuario monumentale nuragico di rilevantissima importanza per la presenza di reperti architettonici unici per tipologia, dimensione e complessità; il Sito è inoltre impreziosito dal fatto di essere immerso in una sughereta meravigliosa.
Le prime notizie di ritrovamenti risalgono al Tamarelli nel 1919, ma i veri e propri scavi archeologici sono avvenuti in varie fasi fra il 1988 ed il 2001 ed hanno interessato l’area oggi riportata alla luce che comprende: un Recinto Cultuale o Labirinto nuragico, un Pozzo Sacro con annesso grande spazio cerimoniale suddiviso in ambienti (Vasca cerimoniale) delimitati da gradinate, due Templi a Megaron, un grande Tempio Heroon, una imponente Capanna a Settori, cinque Capanne delle Riunioni e varie capanne minori; ad oggi rimane un’altra ampia area (circa 5 ettari) che si spera dovrà in futuro essere interessata da ulteriori scavi archeologici.
Sebbene non sia noto il momento della fondazione del Complesso sacro, gli studiosi ne individuano il periodo di massimo splendore fra il Bronzo Medio e la prima Età del Ferro, quando il Santuario doveva essere un importantissimo punto di riferimento per le genti del vasto territorio circostante.
Romanzesu è un tassello fondamentale per meglio inquadrare l’eclitticità dell’architettura nuragica, specchio delle capacità e delle aspirazioni di una Civiltà evoluta e fortemente radicata nel territorio.

All’ingresso del sito è posizionata una grande installazione con alcuni pannelli infografici molto interessanti.

L’accesso all’Area archeologica è a pagamento (4€ ad agosto 2021) ed è soggetto ad orari di apertura che è bene consultare prima di recarvisi, specialmente fuori stagione; inoltre, ho dovuto mostrare il green-pass per l’accesso nonostante fosse all’aperto, è da tenerne conto per non farsi trovare eventualmente impreparati. La cooperativa che gestisce il sito è molto ben organizzata, preparata e disponibile e fornisce al visitatore una mappa e una brochure plastificate utili ad informarsi sui vari monumenti lungo il sentiero (sono da restituire a fine visita, ma si possono fotografare se le si vuole rileggere in un secondo momento anche se è disponibile un APP gratuita nella quale oltre al materiale informativo si può usufruire di un’audio guida); il sito archeologico è molto ampio, decisamente ben tenuto e inoltre è interamente immerso in una meravigliosa foresta di sughere che aggiunge un’aura tutta particolare al luogo. Il giudizio sul sito ancor prima della visita ai reperti veri e propri è del tutto positivo.

Inizio del percorso.
Tratto del percorso fra le sughere.

Veniamo quindi all’Area archeologica di Romanzesu e alle costruzioni che vi fanno parte; per non ripetermi altre le volte, lo dico subito: è una meraviglia, uno dei siti più belli che ho visto in Sardegna, sono rimasto impressionato dalle tipologie di costruzioni e dalla loro peculiarità, da alcune soluzioni architettoniche che non mi è mai capitato di vedere in altri siti nuragici sia in termini assoluti che per dimensioni o complessità. Come si vede nella mappa a lato (dalla brochure fornita all’ingresso) le varie costruzioni sono disposte per il lungo (su una distanza di 200 metri) e viene proposto un percorso, una sorta di anello, che permette di vedere tutti i reperti, senza disperdersi nell’area del sito che rimane comunque abbastanza delimitata ma la presenza di tutte queste sughere può far perdere non certo l’orientamento ma magari qualche manufatto, specialmente quello indicato come ultimo da visitare.
Romanzesu è definito Santuario nuragico in quanto il numero e la tipologia delle strutture al momento rinvenute, insieme a dimensione e complessità delle stesse, lo fanno ritenere un rilevante luogo di aggregazione per le numerose genti che vivevano nell’ampio territorio circostante e che qui si riunivano per celebrare le divinità nuragiche universalmente condivise e riconosciute; inoltre, la presenza di numerose e grandi capanne munite di sedili perimetrali e focolare a centro stanza, rafforza la tesi che unitamente alle celebrazioni e ai rituali religiosi, ma anche propiziati da essi, avvenissero incontri e riunioni per discutere di affari di rilievo fra abitanti di diverse contrade.

La prima struttura che troviamo lungo il percorso è il così detto Labirinto nuragico o Recinto cultuale; ed è un inizio importante perchè un’architettura simile, fino ad ora, non è mai stata rinvenuta in Sardegna.
Stiamo purtroppo parlando di quello che resta del manufatto (a causa dei numerosi scavi clandestini avvenuti in passato che hanno notevolmente sconvolto la struttura) ovvero le primissime file di blocchi sovrapposti delle mura che ricalcano la pianta generale della struttura; nonostante ciò, quello che gli scavi e la pazienza degli archeologi nel riposizionare le parti sconquassate hanno riportato alla luce rivela una struttura davvero emblematica, per le conoscenze maturate nel campo della cultura nuragica fino al momento.

Il Labirinto nuragico; nella foto risaltano le mura concentriche.
Dettaglio della camera interno del Labirinto nuragico.

Il Labirinto nuragico è composto da una cinta muraria ellissoide esterna, di maggior spessore rispetto alle mura interne, dalla quale si accede, con ingresso rivolto ad est, al primo corridoio circolare contenuto fra il muro esterno ed un primo muro interno, anch’esso in pianta circolare. In questo primo muro interno vi è un ingresso, posto a sud-ovest, tramite il quale si accede ad un secondo corridoio circolare dal quale si accede, con ingresso rivolto ad est, alla camera centrale, parzialmente lastricata, indubbiamente il fulcro cultuale di tutto l’edificio. Si possono fare congetture sul tipo di copertura posseduta da questo edificio; considerando che la camera centrale dovesse essere coperta, è probabile che lo spessore del muro esterno indichi una necessità strutturale che potrebbe essere rivolta tanto a garantire una certa altezza dell’edificio quanto ad una sua copertura.

Labirinto nuragico o Recinto cultuale; dettaglio dell’ingresso.
Vista da nord, dettaglio sulla disposizione delle mura interne.

In stretta prossimità del Labirinto vi sono tre capanne, due a pianta circolare, di cui una con focolare addossato alla parete, ed una a pianta ovale, di grandi dimensioni; ricordiamo l’importante presenza, all’interno di un complesso ad alta vocazione sacrale, delle capanne dove avvenivano probabilmente incontri, riunioni, risoluzioni di dispute, alleanze e quant’altro, propiziati dalla sacralità del luogo.

Vista della grande Capanna ovale nei pressi del Labirinto nuragico.
Dettaglio del muro nel quale è posizionata una nicchia.

Alla destra del Labirinto nuragico, dall’altra parte del sentierino, troviamo un bellissimo Tempio a Megaron (A), il primo dei due rinvenuti nel sito; i templi a Megaron rinvenuti in Sardegna devono questo appellativo alla somiglianza architettonica con i coevi templi (Età del Bronzo) della Grecia e dell’Anatolia e sono caratterizzati dal prolungamento (detto “in antis”) delle mura dei lati lunghi oltre la facciata ed il lato posteriore; nella parte frontale va così a formarsi un vestibolo che a sua volta poteva essere racchiuso frontalmente da muretti. Gli scavi e lo studio del manufatto di Romanzesu, che risulta in buone condizioni nonostante i passati scavi clandestini, hanno permesso di identificare tre fasi distinte di costruzione e modifica della parte frontale del tempio, ampliata con la posa di un muro che effettivamente andava a chiudere l’area del vestibolo; nella camera centrale si nota una sorta di bancone o seduta addossato alle pareti e sono ancora leggibili alcune limitate porzioni della pavimentazione in argilla.

Tempio a Megaron (A), si nota molto bene il vestibolo anteriore che è stato racchiuso frontalmente (nell’ultima fase di modifiche) da un muro semi circolare.
Tempio a Megaron (A): vista della camera interna e del lungo bancone o seduta accostato alla parete interna.
Tempio a Megaron (A): lato posteriore dov è evidente il prolungamento “in antis” delle mura laterali.

Riprendiamo il sentierino per un breve e suggestivo tratto immerso fra le sughere e raggiungiamo la seconda parte del sito archeologico, che comprende delle strutture davvero impressionanti per dimensione, architettura e particolarità nel contesto dei ritrovamenti nuragici.
Alla sinistra del sentiero ci approcciamo innanzitutto alla così detta Capanna a settori, un grande ed articolato edificio a pianta più o meno ovale (lunghezza massima circa 18 metri) il cui perimetro esterno è formato sia dai classici blocchi sovrapposti che da grosse pietre piatte conficcate a lama nel suolo.

Capanna a settori, vista dal lato settentrionale; in primo piano l’ambiente C del quale si nota la seduta a ferro di cavallo.

Internamente questa grande struttura è suddivisa in tre vani (A, B, C) che affacciano su un ampio cortile; durante gli scavi nelle camere B e C è stato rilevato un livello della pavimentazione di colore nero e ricco di frammenti lignei bruciati, la qual cosa ha fatto ipotizzare che sia avvenuto un devastante incendio del tetto in legno poi crollato, con la distruzione degli ambienti sottostanti; questo livello nero non è stato ritrovato nella parte considerata il cortile e che quindi doveva essere a cielo aperto. Da notare all’interno dei vani C (il più grande) e B il posizionamento di sedute a forma di ferro di cavallo e che numerose nicchie sono state ricavate all’interno delle mura.

Capanna a settori, vano C, dettaglio della seduta a ferro di cavallo; alle spalle si notano i grandi massi perimetrali conficcati a lama nel terreno.
Capanna a settori, vano A in primo piano sulla destra mentre sullo sfondogli altri due vani ed il cortile interno.

Giusto dietro la grande Capanna a Settori vi sono due costruzioni identificate come Capanne delle Riunioni. La prima, della quale si preserva il muro fino ad un’altezza di due metri, è a pianta leggermente ellissoide e misura 9,5×8 metri; è contraddistinta dalla presenza di una seduta addossata lungo tutto il perimetro interno della capanna (la qual cosa la contraddistinguerebbe come Capanna delle Riunioni, almeno come destinazione iniziale) e di ben tre grandi nicchie ricavate nel paramento murario; ad un periodo successivo sembra appartenere il muro divisorio interno, in condizioni piuttosto degradate e nel quale apparentemente non si identifica nessuna apertura per la comunicazione dei due ambienti ricavati; al periodo di questa modifica dovrebbe appartenere anche il sedile a forma di ferro di cavallo che si trova nella parte dell’ingresso. Subito a fianco si trova una seconda Capanna delle Riunioni del quale si conserva integralmente la seduta perimetrale ed una nicchia nel muro esterno.

Capanna delle Riunioni, vista dall’interno dove si distingue l’ingresso con gradini, la grande nicchia interna al suo fianco, il muro divisorio interno.
Capanna delle Riunioni con muro divisorio interno; si nota molto bene il sedile addossato lungo tutta la parete e due delle tre nicchie.

Dietro queste ultime due capanne iniziamo ad intravedere quello che è il fulcro dell’area sacra di Romanzesu: il Vascone cerimoniale a gradinate con annesso Pozzo Sacro. Si tratta di un’imponente ed articolata struttura cerimoniale legata al culto delle acque, unica nel suo genere nel panorama dei ritrovamenti nuragici.

L’ampia struttura sacra dedicata al culto delle acque; a destra si intuisce la zona del Pozzo Sacro mentre sulla sinistra è evidente il susseguirsi degli spazi gradinati verso il bacino più ampio.

Raggiungiamo il grande monumento dalla parte del Pozzo Sacro, eretto nel punto in cui si poteva captare la vena idrica sgorgante dal sottosuolo, e lo aggiriamo per iniziare la visita dalla parte opposta, così da transitare dall’area più ampia e probabilmente affollata verso quella più intima e sacra, il Pozzo stesso. Mi è capitato di vedere davvero molti siti nuragici con strutture anche grandiose ma la tipologia e le dimensioni del Vascone cerimoniale mi hanno impressionato e stupito non poco ed infatti, come detto sopra, si tratta di un unicum nel panorama architettonico nuragico.
La grande vasca ha una forma ellittica con lunghezza 13 mt circa e larghezza massima 12 mt circa ed è coronata da una gradinata composta da 6 file di blocchi di granito che potevano ospitare molte persone; la funzione di quest’area è dibattuta e si pensa potesse essere luogo di rituali collaterali legati al culto delle acque e che potesse anche ricevere la stessa acqua dalla sorgente in periodi di piena.

L’ampio bacino del Vascone cerimoniale, ben evidenziate le gradinate che lo circondano.

Dal grande bacino appena descritto si accede a una serie di ambienti, sempre a cielo aperto, che risultano meno ampi e più raccolti via via che ci si avvicina al Pozzo Sacro; si passa così ad uno spazio di pianta rettangolare privo delle gradinate, probabilmente transizione verso l’ambiente successivo che è nuovamente dotato di gradinate ben conservate sul lato destro (nel senso di percorrenza); si passa quindi ad un ambiente ancora meno ampio del precedente, sempre dotato di gradinate sul lato destro e caratterizzato dalla presenza di due betili posizionati uno su ciascun lato; oltre questo punto si accede al fulcro dell’area sacra, composta prima da un ambiente di passaggio e poi dal Vestibolo, che probabilmente doveva essere al coperto; tramite alcuni gradini (attualmente in legno in sostituzione dei gradini in granito andati perduti) si accede quindi alla base del Pozzo Sacro.

Punto di vista di uno spettatore dalla gradinata dell’ampia Vasca cerimoniale.
L’ambiente di transizione fra il grande bacino e l’area sacra.
Vascone cerimoniale, contro-campo della foto a sinistra.
Ambiente gradinato in prossimità dell’accesso al Pozzo Sacro; sulla sinistra si nota uno dei due Betili.

Il Pozzo Sacro è costruito direttamente sulla roccia ed è ancora evidente, nonostante i crolli dovuti ai passati sbancamenti e scavi clandestini, la copertura a tholos (falsa cupola) che conteneva la fonte sacra; il pavimento risulta lastricato e un sedile corre lungo la base del muro dove sono praticate le due aperture (a livello pavimento) dalle quali un tempo sgorgava l’acqua, ora presente unicamente a regime stagionale. Si riesce a questo punto ad immaginare quali sensazioni si potessero provare nel percorrere i quasi 50 metri dall’ampia Vasca cerimoniale, affollata dalle persone che occupavano le gradinate, ai successivi ambienti via via più raccolti e meno affollati fino all’ingresso nell’area coperta del Vestibolo e del Pozzo Sacro, il fulcro dei riti legati al culto delle acque.

L’ambiente che conduce al vestibolo e quindi al Pozzo Sacro.
Discesa al Pozzo Sacro;si nota la tecnica costruttiva del muro con copertura a tholos e alla base un roccione sopra il quale è stato eretto il monumento.
Dettaglio della base del Pozzo Sacro: il lastricato, il sedile circolare e la bocchetta dalla quale sgorgava l’acqua.

Nei pressi del Pozzo Sacro troviamo un’altra Capanna delle Riunioni molto grande dato il diametro di ben nove metri; è formata da uno spesso muro di blocchi granitici sbozzati (indice del fatto che dovesse sorreggere un’importante copertura lignea) nel quale è ricavato un ingresso rivolto a sud-est; l’interno è completamente lastricato, lungo buona parte del muro è posizionato il sedile mentre circa al centro della stanza si trova il grande focolare.

Capanna delle Riunioni con focolare; si noti il rilevante spessore del muro.
Dettaglio del focolare al centro della Capanna.

Procediamo ora in direzione del punto di inizio visita incontrando subito, a sinistra, una seconda Capanna delle Riunioni con focolare, più piccola di quella appena lasciata, mentre sulla nostra destra vi è un gruppo particolarmente articolato di costruzioni che comprende una Capanna Ovale, due Capanne Comunicanti e un Tempio. Quest’ultima costruzione si presenta in pianta rettangolare, con mura molto spesse ed ingresso rivolto ad est ricavato sul lato lungo (non frontalmente come nei Templi a Megaron); il volume della camera interna è pari allo spessore del muro e quindi ridotto rispetto alle dimensioni generali della struttura; al suo interno sono stati ritrovati vari oggetti in bronzo fra i quali punte di lancia, pugnaletti, spilloni, bracciali, si pensa appartenenti al personaggio importante che viene celebrato con questa sepoltura, nonostante non ne siano stati rinvenuti i resti.

Tomba dell’Eroe.

L’ultima struttura visitabile che chiude il percorso è il secondo Tempio a Megaron (B), eretto circa 80 metri a nord del Tempio (A), rispetto al quale è di dimensioni minori, e che risulta scostato rispetto alle altre costruzioni e collocato fra grossi blocchi granitici; conserva buona parte della struttura fra cui il Vestibolo e parte della pavimentazione.

Tempio a Megaron (B), vista frontale.
Vista dell’interno del Tempio a Megaron (B), si notano i resti della pavimentazione.
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