
Capo Testa è un promontorio nella punta più settentrionale della Sardegna, alla quale è unito da uno stretto istmo, posto proprio di fronte alle Bocche di Bonifacio; per le sue eccezionali bellezze naturalistico-paesaggistiche fa parte dell’Area Marina Protetta di Capo Testa e Punta Falcone.
L’area meridionale è parzialmente costruita mentre l’arco di costa ed entroterra fra ovest e nordest è dominato dalle meravigliose scogliere ed alture granitiche che qui, a Capo Testa, si esprimono con le forme tra le più eccezionali e scenografiche della costa gallurese.





Nella parte mediana della costa occidentale si apre una stretta e lunga valle rettilinea, una rias o stretta valle fluviale risalente ad antiche glaciazioni e livelli base del mare più bassi, che sbocca nella Cala di l’Ea (cala dell’acqua) il cui nome le deriva da una piccola sorgente a monte e dal ruscelletto effimero che ancora scorre nella valle tra inverno e primavera. Un sentiero che si imbocca dalla strada principale di Capo Testa percorre la bellissima valle fino alla caletta, occasione per ammirare la vena creativa che l’erosione e l’alterazione del granito esprimono attraverso una moltitudine di strane forme, tafoni, pennacchi e grandi ammassi di blocchi frastagliati che sembrano quelli creati dalla sabbia sciolta quando la si fa colare dalle dita; lungo il sentiero passiamo accanto ad un enorme blocco di granito, squadrato e spaccato a metà, opera dei cavatori romani che nei primi secoli dopo Cristo estraevano in questa zona il granito per trasportarlo a Roma, dove veniva utilizzato nelle architetture dell’impero.

Questo luogo così affascinante è stato frequentata fin dagli anni ’60 del secolo scorso da varie comunità hippy che l’hanno abitata continuamente (sebbene in numero molto variabile di persone durante l’anno e nel tempo) fino allo sgombero definitivo a inizio settembre del 2023; era stata battezzata, e così in realtà e nota, Valle della Luna, da non confondersi con la non troppo lontana Valle della Luna di Aggius.


