Pranu Muttedu, in territorio di Goni, è uno degli insediamenti prenuragici più importanti della Sardegna, inserito nel 2025 insieme ad altri complessi prenuragici dell’Isola nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO come “Funerary Tradition in the Prehistory of Sardinia – The domus de janas”.

Il parco archeologico, inserito in uno splendido bosco di sughere, si sviluppa su 20 ettari nella parte settentrionale dell’altopiano di Pranu Muttedu (tradotto l’altopiano del mirto), in agro di Goni, nel Gerrei; il sito prenuragico deve la sua eccezionalità alla concentrazione in un’area ristretta di una sessantina di menhir, riuniti allineati in gruppo, a coppie e alcuni adagiati sul terreno forse mai eretti, insieme ad altre opere prenuragiche come domus de janas e un circolo megalitico. I menhir (in sardo perdas fittas, pietre conficcate nel terreno) sono manufatti di valore sacro-spirituale che risalgono grossomodo al IV-III millennio AC; sono stati cavati dalle arenarie paleoceniche che costituiscono l’altopiano e sono sia di tipo aniconico, è assente ogni riferimento a fattezze umane, sia di tipo protoantropomorfo, di forma ogivale con faccia frontale piatta e retro convesso a richiamare fattezze umane, ma senza ancora caratteristiche più evidenti come in quelli di epoca successiva.







Nella stessa area dei menhir sono presenti tre sepolture, delle quali la Tomba II è quella più monumentale e architettonicamente significativa, non è ipogeica (scavata nel sottosuolo) ma è custodita all’interno di un tumulo del quale rimangono oggi solo i primi filari in arenaria. Quest’ultimo è costituito da un muro di pianta circolare del diametro di 11 m che include internamente altre due mura circolari concentriche ed un ingresso a corridoio ricavato nei tre anelli e aperto verso sud; il muro circolare più interno (e più spesso) delimita l’ambiente che ospita la tomba vera e propria, con fattezze e planimetria di una classica domus de janas.


L’ingresso in corrispondenza del muro costituito da un grande blocco di arenaria che è stato scavato internamente così da ottenere un corto corridoio di accesso, a sua volta ben lavorato in basso rilievo; oltre questo grande blocco la camera contiene in posizione centrale un secondo, enorme blocco di arenaria lavorata a parallelepipedo (2,2 m di larghezza, 1,8 m di profondità e 1,16 m di altezza) interamente scavato a ricavare due celle distinte; dagli spigoli di questo blocco sono disposte radialmente quattro lastre che dividono la camera interna a settori, probabilmente altre celle come suggerisce una di queste che è quasi integra in altezza ed è scavata centralmente a ricavare un ingresso squadrato. In corrispondenza dell’accesso nell’anello esterno, sul lato destro, è posizionato un menhir e attorno al tumulo sono stati identificati una serie di blocchi disposti tipo gradoni e ancora più esternamente altri a formare un circolo del diametro di circa 35 m, delimitante presumibilmente l’area in cui si raccoglievano le persone durante i rituali spirituali o funerari.




Nei pressi dela Tomba II sono presenti altre due tombe (I e III) non ipogee ma edificate sul piano di campagna, complessivamente di dimensioni minori ma sempre circondate da blocchi disposti circolarmente a delimitare il tumulo.


L’accesso al sito, tenuto in modo ordinato e ben organizzato, è a pagamento e sono disponibili guide digitali e con accompagnamento, cartelli informativi ed area ristoro.