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Complesso nuragico Romanzesu (Bitti)

Ho visitato il Complesso nuragico Romanzesu quasi per caso, essendomi avanzato del tempo alla fine di un bellissimo itinerario nel Monteacuto. Il sito nuragico, ospitato in uno splendido bosco di sughere in località “Pudd’Arvu”, a 775 m di quota nell’altopiano granitico di Bitti, mi ha davvero sbalordito per il fascino e la monumentalità delle diverse tipologie di architettura megalitica. L’area archeologica è organizzata in modo perfetto dalla cooperativa che ne ha la gestione e al momento dell’acquisto del biglietto viene fornita una pubblicazione (da restituire al termine della visita) essenziale non solo per non lasciare nulla di non visto, ma anche per essere puntualmente informati, insieme ai pannelli esplicativi accanto a ciascuna struttura, di ciò che si sta osservando; senza questo prezioso strumento ci sarebbe davvero da perdersi.

Mappa del sito archeologico Romanzesu (foto dalla pubblicazione rilasciata in biglietteria durante la visita)

Romanzesu è classificato come Santuario nuragico per via della quantità di edifici cultuali ospitati, tra i quali: due templi a Megaron, un tempio rettangolare della tipologia Heroon, un pozzo sacro connesso tramite un lungo corridoio ad un grande anfiteatro a gradoni (quest’ultimo complesso davvero impressionante per le dimensioni ragguardevoli) e un emblematico recinto labirintico, anche questo di notevole estensione e, per quanto ad ora noto, unico nel suo genere nel panorama nuragico; a questi già notevoli esempi architettonici si uniscono cinque capanne delle riunioni e un grande aggregato di capanne cinto da un unico muro perimetrale. Si ritiene che ad oggi sia stato riportato alla luce solo una piccola parte di quanto ancora rimarrebbe da scoprire e studiare nei dintorni. Le datazioni ricavate dai reperti rinvenuti durante gli scavi, il primo del Taramelli nel 1919, e dall’interpretazione delle strutture ne posizionano il picco di attività tra il X e il VII secolo AC (fine dell’Età del Bronzo-inizio dell’Età del Ferro) nel fiore dell’epoca nuragica, per quanto sia molto probabile che il sito fosse già frequentato nei secoli precedenti. La quantità, la diversificazione e la monumentalità dei manufatti architettonici di Romanzesu, tutti edificati in blocchi molto ben lavorati di granito locale, denotano la necessità di un impiego massiccio di forza lavoro per un lasso di tempo prolungato e una ferrea determinazione nel pensare queste opere in grande; questo evidenzia quanto importante dovesse essere il sito e quanto esteso dovesse essere l’ambito territoriale che vi faceva riferimento, le cui genti dovevano trovarvi non solo soddisfazione per le esigenze spirituali ma anche per quelle sociali come ad esempio il commercio o il dirimere delle controversie.

Il recinto labirintico

Romanzesu, panoramica del labirinto nuragico da sud

Fra le tante opere megalitiche ospitate a Romanzesu, questa emblematica struttura rappresenta un unicum nel panorama architettonico nuragico; purtroppo, in seguito agli sconvolgimenti causati dagli scavi clandestini, si sono conservati soltanto i primi filari del monumento, dei quali la visione in pianta fa comunque emergere quella che doveva essere la disposizione interna, caratterizzata dalla concentricità degli ambienti con ingressi sfalsati dalla quale deriva l’appellativo di labirinto. Nel muro perimetrale esterno a pianta ellittica (circa 18 m x 16 m) è aperto l’unico ingresso, rivolto ad est, tramite il quale si accede a quello che doveva essere il percorso cultuale che si svolgeva lungo un primo corridoio esterno che, tramite ingresso posizionato a sudovest, immetteva in un ulteriore corridoio o anche ampia zona circolare interna che a sua volta conteneva il cuore della struttura, un tempietto o sacrario lastricato del diametro di 4,75 m con accesso da est.

Recinto labirintico, dettaglio dell’ingresso ad est con accesso al corridoio più esterno
Romanzesu, recinto cultuale labirintico; a sinistra vista panoramica da nord; al centro e a destra vista dal corridoio circolare con evidenza del cuore della struttura, il tempietto circolare

I Templi a Megaron

Questa tipologia di tempio, somigliante per la disposizione in pianta a esemplari della cultura micenea ed ellenica, è molto diffusa in Sardegna e nel sito di Romanzesu ne sono presenti due, “A” e”B”, situati rispettivamente una decina di metri e un centinaio di metri a nord del recinto labirintico; presentano pianta rettangolare doppiamente in antis, ovvero posseggono sia il vestibolo delimitato dall’allungamento dei muri del lato lungo nella facciata dell’ingresso sia una rientranza posteriore con mura sporgenti molto meno che in facciata; La copertura di questi templi era lignea e a doppio spiovente con posizionamento delle travi strutturali sulle spesse mura.

Romanzesu, Tempio a Megaron “A”: a sinistra vista frontale con evidenza del muro ad arco con soglia relativo all’ultima fase di modifica, a destra disposizione in antis del retro del tempio
Romanzesu, dettaglio del vestibolo con evidenza delle varie fasi di modifica

Secondo gli studi che hanno accompagnato gli scavi, il tempio a Megaron “A” è il risultato di tre fasi successive di modifica ed ampliamento. La prima fase è caratterizzata dall’impianto a pianta rettangolare di dimensione 10 m x 6 m doppiamente in antis, con vestibolo aperto sul davanti in direzione sud, seguito da ingresso con soglia che immetteva nella cella interna pavimentata in argilla, come mostrano alcune parti sopravvissute, e bordeggiata da un sedile lungo il perimetro del muro che si conserva solo parzialmente. Alla seconda fase appartiene una prima chiusura frontale del vestibolo (visibile solo nel primo filare del terreno) e l’inserimento di due “aiuole” ad arco ai lati dell’ingresso alla cella interna, tutti elementi emersi dopo la rimozione dello strato di argilla che li ricopriva e risalente alla terza fase; quest’ultima consistette nella demolizione della facciata della fase due con l’impianto più esternamente di un muro vagamente ad arco che estendeva la profondità del vestibolo come visibile attualmente, portando la lunghezza totale dell’edificio a quasi 13 m; si ritiene che questa fase fosse complementare ad un utilizzo abitativo della stessa, non avente più una funzione sacra.

Romanzesu, dettagli dell’interno del Tempio a Megaron “A”. A sinistra la cella sacra con il posizionamento del sedile; al centro vista dalla cella verso il vestibolo; a destra vista dal vestibolo verso l’esterno con dettaglio sul primo filare del muro della fase due.

Il Tempio a Megaron “B” è incastonato, solitario, fra grandi affioramenti granitici; è più piccolo del Tempio “A” e misura nel complesso 8,7 m x 4,8 m, il vestibolo con soglia è aperto sul davanti e preceduto da un’area lastricata esterna. A differenza dell’altro tempio, non mostra il segno di modifiche avvenute nel tempo.

Romanzesu, Tempio a Megaron “B”. Da sinistra: viste frontale e trequarti anteriore con evidenza del bellissimo contesto di rocce granitiche affioranti e del lastricato esterno al vestibolo; viste della cella interna con tratti del sedile o della pavimentazione interna.

Le capanne

Romanzesu, la grande struttura di ambienti e cortili vista lungo l’asse maggiore

Di grande rilevanza nel sito di Romanzesu è una grande struttura, di pianta ovoidale con asse maggiore di 18 m, delimitata da un muro perimetrale in filari e ortostati (pietroni conficcati nel terreno) che include al suo interno tre ambienti o capanne, denominati “a”, “b” e “c”, dei quali l’ultimo è il più grande e come l’ambiente “b” possiede un sedile di pietre piatte con pianta a ferro di cavallo e diverse nicchie. Fra questi tre ambienti, che erano coperti da un tetto ligneo, si aprono dei cortili verso i quali sono rivolti i loro ingressi.

In primo piano l’ambiente “a” con l’adiacente cortile
Ambiente “c” con il sedile a ferro di cavallo e uscio sul cortile con muretto
Dettaglio dell’ambiente “b” con sedile a ferro di cavallo e nicchia

A Romanzesu cono state scavate finora un totale di 5 capanne delle riunioni, due delle quali con un diametro di ben 9 metri, identificate come in molti altri insediamenti grazie alla presenza di un sedile costituito da pietre piatte allineate lungo tutto il perimetro interno della capanna; le mura perimetrali sono molto spesse poichè dovevano sostenere il carico del grande tetto ligneo; altri particolari, non tutti presenti in tutte le capanne, sono nicchie, pavimentazione con pietre piatte e focolari circolari al centro della capanna. La presenza di un numero così elevato di capanne delle riunioni attesta il fatto che fossero necessarie per l’alto numero di persone che frequentava il sito.

Capanna pavimentata con focolare circolare al centro
Capanna con nicchie e con divisorio interno, forse impiantato successivamente
Grande capanna con evidenza del sedile perimetrale
Dettaglio di una nicchia e dei gradini d’ingresso
Romanzesu, capanne delle riunioni

Il tempio Heroon (Tempio dell’Eroe)

Romanzesu, panoramica del lato orientale del tempio Heroon (Tempio dell’Eroe); in primo piano i filari che delimitano il temenos; si notano a sinistra dell’edificio i tre betili che delimitano l’area votiva a sud, quindi il sedile alla base del muro e l’ingresso alla celletta interna

Questo particolare edificio si trova pochi metri a nord dell’aggregato di capanne; è una grande struttura a pianta rettangolare di 12 m x 6 m, col lato lungo disposto in direzione N-S, le cui mura perimetrali sono di spessore imponente tanto che l’ambiente interno risulta molto limitato (5 m x 1,65 m); questa ed altre caratteristiche architettoniche e strutturali differenziano questo edificio dai templi a Megaron dedicati alle divinità. Innanzitutto un muro così spesso, in origine di altezza molto superiore all’attuale e aggettante, non doveva sostenere una copertura lignea a doppio spiovente, caratteristica dei templi con ambienti più ampi, ma un tetto costituito da lastroni granitici disposti orizzontalmente con appoggio sulle mura (a piattabanda), alcuni dei quali rinvenuti a lato dell’edificio.

Romanzesu, Tempio Heroon. Da sinistra: ingresso con soglia molto elevata; lo stretto corridoio passante le mura; vista dell’edificio da nord dove si nota l’esigua ampiezza della camera interna

L’accesso alla camera interna è ricavato nella parte mediana del lato lungo dell’edificio rivolto ad est ed è provvisto di una soglia particolarmente alta oltre la quale si sviluppa l’ambiente sacro, pavimentato, entro il quale sono state rinvenute punte di lancia in bronzo. Esternamente e ai lati dell’ingresso è posizionato un sedile, costituito da pietre piatte, e l’area antistante è delimitata da un muro ad arco conservato solo nel primo filare, il temenos, che racchiudeva la zona rituale; inoltre, esternamente al muro del lato corto a sud della camera principale è delimitato un settore, non in comunicazione con la camera interna, bordato da sedile dove sono stati rinvenuti oltre un centinaio di elementi di collane di ambra proveniente, come testimoniano le analisi effettuate, dall’est dell’Europa (Romania, Baltico), facendo presupporre agli studiosi che fossero offerte deposte in un ambiente rituale; il lato est di questo settore, prolungamento del lato lungo dell’edificio, è costituito da tre monoliti alti e piatti conficcati nel terreno, dei quali uno integro e due parzialmente integri, che sembrano corrispondere a betili.

Romanzesu, Tempio Heroon. Da sinistra: i tre betili che delimitano a est l’area votiva delle ambre; interno della cella interna lastricata verso nord; vista dell’edificio da nordovest


Tutte queste caratteristiche altamente distintive spingono a considerare l’edificio come luogo di culto funerario dedicato probabilmente ad un antenato eroe (heroon), ma non necessariamente una vera e propria camera di sepoltura, non essendo stati rinvenuti resti ossei ma solo oggetti di corredo; l’interno della struttura non doveva essere agibile (viste anche le dimensioni) e doveva essere integralmente sigillata e solo esternamente, nelle aree descritte, avvenivano le vere e proprie funzioni del culto.

Pozzo sacro e Bacino cerimoniale

Questa grande struttura è il pezzo forte dell’insediamento nuragico di Romanzesu ed era dedicata al culto delle acque al quale sono dedicati in Sardegna numerosi pozzi sacri e fonti nuragiche. Nel caso di Romanzesu, la struttura cerimoniale è un unicum nel panorama nuragico per diversificazione degli ambienti, monumentalità e dimensione. Il complesso si sviluppa con andamento est-ovest su una distanza complessiva di ben 48 m e si compone di un pozzo sacro con vestibolo, di un lungo tratto simile a un corridoio e suddiviso in tre ambienti, via via più ampi allontanandosi dal pozzo sacro e gradinati su un lato, e infine di in un grande ambiente ellittico delimitato da gradinate che veniva allagato nei momenti di piena del pozzo sacro. La presenza di ambienti gradonati implica la fruizione delle cerimonie da parte di un gran numero di persone, facendo presagire che gli eventi legati al culto potessero assumere particolari valenze teatrali; a partire della grande vasca-arena ad ovest, gli ambienti vanno mano a mano restringendosi fino a giungere al pozzo sacro, il cuore ed il luogo più intimo della struttura.

Il magnifico pozzo sacro ha subito fin dall’inizio del secolo scorso una serie di danni causati da interventi atti a ricanalizzare l’acqua della sorgente, deturpandone la struttura con conseguente rischio strutturale e con l’impoverimento dell’originaria vena d’acqua; l’opera di ristrutturazione e messa in sicurezza ci consegna per fortuna un manufatto ancora di grande valore. Il pozzo sacro segue le regole architettoniche di molti altri della Sardegna; la base del pozzo (a circa 3,5 m dall’attuale piano di calpestio che circonda la struttura) è pavimentata e fornita di un sedile lungo il perimetro e di due piccole feritoie che captavano la vena d’acqua; la camera si sviluppa verso l’alto con filari aggettanti che terminavano con una copertura a tholos, purtroppo oggi mancante per i sopra citati scavi abusivi; una serie di gradini (oggi mancanti e sostituiti con traverse in legno) connettono tramite un vano trapezoidale la base della fonte con l’area del vestibolo, al termine del quale iniziano gli ambienti in serie del lungo corridoio.

Romanzesu, panoramica del pozzo sacro con vano scale di accesso
Pozzo sacro di Romanzesu. A sinistra vista da est dalla sommità con il lungo corriodio gradinato; al centro l’ultimo ambiente del corridoio ed il vestibolo, con evidenza di uno dei betili; a destra dettaglio del fondo del pozzo con pavimentazione, sedile e fessure di captazione dell’acqua

Dal vestibolo inizia l’area del corridoio, segnata a destra e a sinistra da una coppia di betili ancora in sede; questa parte della struttura, lunga una ventina di metri, è suddivisa in tre ambienti di dimensione maggiore allontanandosi dal pozzo; il primo ed il secondo conservano sul lato sinistro (lato sud) una serie di gradoni in 4/5 file e in origine anche il lato destro doveva essere a gradoni, ora mancanti, mentre l’ultimo ambiente non sembra esserne provvisto.

Romanzesu, gli ambienti che costituiscono il lungo corridoio tra l’arena ed il pozzo sacro

Si giunge infine all’ambiente ad ovest del complesso legato al culto delle acque, l’arena o vasca di pianta ellittica irregolare (asse maggiore 13 m circa) delimitata da sei file di gradini che si sviluppano su un’altezza di 1.6 m; come capita ancora oggi, la vasca si riempiva d’acqua quando il pozzo sacro era pieno ed in quei casi poteva avvenire l’abluzione o purificazione collettiva, mentre in altri casi poteva essere il palco di altre sorte di rituali connessi col percorso verso il pozzo sacro.

Romanzesu, la vasca-arena vista verso ovest oltre l’ultimo ambiente del corridoio
Romanzesu, dettaglio delle gradinate e della vasca-arena

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