Il massiccio montuoso del Limbara
Il massiccio montuoso del Limbara è uno dei gruppi montuosi più importanti della Sardegna e in assoluto quello del suo settore settentrionale; si sviluppa longitudinalmente per circa 18 km secondo una direzione pressapoco sudovest-nordest con una massima ampiezza trasversale di circa 10 km; raggiunge il suo massimo sviluppo in altezza nel settore centro-orientale, dove sono concentrate le cime più elevate (oltre i 1.300 m d’altezza).

Dal punto di vista geologico esso costituisce, in Sardegna, il più imponente affioramento del batolite granitico sardo-corso; questo si impostò in profondità nelle fasi finali del Ciclo ercinico, nel tardo Paleozoico, costituendo così una buona parte del basamento cristallino della futura Sardegna. Il collasso gravitativo della catena ercinica ha indotto una tettonica estensionale con importanti faglie transpressive, assottigliando la litosfera e disgregando la crosta superficiale, permettendo al batolite, anche grazie all’intervento di milioni di anni di erosione ed alterazione chimica, di affiorare sempre più in superficie; la tettonica cenozoica (connessa al Ciclo Alpino e all’apertura del Tirreno) ha poi sollevato ampi settori dell’Isola, il batolite stesso ed in particolare il massiccio del Limbara a quote molto elevate.
Il granito è uno dei motivi principali che rendono il Limbara così celebre; questa magnifica roccia ignea è costituita fondamentalmente dai minerali quarzo, feldspati e miche le cui alterazioni chimiche (idrolisi dei feldspati e idrolisi-ossidazione delle miche) e fisiche (termo e crioclastismo, esfoliazione e dilavamento) sono responsabili delle molteplici e spettacolari forme assunte dai suoi affioramenti nel corso di centinaia di migliaia, fino a milioni, di anni.


Morfologicamente, quindi, il massiccio del Limbara è un enorme dorso granitico, costituito nella fattispecie da leucograniti, intensamente fagliato, cosa che ne esaspera l’asperità insieme all’incessante erosione che nei graniti risulta in una miriade di forme spettacolari.
Esso è anche una delle barriere naturali più rilevanti della Sardegna, separando in questo caso i terreni collinari granitici della Gallura dalla piana tettonica di Chilivani-Berchidda del Monteacuto. È infatti questa sua caratteristica naturale che farebbe propendere una parte degli studiosi a far derivare il nome Limbara dal latino “Limes Balares” ovvero “confine dei Balari”, col significato che a meridione del massiccio montuoso iniziasse il territorio dell’antica popolazione dei Balari, essendo la Gallura a settentrione.

Gli oltre 1.300 m d’altezza raggiunti dal massiccio del Limbara sono di rilievo nel panorama dell’Isola ma nella convenzione generale di grande montagna sarebbero forse appena sufficienti per considerarlo tale; tuttavia, come per altri massicci montuosi della Sardegna (oltre al Gennargentu, vale per il Supramonte, il Montalbo, il Monte Linas, ecc) sono l’aspra morfologia, l’essere barriere naturali quasi invalicabili e l’isolamento e la predominanza nel paesaggio rispetto ai territori circostanti che lo ergono nell’immaginario a montagna ben più importante; non è inoltre da sottovalutare il fatto che, grazie alle caratteristiche climatiche della Sardegna, i venti dominanti carichi di umidità proveniente dal mare durante l’inverno portano sovente a grandi nevicate, la qual cosa acuisce maggiormente il senso di alta montagna.

La caratteristica più evidente del Limbara, visibile da ampi territori anche a grandissima distanza, è la selva di creste frastagliate le cui quote massime, come detto concentrate nel settore centro-orientale, sono: Punta Sa Berritta (1.362 m, nome che le deriva dal grosso blocco granitico adagiato sulla cima che ricorda il caratteristico copricapo maschile sardo) e Punta Balistreri (1.359 m, integralmente ricoperta da enormi antenne TLC) vicine tra loro al centro del settore; Punta Giogantinu (o Gjucantinu, 1.333 m), più isolata ad ovest; Punta Bandiera (1.336 m, in concomitanza della quale si incontrano i territori di Tempio Pausania, Berchidda e Calangianus), più isolata ad est; di contorno ve ne sono altre d’altezza poco inferiori ai 1.300 m, l’unica con un nome è Punta Paltilatte, a sudovest di Punta Bandiera, il cui nome le deriva dalla somiglianza con la forma di un catino per il latte o per la cagliata, capovolto.
I versanti del Limbara sono fittamente ricoperti da boschi e pinete; quelli settentrionale e meridionale sono particolarmente corrugati per via dell’azione delle grandi faglie e sono segnati da spaccature per lo più longitudinali; il versante occidentale va assumendo forma di cuneo perdendo lentamente quota mentre il versante orientale risulta più allargato con un’altra serie di cime trasversali (tra i 1.000 e i 1.200 m) per poi degradare velocemente.


Il massiccio del Limbara è una delle mete escursionistiche più note della Sardegna, con vari sentieri ben tracciati e tenuti ottimamente tra i quali il percorso canonico che si svolge ad anello tra le sue cime più alte; parte di questi sentieri è integrato nel superbo Sentiero Sardegna (che parte da Santa Teresa di Gallura e termina a Castiadas, parte del Sentiero Italia) nel tratto che collega Aggius a Berchidda. L’eccezionalità di un’escursione al Limbara è nel connubio naturalistico-paesaggistico che ha pochi eguali in Sardegna: non si finisce mai di ammirare le mille forme del granito in ammassi, guglie, grandi blocchi lisci ed altri intensamente fratturati; la flora, varia e abbondante, colonizza ogni angolo e caratterizza diversamente ogni stagione; i panorami e gli scorci che si godono dai vari punti lungo i sentieri sono semplicemente mozzafiato, in ogni direzione a seconda del punto di osservazione spaziano, fra la costa e l’entroterra, su tutta la Gallura e il Monteacuto spingendosi a nord alla Corsica e a sud fino alle grandi catene montuose come il Montalbo, il Supramonte e il Gennargentu (binocolo e zoom della macchina fotografica aumenteranno a dismisura la profondità della vista). Questo nonostante la selva di enormi antenne TLC sulla sommità, il contesto è talmente bello che dopo un po’ non se ne percepisce la presenza, e comunque non sono sempre così visibili e in ampi settori non lo sono del tutto.







