Nuraghe Piscu (in sardo nuraghe del vescovo), noto localmente anche come “sa domu de s’orcu”, è un maestoso nuraghe di tipo complesso fra le morbide colline della Trexenta, poco a nord del paese di Suelli. E’ il nuraghe più importante della Trexenta, almeno fra quelli rimasti attualmente, la cui prima campagna di scavi, indicata come brutale dallo Spano nelle critiche del tempo, risale addirittura agli anni ’60 del 1800 mentre gli interventi più importanti risalgono alla fine degli anni ’80 del ‘900 ma gli ultimi studi in loco sono molto recenti.

Al complesso nuragico, racchiuso in un ampia recinzione ad accesso libero, si accede da sud e si raggiungono per primi alcuni ambienti esterni, sia circolari che quadrangolari anche di grandi dimensioni, compresi tra l’antemurale, del quale rimango tracce minori, ed il grande bastione di dimensioni 34 m per 33 m circa; questo ingloba quattro torri ,di cui due a sudovest insolitamente accoppiate, e nella sua parte frontale è ricavato l’accesso al nucleo interno del complesso tramite un primo ingresso rivolto a sud che introduce ad un vano con un secondo ingresso sfalsato sulla sinistra che si apre su un cortiletto interno.



Giunti al cortiletto siamo di fronte al mastio che, come spesso accade, è la parte più antica del complesso mentre il bastione e le torri esterne sono un impianto successivo. Nella porzione di cortile verso destra si trovano gli accessi al mastio e alla torre sudest, mentre nella porzione a sinistra gli accessi alle due torri accoppiate di sudovest; inoltre, subito a sinistra dell’ingresso si apre una grossa nicchia nel bastione contenente un pozzo di raccolta per l’acqua piovana.



La torre centrale è ben conservata, ha una base del diametro di 11 m per un’altezza attuale di 9,1 m ed una camera interna del diametro di oltre 5 m; a questa si accede tramite un ingresso rivolto a sudest che consiste in un magnifico e alto corridoio ogivale lungo 3 m (lo spessore del muro) con nicchie a sinistra e a destra; la struttura vista dall’interno è davvero notevole, sia per la dimensione che per la maestria della posa dei blocchi (marna calcarea del Miocene reperita localmente) ben sbozzati e ordinati in file aggettanti che terminano con la copertura a tholos, purtroppo attualmente svettata.




La torre sudest, il cui accesso ogivale con architrave e finestrella di scarico è esattamente di fronte a quello del mastio, ha un diametro di 7 m e una camera interna del diametro di 3 m, con varie nicchie ricavate nello spesso muro; dall’esterno di questa torre è abbastanza agevole accedere alla sommità della sua cortina muraria e del bastione per una bella visione d’insieme tra il mastio, il cortiletto e l’area esterna al bastione.





La torre a sudovest, accoppiata con una seconda minore, è la più grande con diametro simile al mastio e mostra diversi vani, tra i quali uno subito a sinistra dell’ingresso con pianta a T ricavato integralmente nel muro, e feritoie; in posizione centrale al suolo, coperto da una rete metallica, è alla luce quello che mi è sembrato un secondo pozzo nuragico che, ipotizzando che la torre fosse coperta, captava probabilmente una vena più in profondità. Addossata a nord della torre grande ne è presente un’altra minore, con accesso dal cortiletto tramite un corto corridoio aggettante con ingresso munito di architrave e finestrella di scarico; anche questa torre possiede alcune nicchie a livello del terreno. L’ultima delle quattro torri è posizionata a nord e con dimensioni simili, almeno in pianta, a quella sudest con un ingresso che doveva essere accessibile dalla cortina muraria del bastione.
La torre a sudovest, accoppiata con una seconda minore, è la più grande con diametro simile al mastio e mostra diversi vani, tra i quali uno subito a sinistra dell’ingresso con pianta a T ricavato integralmente nel muro, e feritoie; in posizione centrale al suolo, coperto da una rete metallica, è alla luce quello che mi è sembrato un secondo pozzo nuragico che, ipotizzando che la torre fosse coperta, captava probabilmente una vena più in profondità. Addossata a nord della torre grande ne è presente un’altra minore, con accesso dal cortiletto tramite un corto corridoio aggettante con ingresso munito di architrave e finestrella di scarico; anche questa torre possiede alcune nicchie a livello del terreno. L’ultima delle quattro torri è posizionata a nord e con dimensioni simili, almeno in pianta, a quella sudest con un ingresso che doveva essere accessibile dalla cortina muraria del bastione.






Quello che rimane attualmente del complesso delle strutture del Nuraghe Piscu è sufficiente per farsi un’idea della maestosità che doveva mostrare al suo tempo; l’abilità architettonica dei costruttori nuragici emerge in tutto il suo splendore tanto dalla cura nello sbozzo delle pietre e nella loro disposizione in filari ordinati, quanto nel non essersi risparmiati, in quasi tutti gli ambienti, di ricavare nicchie e vani anche di grandi dimensioni, gestendo in modo egregio anche gli aspetti strutturali, oltre che funzionali, che questo comporta.