Tiscali, anche solo il nome, richiama già qualcosa di leggendario e di radicato nell’idea stessa di Sardegna. Innanzitutto, Tiscali è il nome di un’altura (518 m) dalla particolare morfologia in quanto sembra una punta di lancia che si incunea da sud nella Valle di Lanaitho, a cavallo fra i territori di Oliena e Dorgali, nel pieno del territorio carsico del Supramonte. Siamo nella parte settentrionale del vasto complesso calcareo-dolomitico mesozoico che inizia oltre 15 km a sud, in territorio di Urzulei, e si estende alcora 5/6 km a nord, dove iniziano gli altopiani basaltici plio-pleisotcenici del Gollei. Proprio la costituzione calcarea di questi territori ha favorito, con i processi carsici e l’erosione, la creazione di gioielli naturalistici e paesaggistici che sono diventati nel tempo un’attrazione ben oltre i confini della Sardegna.

Nella parte settentrionale della cima del Monte Tiscali il carsismo ha creato una dolina che aumentando di dimensione ha ceduto sotto il suo stesso peso lasciando scoperto un grande antro, rendendolo accessibile a chi poi ne avrebbe trovato riparo, l’uomo. Infatti, custoditi all’interno della montagna vi sono i resti del villaggio nuragico di Tiscali ma il luogo, con tutta probabilità, era già frequentato in epoca prenuragica e lo sarebbe stato ancora fino al periodo romano, parliamo verosimilmente di 2/3.000 anni, se non di più, di continua frequentazione.

Le caratteristiche del sito sono state certamente favorevoli all’impianto di una sede stabile per la vita di una comunità; un ambiente controllato che forniva riparo dagli agenti atmosferici ma anche dal caldo, un insediamento nascosto e insospettabile proprio a ridosso della vallata di Lanaitho e a breve distanza da quella di Oddoene, aree ben più favorevoli rispetto ai circostanti altopiani carsici del Supramonte e nel contempo non troppo lontano dal mare. Il villaggio nuragico di Tiscali è composto da diverse decine di capanne che risalgono ai vari periodi di insediamento, edificate lungo le pareti della dolina per sfruttare il più possibile il riparo naturale che essa offriva. Purtroppo il sito, scoperto agli inizi del ‘900, è stato lasciato per decenni al suo destino e fu oggetto di scavi clandestini e deturpamenti che, comunque, non hanno precluso totalmente la possibilità di recuperare una eccezionale testimonianza archeologica, sebbene per il periodo nuragico esistano manufatti architettonici di valore molto superiore.




La visita al complesso nuragico di Tiscali è notevolmente arricchita dal trekking necessario a raggiungere il sito archeologico; il paesaggio del Supramonte che si gode nell’avvicinamento a Tiscali è eccezionale e, inoltre, non si può non menzionare uno dei più bei passaggi in diaclase, tra quelli facilmente accessibili: Sa Curtigia ‘e Tiscali, uno squarcio nella parete settentrionale della montagna largo quanto una persona che permette di accedere alla parte alta del Monte Tiscali e raggiungere il bordo della dolina. i punti di accesso al sito sono due: dal versante occidentale tramite il sentiero CAI n. 410 dalla località Su Ruvagliu a Lanaitho, distanza 4 km a/r; dal versante orientale tramite il sentiero CAI n. 481 a partire dalla località Sa Barva a Oddoene, distanza 9 km a/r, e tramite il sentiero CAI n. 411+481 dalla località Bilichinzos a Lanaitho, 5 km a/r. Il grado di difficoltà di entrambe i percorsi è classificato dal CAI come E, non ho esperienza diretta del n. 481 da Oddoene ma per quello da Lanaitho (anello 410+481+411) l’unica attenzione va posta nel dislivello di +250 m, per il resto sarebbe T.



