GEOLOGIA DELLA SARDEGNA
La Sardegna è quasi un continente
Attraversare la Sardegna da costa a costa, o addentrarsi nel suo vasto entroterra in qualsiasi direzione, significa assistere a un dinamismo visivo straordinario: il paesaggio muta velocemente, talvolta in modo quasi estremo, nel giro di pochissimi chilometri.
Basta varcare una genna (il valico montano), aggirare un’altura o uscire da una codula (una gola selvaggia) e in un attimo ritrovarsi davanti all’immensità del mare.
Questo spettacolo non è casuale, ma il prezioso distillato di una storia geologica immensamente ricca e antica.
Pochi luoghi al mondo custodiscono un archivio della Terra così denso e puntuale, capace di raccontare l’evoluzione del pianeta dal primissimo Paleozoico fino a oggi.
In mezzo miliardo di anni, la Sardegna è stata tutto fuorché l’Isola che vediamo oggi: spinte orogeniche, rifting, cicli vulcanici, sedimentazioni, sovrascorrimenti e sollevamenti tettonici hanno letteralmente reinventato questo territorio, più volte, trasformandolo in un mosaico geologico unico.
Il tocco millenario dell’erosione, infine, l’ha scolpita come lo ammiriamo oggi.

La Visione
Non sono un geologo o uno studioso di Scienze della Terra, ma mi sono appassionato a queste straordinarie discipline spinto da un amore viscerale per la mia Isola e dal desiderio di comprenderne i segreti primordiali che così chiaramente emergono dai paesaggi che fotografo da oltre vent’anni.
Anni fa era nato il mio primo sito, fotosardegna.it , dove tuttora raccolgo le immagini e gli itinerari dei moltissimi luoghi che ho visitato nell’Isola, per lavoro o per puro girovagare, arricchiti dalla mia conoscenza personale e da una costante ricerca sui libri e sul web.
Via via nel tempo, scenario dopo scenario, un interrogativo di faceva sempre più insistente, specialmente quando lo sguardo spaziava a 360 gradi da una vetta o un punto panoramico: com’è possibile che i paesaggi mutino così rapidamente e su così brevi distanze? A questa domanda mancava un interlocutore al quale porla, o qualcuno con cui condividere l’essenza di quel dubbio.
Fino a quando, in una bellissima giornata d’inverno sulla cima del Monte Ferru di Tertenia, l’obiettivo della mia “Dear Old” Nikon D3200 spaziava verso nord dai Tacchi di Ulassai a Perda Liana, incorniciata dal Gennargentu innevato, fino al Supramonte marino di Baunei, alle coste sabbiose di Barisardo e a un mare smisurato. Ho abbassato la camera guardando quell’orizzonte dal vivo e mi sono sentito pronunciare a voce alta: “….ma questo è un continente….”.
In quel momento è riaffiorato il ricordo del dorso di un libro fotografico degli anni ’80, custodito negli scaffali della foltissima libreria di mia mamma: Sardegna Quasi Un Continente (Chiara Samugheo, Marcello Serra). Questa inaspettata e subitanea ridondanza della parola “continente” è stata l’illuminazione che cercavo. C’è qualcosa nelle morfologie e nei colori di queste rocce che cambiano così velocemente, da rendere la Sardegna speciale rispetto a ogni altro contesto io abbia mai visto, dal vivo o in foto.
Il passo è stato immediato: comprendere che grazie alla complessa e antica storia geologica della Sardegna possiamo godere, oggi, dei suoi spettacolari paesaggi, mutevoli nello spazio di pochi chilometri, varcando una genna, aggirando un’altura o uscendo da una codula.
Il Metodo
Ho intrapreso un percorso di studio di oltre sei anni, con l’approccio cauto di chi non è un addetto ai lavori, ma determinato a elaborare una chiave di lettura omogenea e scientificamente condivisibile dell’evoluzione geomorfologica dell’Isola e, soprattutto, di come questa sia intervenuta nel donarci, oggi, questi scenari fantastici. È stato necessario approfondire in parallelo molti settori delle Scienze della Terra, di cui rimango un profondo estimatore e che hanno alimentato a loro volta la mia determinazione nel tempo.
Le centinaia di pubblicazioni accademiche degli ultimi trent’anni focalizzate su questa lunga cronistoria geologica sono state indispensabili per maturare una conoscenza delle tematiche più significative e dibattute. A questa enorme mole di lavori accademici ho affiancato lo studio degli eccellenti Fogli CARG (Note Illustrative e mappe geologiche), fondamentali e insostituibili per le minuziose descrizioni fisiche, litologiche e stratigrafiche dei territori dell’Isola.
Nell’elaborare la mia narrazione ho dovuto obbligatoriamente optare per una teoria piuttosto che per un’altra in ambiti ancora apertissimi, come la continuità o meno dei blocchi che avrebbero formato la Sardegna nel lungo periodo precedente l’Orogenesi Ercinica (o Varisica), oppure l’evoluzione geodinamica e la collocazione paleogeografica di questi territori in seno al margine settentrionale di Gondwana. Questi temi si inseriscono in un dibattito internazionale ancora molto acceso che interessa la storia del globo intero, rendendo necessario “schierarsi” per una tesi specifica che ben si coordinasse con le particolarità geologiche della nostra Isola.
Ove necessario, segnalo le fonti che supportano le ricostruzioni proposte, indicando chiaramente la presenza di opinioni discordanti. La geologia, d’altronde, è una scienza viva: se è vero che le rocce rimangono quasi sempre immobili nell’arco di una vita umana, le lenti attraverso cui le osserviamo cambiano continuamente. Man mano che la tecnologia ci fornisce nuovi strumenti di indagine, nascono e nasceranno interpretazioni inedite che apriranno la strada a una rilettura di interi capitoli del passato profondo della Sardegna.
Segui a questi link nelle foto, i tre capitoli della storia geologica della Sardegna.
Le foto:
Paleozoico: i calcari cambriani delle falesie di Masua e Pan di Zucchero, nell’Iglesiente, costituiscono le formazioni rocciose tra le più antiche della Sardegna e d’Italia.
Mesozoico: Punta Su Husidore, nel Supramonte di Oliena, maestoso complesso costituito dai calcari bioclastici del Giurassico superiore.
Cenozoico: le spettacolari balze della scoscesa costa di Villanova Monteleone, formata dai flussi piroclastici riolitico-dacitici del Primo Ciclo vulcanico oligo-miocenico.


