Il Mesozoico

I Tacchi calcareo-dolomitici giurassici, tipici del paesaggio ogliastrino; in più di 150 Ma l’erosione ha cancellato buona parte dell’estesissima piattaforma carbonatica giurassica risparmiando alcune formazioni tabulari di svariate dimensioni, come per esempio il solitario tacco minore di Perda Liana (in territorio di Gairo, a sinistra) e l’imponente Monte Tonneri (in territorio di Seùi, a destra), che emergono maestosi dal penepiano ercinico.


Durante il Mesozoico la Sardegna vive un periodo di una certa stabilità tettonica; l’evento principale si pone nel Giurassico medio quando, con l’apertura dell’Oceano ligure-piemontese (Tetide alpina) immediatamente ad est del blocco sardo-corso in posizione pre-rotazione, si ha l’impostazione del margine passivo sud-europeo a cui corrisponde una generalizzata trasgressione nell’area con l’instaurazione, fra la Sardegna e l’area pirenaico-provenzale, di un’estesa piattaforma carbonatica; è importante sottolineare che la posizione paleogeografica dell’allora Sardegna, in continuità col blocco europeo, è confermata da numerose evidenze tra le quali l’affinità di lithofacies e di biofacies con le coeve successioni del dominio pirenaico-provenzale.
La piattaforma carbonatica della Sardegna mostra peculiari differenze fra il settore occidentale ed orientale, dovute da un lato all’articolata morfologia del paesaggio post ercinico che ha dato adito alla presenza di un alto strutturale che si interponesse fra i due settori, dall’altro al fatto che la Sardegna orientale, prospiciente la Tetide alpina, manifesta una sedimentazione corrispondente ad un ambiente più aperto e strutturato per la presenza di bacini intra-piattaforma, mentre la successione occidentale si è deposta in un contesto di mare epicontinentale più protetto.
Lungo questa potente successione calcareo-dolomitica si identificano varie fasi regressive, registrate a livello regionale, con emersioni più o meno localizzate e identificate da depositi di ambiente lagunare, fluvio-lacustre, evaporitico fino a meramente continentale.

Vista aerea di Cala Luna; da notare i grottoni sulla spiaggia a destra, la laguna dietro la spiaggia formata dalle acque dolci che vengono bloccate dall’arenile che è molto spesso, la codula (gola) che arriva dall’entroterra verso la costa.

In questo lungo periodo andrà quindi formandosi l’ossatura carbonatica della Sardegna, indubbiamente uno degli spettacoli naturalistici più affascinanti dell’Isola e rinomata attrazione turistica fra la costa e l’entroterra.
A partire in senso orario da nord, rimanendo nelle aree morfologicamente più caratteristiche, si distinguono:
Sardegna nord-orientale. In Gallura, territorio per eccellenza del granito che contraddistingue il paesaggio in ogni direzione, risaltano particolarmente per il bianco dei loro calcari l’Isola Tavolara (Olbia) e Capo Figari (Golfo Aranci), i baluardi più settentrionali di quella che fu l’estesissima piattaforma carbonatica orientale della Sardegna.
Nelle Baronie, territorio formato in gran parte dai graniti e dalle rocce metamorfiche di medio e alto grado del Ciclo ercinico, risalta nel paesaggio il bastione calcareo del Montalbo, un massiccio montuoso dalle dimensioni imponenti, con una serie di creste che si susseguono per una lunghezza di circa 18 chilometri e che raggiungono mediamente i 1000 metri d’altezza, 1127 metri con le due vette gemelle Punta Catirina e Punta Turuddò. Poco più a sud, fra gli altopiani basaltici plio-pleistocenici e alla destra orografica del Fiume Cedrino, si erge solitario il Monte Tuttavista, un bellissimo monte di 806 mt d’altezza dalla forma vagamente trapezoidale, coperto da boschi fittissimi; è un’area oltre che panoramicamente anche geologicamente molto affascinante in quanto tutto intorno al potente nucleo calcareo mesozoico affiorano formazioni rocciose risalenti ad un arco di tempo fra il Cambriano ed il Quaternario recente; alle sue pendici sud orientali sono localizzate decine di cave dove si estrae il ricercato Marmo di Orosei, che nel tempo lo hanno d’altronde inesorabilmente segnato.

Montalbo, Punta Gurturgius (Siniscola); l’imponente dorsale carbonatica mesozoica in contatto con i micasciscti del Complesso metamorfico di medio grado.
Vista dal Montalbo dell’Isola di Tavolara, a 35 km di distanza, sembra un grande bastimento incagliato e adagiato su un fianco.
Monte Tuttavista, vista dal versante settentrionale sulla piana del Cedrino che si vede scorrere sinuoso nella sua piana a poca distanza dal paese di Galtellì., alle pendici del Monte.

Sardegna centro-orientale. In questa parte dell’Isola il paesaggio è indubbiamente dominato dal più vasto, potente e diversificato ambiente carbonatico sardo. La costa di Baunei e Dorgali affascina per le spettacolari falesie che si susseguono per quasi 40 chilometri con altezze da decine a centinaia di metri, continuamente segnate da spaccature, antri e grottoni di ogni dimensione fino alle spettacolari grotte carsiche, parzialmente visitabili, come quella del Bue Marino e del Fico; ogni tanto, ai piedi delle rupi, si depongono incantevoli spiaggette di ciottoli e sabbia, formatesi dai detriti franati e riposizionati dalle correnti, come Cala Mariolu, Cala Biriola, Cala dei Gabbiani mentre in altri casi la continuità del lungo muro calcareo viene decisamente interrotta da ampie spiagge come Cala Luna e Cala Sisine, con le rispettive lagune, e la più piccola Cala Fuili, tutte e tre formatesi per l’accumulo di importanti quantità di sedimenti (sabbia e clasti pluricentimetrici) portati dalle acque che scorrono nelle codule (gole) retrostanti, dopo aver solcato profondamente il territorio nell’entroterra raccogliendone i sedimenti e i disfacimenti durante i periodi di maggior piovosità.

Un compendio di bellezze caratteristiche della costa carbonatica di Baunei: Cala dei Gabbiani, della quale si intravede sulla destra il caratteristico grottone, e la costa a picco della parte più meridionale del Golfo di Orosei.
Cala Fuili, poco a sud di Calagonone (Dorgali); anche qui si nota l’uscita della retrostante codula.

Spostandosi nell’entroterra, i Supramonte di Urzulei, Orgosolo, Oliena, Dorgali e Baunei sono forieri di altrettanto affascinanti e maestosi paesaggi carbonatici, fra cime tormentate che superano mediamente i 1.000 metri d’altezza (oltre i 1.500 metri con il Monte Corrasi di Oliena) e un territorio segnato da un carsismo spettacolare: forre (per esempio Badde Pentumas, Oliena), doline (Su Suercone, Orgosolo; Tiscali, Dorgali), voragini (la più imponente è Su Sterru nell’Altopiano del Golgo, Baunei), grotte (Sa Oche, Su Bentu, Corbeddu, Oliena; S’Edera a Urzulei), canyon (Gola Gorropu, del Flumineddu, di Codula Orbisi), inghiottitoi, campi solcati, polje (Campu Donanigoro, Orgosolo/Dorgali; Campu Oddeu, Urzulei) e risorgive (come il rinomato e spettacolare Su Gologone, Oliena).

Spaccato del Supramonte calcareo: Gola Gorropu (confine fra Urzulei e Dorgali) in primo piano, sullo sfondo Punta Cusidore (Oliena).
Monte Novo San Giovanni (Orgosolo), è un tacco isolato nell’area sud occidentale del Supramonte calcareo, caratteristico per le numerose guglie che lo circondano e per le terrazzette sospese sulle sue pareti; alle spalle una vasta area di Supramonte nella quale si riconoscono le creste più occidentali del Supramonte, che terminano con il Monte Corrasi (Oliena) visibile sullo sfondo a sinistra mentre sulla destra si intravede la Gola Gorropu oltre la quale le cime di Monte Tului e Monte Bardia.
Punta Ispignadorgiu (1.232 mt, Urzulei), lembo più meridionale del vastissimo complesso carbonatico giurassico del Supramonte; sullo sfondo il paesaggio paleozoico (Monte Genziana, Gennargentu orientale) costituito principalmente dalle metarenarie, quarziti e filladi del Postgotlandiano.

Più a sud, nella Sardegna centro-orientale oltre il Gennargentu ed il corso del Flumendosa, un’altra ampia area deve la sua straordinaria bellezza alla sua storia geologica: i Tacchi dell’Ogliastra, del Sarcidano e della Barbagia; queste tipiche formazioni calcareo-dolomitiche giurassiche si ergono dal penepiano ercinico con le loro caratteristiche forme tabulari dalle pareti a strapiombo, spesso circondate da una foltissima vegetazione che ne ammanta anche la sommità; sono di dimensioni imponenti come il Monte Tonneri (Seùi), il Monte Tisiddu (Ulassai) o il Taccu Isara (Gairo) ma talvolta anche molto ridotte, veri e propri “relitti” isolati, testimoni della vecchia piattaforma carbonatica giurassica, tra i quali vanno ricordati il Monumento naturale Perda Liana (Gairo), Su Texile (Aritzo) e il Monte Tacchixeddu (Tertenia). Anche nei Tacchi il carsismo ha creato un paesaggio tipico ed innumerevoli bellezze naturali fra le quali vanno ricordate la Grotta Su Marmuri (Ulassai), Su Stampu de Su Turrunu (fra Seùlo e Sadali), le tantissime sorgenti e le numerose cascate che, sebbene effimere e legate a periodi piovosi, sono molto spettacolari, come la Cascata di Lequarci (Ulassai) le cui acque si raccolgono alla sommità del tacco per precipitare dalle rupi in maniera molto spettacolare.

Su Stampu de Su Turrunu, nella Foresta di Addoli (Barbagia di Seùlo), è un piccolo gioiello naturale; l’acqua che si raccoglie sulla sommità di questo tacco si è scavata un inghiottitoio che diventa risorgiva alla base del tacco stesso, formando un laghetto parzialmente coperto da un grottone.
Monte Tacchixeddu (Tertenia), dietro le pale del Parco eolico di Ulassai.

Sardegna nord-occidentale. Una delle morfologie più riconoscibili e fra i simboli naturalistici più noti dell’Isola è nell’algherese: lo spettacolare promontorio calcareo di Capo Caccia; lo rendono caratteristico le altissime falesie a strapiombo, le sue due “piccole” e inaccessibili Isole Foradada e Piana, la ricchezza di anfratti e grotte, tra le quali quella di Nettuno (visitabile giungendovi via mare oppure a piedi tramite la Escala del Cabriol) e quella Verde (dove sono stati ritrovati reperti, tra i quali graffiti, risalenti alle popolazioni nomadi del Neolitico antico sardo), la vegetazione a macchia mediterranea che ne ricopre la sommità e che contrasta col bianco delle rupi e il blu del mare che lo circonda; dal lato opposto di Capo Caccia si erge il “minore” ed altrettanto scenografico promontorio di Punta Giglio, che chiude a est il fiordo di Porto Conte.

Cala della Barca, Capo Caccia (Alghero), di fronte alla piccola insenatura la bellissima Isola Piana.

Triassico

Per decine di milioni di anni, a partire dal Permiano e fino al Triassico inferiore-medio, la Sardegna permane in un periodo di sostanziale continentalità e stabilità tettonica; la lunga e incessante erosione ha definito via via uno stato di penepiano generalizzato (penepiano ercinico) con la produzione massiccia di sedimenti, derivanti dallo smantellamento delle “recenti” formazioni post-erciniche, intercettati e deposti in conoidi, piane alluvionali e bacini fluvio-lacustri fino a transizionali-marini. Le successioni triassiche affiorano ad occidente nella Nurra, dove raggiungono il loro massimo spessore e rappresentatività, più limitatamente nell’Arburese (presso Scivu), nell’Iglesiente (Funtanamare) e nel Sulcis (Porto Pino); nella Sardegna centrale si rinvengono affioramenti in limitate aree del Gerrei (presso Escalaplano e il Lago Mulargia), della Barbagia (area di Seùi e Seùlo), dell’Ogliastra/Salto di Quirra (Ussassai, Perdasdefogu), del Sarcidano (Laconi, Gadoni, Nureci).
Questi depositi triassici della Sardegna trovano corrispondenza nelle facies dei bacini sedimentari europei (Buntsandstein, Muschelkalk, Keuper).

Formazione del Conglomerato del Porticciolo, Triassico inferiore, a centro foto arenarie rossastre a stratificazione incrociata. Cala Viola (Alghero)

Nel paesaggisticamente e geologicamente significativo tratto di costa della Nurra, fra Cala Viola e Torre Porticciolo, i depositi triassici del Buntstandstein (“Verrucano” sardo) si impostano con una discordanza di pochi gradi al di sopra dei sedimenti alluvionali-lacustri della Formazione permiana di Cala del Vino (appartenente al II Ciclo sedimentario permiano); questa discordanza, netta e riconoscibile a livello regionale, testimonia la totale erosione di una parte rilevante di successione del Permiano superiore-Triassico inferiore (Induano).
La successione del Triassico medio (III ciclo sedimentario) inizia con un sottile corpo conglomeratico dello spessore massimo di 10 metri: il Conglomerato del Porticciolo; questo corpo conglomeratico è formato per circa 2/3 da conglomerati matrice-sostenuti, composti da clasti costituiti quasi esclusivamente da quarziti (quarzo metamorfico) pluri-centimetriche, ben arrotondate, mentre nella parte superiore passa ad una unità di arenarie ciottolose, con stratificazione incrociata concava e planare; la facies sedimentaria corrisponderebbe ad un sistema fluviale a canali intrecciati. Al di sopra, in modo abbastanza netto, si sviluppa la successione delle Arenarie di Cala Viola, formata da arenarie rossastre da grossolane a fini alternate a peliti di ambiente fluviale che passano superiormente ad areniti siltose con abbondanti intraclasti piatti che suggerirebbero il passaggio ad una piana tidale (piana di marea) intersecata da canali di estuario; il tetto di questa successione non affiora a causa di una faglia che ha eliso tutto il Muschelkalk e che mette a contatto le Arenarie di Cala Viola direttamente con il Keuper.

Tratto di scogliera fra Torre Porticciolo e Torre Bantine ‘e Sale con evidenza dei depositi del Triassico.

Infatti nel Triassico medio-superiore il mare inizia la sua trasgressione inizialmente nella parte occidentale dell’Isola per poi estendersi verso est. Sul basamento e, localmente, sui depositi continentali-transizionali del Buntsandstein affiorano le successioni calcareo-dolomitiche di piattaforma prossimale (Muschelkalk), più o meno ricche di fossili e bioturazioni e normalmente discordanti sul basamento metamorfico; queste successioni sono ben esposte a Monte Santa Giusta (SS), Punta del Lavatoio e Ghiscera Mala (nell’Algherese) dove la successione calcareo-dolomitica evolve ad una sedimentazione tipica di ambienti evaporitici-sopra-tidali (Keuper, Triassico medio-superiore).
Nella Sardegna centrale (presso Escalaplano, Laconi, Orroli, Perdasdefogu..) affiorano, in discordanza sul basamento metamorfico o sui residuali bacini molassici carbonifero-permiani, limitate successioni del Triassico medio; di questi tempi (Anisiano-?Ladiniano inferiore) la paleogeografia della Sardegna centro-orientale era caratterizzata dalla presenza di un alto strutturale (Alto strutturale tettonico della Barbagia) che formava un arcipelago con grandi isole nelle acque della Tetide alpina in espansione; la subsidenza dell’area posta in estensione e l’aumento del livello eustatico fanno si che l’arcipelago venga gradualmente sommerso e a questa evoluzione corrispondono le varie lithofacies che vanno a disporsi e a succedersi prima lungo i margini e poi direttamente sui terreni dell’arcipelago in via di annegamento; la Formazione di Escalaplano corrisponde ad ambienti continentali-transizionali che vanno da conoidi alluvionali ridotte e sottili ad ambienti inter-tidali con sparsi laghetti effimeri, stagni salmastri e probabili ingressioni marine di lieve entità; la Formazione di Monte Maiore segue invece un trend trasgressivo che evolve da ambiente supra-tidale tipo sabkha verso condizioni di piana di marea e laguna poco profonda, fino a condizioni più francamente marine.
Le successioni del Triassico superiore-Giurassico inferiore sono state probabilmente totalmente smantellate e gli unici affioramenti sono rinvenibili nella Nurra.

Giurassico e Cretacico

Perda Liana (1.293 mt. s.l.m. – Gairo), testimone dell’erosione in tempi geologici della copertura carbonatica meso-giurassica, è stato insignito del titolo di monumento naturale nel 1993.

Il Giurassico medio vede l’apertura dell’Oceano ligure-piemontese (Tetide alpina) immediatamente ad est del blocco sardo-corso in posizione pre-rotazione, con l’impostazione del margine passivo sud-europeo; la Sardegna e una buona parte dell’area pirenaico-provenzale subiscono una generalizzata trasgressione con l’impostazione di un’estesa piattaforma carbonatica che, come riportato in precedenza, mostra differenze peculiari fra il settore occidentale ed orientale dell’Isola, dovute all’articolata morfologia del paesaggio post ercinico che ha dato adito alla presenza di un alto strutturale che si interponesse fra i due settori; inoltre, nella Sardegna orientale prospiciente la Tetide alpina, la sedimentazione rispecchia un ambiente più aperto e strutturato per la presenza di bacini intra-piattaforma, mentre la successione occidentale si è deposta in un contesto di mare epicontinentale più protetto. A cavallo fra Il Giurassico superiore ed il Cretacico inferiore si evidenzia un evento regressivo di origine tettonica registrato a scala regionale; nella Sardegna Orientale (nel Titoniano inferiore) e in quella occidentale (nel Barriasiano) è segnalato un orizzonte sedimentario marnoso e ipoalino corrispondente ad ambienti lacustri e lagunari, con sedimentazione di ambiente paralico caratterizzata da promiscuità di correnti d’acqua dolce e marina che si alternano ed influenzano reciprocamente (Facies purbeckiana).
Fra il Cretacico inferiore e superiore è testimoniato un altro evento regressivo (Fase austriaca) che nella Nurra si manifesta con un persistente orizzonte bauxitico (corrispondente ad ambiente evaporitico) in leggera discordanza, mentre nella Sardegna orientale coincide con un orizzonte conglomeratico trasgressivo, anch’esso discordante e che per la maggior prossimità al margine passivo dell’Oceano ligure-piemontese e quindi a condizioni più pelagiche, rispecchia una fase regressiva meno incisiva e localizzata nelle aree di piattaforma a minor batimetria. La fine del Cretacico, in seguito probabilmente ai movimenti tettonici della Fase laramica, vede una generale regressione che durerà circa 10 milioni di anni fino all’Eocene inferiore.

Sardegna occidentale

L’imponente falesia all’estremità meridionale di Capo Caccia (Alghero), dove ha sede l’omonimo faro, composta dai depositi carbonatici di piattaforma del Cretacico superiore.

Nella Sardegna occidentale la piattaforma carbonatica mesozoica si estendeva dalla Nurra verso sud (Golfo di Palmas) parallelamente all’attuale costa, collegandosi con le coeve piattaforme provenzale e catalana con le quali mostra numerosi similitudini sedimentologiche, stratgrafiche e paleontologiche; la Nurra è la regione che presenta, in continuità stratigrafica sui sedimenti permiano-triassici, la successione più completa del periodo, con potenza complessiva dell’ordine di centinaia di metri; la Penisola di Capo Caccia infatti mostra le migliori esposizioni offrendo sezioni relativamente continue anche se sovente interrotte da faglie, imputabili soprattutto alla tettonica oligo-miocenica, che ha sbloccato la successione carbonatica. Seppur limitatamente e con spessori minori, il periodo giurassico-cretacico occidentale è presente anche nel Sulcis (Porto Pino, Isola di Sant’Antioco).
La presenza di flussi detritici a grani di quarzo, provenienti dallo smantellamento del basamento paleozoico, presenti in tre livelli ben datati entro i calcari del Giurassico inferiore e medio della Nurra, evidenzia un’attività tettonica distensiva; lo spessore e la composizione del livello più recente (Bajociano) potrebbe corrispondere ai coevi depositi continentali pre-trasgressivi della Sardegna centro-orientale (Formazione di Genna Selole, vedi oltre). La successione fino al Giurassico medio, corrispondente ad ambienti lagunari protetti a bassa energia e salinità variabile con episodi di tempesta fino ad ambienti di più alta energia, è principalmente composta da calcari oolitici, bioclastici, a oncoidi, micritici, con livelli marnosi e marnoso calcarei lungo la successione che spesso è abbondamente fossilifera (echinodermi, bivalvi, gasteropodi, brachiopodi, coralli, foraminiferi, ammoniti); dal Bathoniano (Giurassico medio) si instaurano condizioni più francamente marine alle quali corrisponde una successione molto potente di calcari micritici (fossiliferi) e dolomie (sterili); il Giurassico termina con i depositi regressivi calcareo marnosi di ambente lagunare-lacustre con carofite e ostracodi corrispondenti alla Facies purbeckiana.

Punta Giglio, spartiacque fra la Rada di Alghero e la Baia di Porto Conte, è composta da calcari e dolomie del Giurassico fino al Cretacico inferiore.

Nel Cretacico inferiore si torna nuovamente ad ambienti di mare aperto e poco profondo con scogliere, a salinità normale, testimoniati da successioni, spesse fino a 350 metri, monotone e molto omogenee di calcari oolitici e bioclastici e da calcari dolomitici e marnosi con vari ed abbondanti fossili lungo tutta la sezione (Facies Urgoniana).
Nel Cretacico medio si osserva un’interruzione erosiva corrispondente ad una generale emersione per cause tettoniche, durata fino all’inizio del Giurassico superiore (Turoniano) e correlabile con la Fase austriaca; cospicue porzioni della serie mesozoica sono erose in questa fase (carsismo) determinando una superficie alquanto articolata dove si accumulano depositi bauxitici (sfruttati anche industrialmente come nei depositi nei dintorni di Olmedo) che rispecchiano condizioni climatiche caldo-umide di tipo tropicale e sub-tropicale. Al Turoniano-Coniaciano corrisponde il ritorno a condizioni significativamente trasgressive che vanno da mare protetto, con deposizione di calcari micritici, a mare più aperto e ad alta energia, con deposizione di calcari bioclastici, fino ad ambienti che localmente corrispondono al margine della scarpata. Il Cretacico finale segna quindi il ritorno a condizioni di emersione (Fase laramica).

Calcari del Cretacico superiore sulla cima di Monte Murone (Alghero); alle spalle il Monte Doglia (435 mt. s.l.m.) caratterizzato invece dalla successione carbonatica giurassica.

Sardegna Orientale

Su Pitzu de Porcu ‘e Ludu (Jerzu) è un tipico esempio di Tacco ogliastrino residuo della piattaforma carbonatica meso-giurassica che poggia sul penepiano ercinico.

La successione è composta da formazioni rocciose calcareo-dolomitiche, alcune parzialmente eteropiche (transizione laterale tra sedimenti diversi deposti nello stesso tempo geologico), con estensione, potenza, composizione e carattere di deposizione molto vari a seconda delle diverse aree; questo è dovuto alla paleogeografia del periodo che sembrerebbe caratterizzata da un alto relativo situato al centro del Golfo di Orosei (fra Cala Luna e Genna Ramene) bordato da due aree depresse, relativamente poco profonde, poste rispettivamente a Nord (Bacino/i di Dorgali-Tuttavista) e a Sud (Bacino di Baunei).
Recentemente sono stati ridefiniti i tre classici cicli trasgressivo-regressivi giurassici, privilegiando il significato paleoambientale delle lithofacies piuttosto che le caratteristiche litologiche:
Primo ciclo (Batoniano-Calloviano, Giurassico medio); i termini più antichi della successione giurassica della Sardegna orientale poggiano in discordanza sul basamento paleozoico e localmente, nell’area dei Tacchi, al di sopra di paleo-suoli determinatisi nella precedente lunga fase di continentalità in clima caldo-umido; questo primo ciclo inizia i con sedimenti continentali-transizionali (conoide, piana alluvionale fino a peri-litorali) della Formazione di Genna Selole, in strati discontinui sia in affioramento che in spessore (massimo 27 metri rilevati presso Perdasdefogu) e costituiti prevalentemente da conglomerati con intercalazioni arenacee ed argillose (con all’interno di queste ultime resti di piante e materiale organico di ambiente lacustre) che evolvono verso l’alto a depositi di litorale; superiormente si passa quindi alla sedimentazione marina di piattaforma poco profonda della Formazione di Dorgali, affiorante estesamente, sebbene con spessori variabili, nell’area dei Tacchi (Sarcidano, Salto di Quirra, Ogliastra), nel Montalbo, Monte Tuttavista e nel Supramonte interno e marino nei loro bordi occidentali; questa formazione, nella quale sono segnalate varie presenze fossili (brachiopodi, foraminiferi, ammoniti..) è composta alla base da arenarie dolomitiche che evolvono alla sommità in dolomie brune, compatte, e corrisponde ad un ambiente di scogliera; la regressione alla fine del primo ciclo è testimoniata dalla discontinuità al tetto della Formazione di Dorgali, localmente con Fe-hard grounds.

Versante orientale della Codula di Luna, nel Supramonte di Baunei; la foto permette di identificare le successioni carbonatiche mesozoiche tipiche della Sardegna centro-orientale. La spaccatura carsica a centro foto è la Gola di Gorroppeddu.

Secondo ciclo (Oxfordiano-Titoniano inferiore, Giurassico superiore); si instaura una marcata differenziazione degli ambienti deposizionali di piattaforma, la cui produttività va da prevalentemente oolitica a oolitico-bioclastica con ampio sviluppo di margini biocostruiti; l’interpretazione di queste facies ha evidenziato la presenza di una rampa carbonatica impostata a partire dall’Oxfordiano sull’alto carbonatico centrale che degrada a piccoli bacini con facies fini stratificate (calcilutiti) di rampa medio-distale sia verso Nord (Calcari di S’Adde; p. es. Monte Tuttavista) che verso Sud (Formazione di Baunei). Il passaggio ai soprastanti massivi depositi di reef della Formazione di Monte Tului è abbastanza netto e caratterizzato dalla comparsa di facies calcarenitiche, risedimentate, ad ooidi e crinoidi; nella porzione settentrionale del Golfo di Orosei, da Codula di Luna fino a M.te Tuttavista, questa formazione poggia direttamente sulla Formazione di Dorgali. Il secondo ciclo termina con una regressione a scala regionale testimoniata da conglomerati a supporto clastico costituiti da clasti sino a decimetrici di carbonatici poligenici alternati ciclicamente a facies carbonatiche fini e peritidali con fenestrae, mud-cracks e livelli stromatolitici rinvenuti al tetto della F.ne di Tului; in associazione alle facies d’emersione si rinvengono depositi di laguna protetta con influenza di acque dolci, come testimoniato dal ritrovamento di oogoni ed internodia di alghe caracee unitamente ad associazioni oligotipiche a gasteropodi ed ostracodi (Formazione di Urzulei) mentre nell’area depocentrale dei bacini persiste la sedimentazione di prevalenti fanghi carbonatici.

Vista aerea del Nuraghe Mereu (Orgosolo) e sullo sfondo l’imponente Gola di Gorropu, dove affiorano i carbonati dal Giurassico al Cretacico.

Terzo ciclo (a cavallo fra Giurassico e Cretacico); l’inizio della sedimentazione della terza piattaforma carbonatica è un evento regionalmente diacrono dal Titoniano Superiore al Berriasiano basale; vi corrisponde principalmente la Formazionde di Monte Bardia, tipica formazione di scogliera, ricca di fossili, la cui evoluzione va da ambiente sub-tidale poco profondo, con deposizione di calcari a componente bioclastica, ad ambienti a grande energia con deposizione di calcareniti ben elaborate e ooliti, fino a inter-supratidale, con calcari e calcari marnosi finemente stratificati e con strutture di essiccamento; la formazione termina con una superficie di discontinuità corrispondente ad una lacuna stratigrafica che fa da transizione agli ambienti paralici e salmastri della Facies purbeckiana, nota localmente come Orizzonte di Orudè e datata al Barriasiano, la cui successione consiste in marne e calcareniti marnose.

Ingresso dell’affascinante Grotta Sa Oche (Valle di Lanaitto, Oliena), testimonianza del carsismo molto attivo, tuttora, del Supramonte.
Le meravigliose falesie della costa di Baunei, imponenti testimoni della piattaforma carbonatica giurassico-cretacica.

Al di sopra di questo orizzonte purbeckiano, la successione del Cretacico inferiore è legata ad un ambiente transizionale e di piattaforma esterna poco profonda ad alta energia, con deposizione di calcari argillosi (tra i quali si identificano hard ground) e bioclastici grossolani che evolve in biocalcareniti più fini, non stratificate, fino a calcareniti bioclastiche di ambiente di scogliera coralligena (Facies urgoniana) ; nel periodo meso-cretacico la Sardegna orientale, più prossima al margine passivo dell’Oceano ligure-piemontese rispetto al settore occidentale, risente prima ed in misura minore della regressione legata alla Fase austriaca (che trova equivalenza anche in Provenza) che è più tardiva ed evidente a W. Il Cretacico superiore affiora solo in alcune località (per esempio al Monte Tuttavista, al Monte Uddè nel Supramonte di Oliena, nella Gola Gorropu) ed è riferibile ad un ambiente di piattaforma esterna prossima alla scarpata (ambiente pelagico).

Con la fine del Cretacico si manifesta una generale regressione ed un periodo di continentalità che durerà fino all’Eocene inferiore (Fase laramica).

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