Supramonte di Oliena
Supramonte di Oliena

Nella sua lunga storia geologica la Sardegna, all’inizio del Mesozoico, è “appena” uscita dal lungo Ciclo Ercinico tardo paleozoico che le ha strutturato le fondamenta, con un basamento cristallino, e la superficie con rilievi che si trovano ormai in una progredita fase di peneplanazione. Tra il Giurassico medio e la fine del Cretacico l’Isola fu quasi del tutto sommersa da un basso e caldo mare tropicale nel quale per circa cento milioni di anni si sviluppò una imponente piattaforma carbonatica. All’inizio del Cenozoico, sollevamento ed emersione diedero il via allo smantellamento di buona parte di questo dorso calcareo-dolomitico che in 60 milioni di anni, tramite erosione, carsismo e tettonica (faglie, basculamenti e sollevamenti), si è ridotto ai lembi che osserviamo attualmente in alcune aree dell’Isola. Questi territori calcarei emersi, ora ad altitudini anche considerevoli, costituiscono le rilevanze paesaggistico-naturalistiche tra le più apprezzate ed iconiche della Sardegna, come il comprensorio di Capo Caccia nel nordovest, l’Isola Tavolara e il Montalbo nel nordest, i Tacchi e il Supramonte nella parte centro-orientale dell’Isola.
Il Supramonte e i Tacchi sono di gran lunga gli affioramenti più estesi ma, in termini di continuità geografica, il Supramonte è il blocco più imponente e variegato morfologicamente, dove la tettonica ha spinto lembi di piattaforma alle quote più elevate e il carsismo ha creato tra i sistemi carsici più rilevanti d’Europa ed una moltitudine di macro e micro forme spettacolari. Il Supramonte è suddiviso fra i territori di Urzulei, Baunei, Dorgali, Orgosolo e Oliena e a quest’ultima corrisponde la parte nordoccidentale del maestoso complesso calcareo-dolomitico, che si sviluppa su una superficie di più di 3.600 ettari e include le vette più alte del Supramonte, la maggiore delle quali è il Corrasi con 1.463 m.

Di seguito è descritto il magnifico itinerario (a questo link la mappa con i dettagli), sentiero CAI 405, che attraversa il Supramonte di Oliena da ovest ad est ovvero dalle creste occidentali presso Ishala ‘e Pradu (quota 1.215 m) giù verso la valle di Sovana (quota 660 m) e quindi Lanaitho (quota 450 m), per un totale di circa 8 km; molte sono le varianti che fin dall’inizio del percorso, ed in vari punti nel suo prosieguo, si diramano verso altre destinazioni del Supramonte, in particolare di Orgosolo e Dorgali con i quali confina il territorio di Oliena. Il punto di attacco del 405, in località Ishala ‘e Pradu, si raggiunge tramite la bellissima carrareccia sterrata che dal paese di Oliena, con una lunga serie di tornanti, risale il boscoso versante occidentale del Supramonte fino alla località Tuones, a quota 1.025 m. Questo primo tratto si può effettuare in auto con l’accortezza di lasciare un’altra macchina alla fine del percorso, a Lanaitho, perchè l’itinerario non è ad anello; si può considerare di farsi accompagnare da una guida, scelta vivamente consigliata sia se non si ha confidenza col Supramonte, sia perchè l’esperienza ne guadagna logisticamente e culturalmente (informazioni e aneddoti non mancheranno) oltre a farci scoprire con piccole deviazioni luoghi che altrimenti non avremmo visitato e che solo chi conosce alla perfezione il luogo può svelarci.


Da Tuones si prosegue a piedi per 1,5 km lungo la medesima sterrata (sentiero CAI 401) che ora esce definitivamente dal bosco e, con qualche altro tornante, copre gli ultimi 200 m di dislivello fino a scavallare l’imponente bastione a quota 1.215 m presso Ishala ‘e Pradu. Durante questo primo tratto in salita (l’unico del tragitto) camminiamo al di sotto delle alte ed aspre creste occidentali del Supramonte di Oliena, nello specifico Punta Ortu Camminu (1.331 m), Punta Carabidda (tradotto “faccia al paese”, 1.321 m) e, appena poco più a sud, Monte Corrasi; dall’altro lato ci godiamo il panorama sottostante che spazia dalle pendici settentrionali del Gennargentu alla Barbagia, con ii paesi di Orgoslo, Oliena e Nuoro, e verso nord all’orizzonte sui monti del Marghine e del Goceano.

Una scala o iscala o ishala (in alcuni paesi della Barbagia come Oliena e Orgosolo la lettera h sostituisce in certi casi la lettera c in quello che è definito comunemente “colpo di glottide”) è una via d’accesso montana, spesso difficoltosa e ardua, ricavata nella morfologia dei versanti; sarà stata così, un tempo, Ishala ‘e Pradu che nello specifico raffigura nel nome la via d’accesso alla vallata che un tempo era un pascolo (pradu), come testimonia la presenza di antichi ovili. La vediamo di fronte a noi questa ampia valle di Pradu che discende fra i costoni calcarei di Punta Carabidda e del Corrasi, la si può discendere per un pezzo ma infine essa termina con una gola impervia che non ospita una via facilmente praticabile per discendere verso Sovana. Da Ishala ‘e Pradu il sentiero 401 prosegue in direzione sud verso la cima del Corrasi mentre noi proseguiamo imboccando il sentiero 405 con direzione nordest, in leggera salita verso la sella di Sos Ostis, tra Punta Carabidda/Punta Ortu Camminu e Punta Sos Nidos.

Il sentiero è sempre evidente e privo di difficoltà, ci si può quindi concentrare sui panorami circostanti, ammirare la mole del Corrasi e i bianchi versanti calcarei punteggiati da alberelli di ginepro, immergendosi nell’atmosfera così tipica del Supramonte; dopo poco più di un chilometro, in località Sos Ostis (tradotto gli aceri, forse un tempo presenti, o anche in riferimento al cognome di chi ne era anticamente proprietario), siamo alle pendici di Punta Sos Nidos che con i suoi 1.348 m è la seconda cima del Supramonte di Oliena dopo il Corrasi; poco oltre, quasi a sud di Sos Nidos, è possibile avvicinarsi, cautamente perchè non recintata, alla cavità carsica di Nurre Sas Palumbas (la voragine dei colombi) che si apre improvvisamente nascosta fra alcuni roccioni.




Il sentiero prosegue a fianco di Sos Nidos della quale si ammira la bancata calcarea che mostra superfici rugose, frastagliate, appena mitigate da qualche chiazza verde; camminiamo fra basse collinette rocciose e piccoli spiazzi erbosi fino a percorrere una stretta vallecola delimitata da roccioni, con alberelli di ginepro tra i quali spicca un grande leccio, giungendo quindi in località Vilithi Vilithi (1.130 m, 700 m circa da Nurre Sas Palumbas) col suo bellissimo pinnettos e grande recinto per le capre ancora in perfetto stato; questo vecchio e iconico ovile ha visto passare migliaia di escursionisti appassionati di questi scenari spettacolari negli ultimi decenni, ma si può ben capire quale sacrificio fosse lavorare un tempo in queste remote aree, dove non si poteva andare e venire a piacimento dal paese e si conduceva localmente una vita dedita al bestiame e alla produzione dei prodotti che vi si ricavava con poche evenienze per allontanarvisi.



Lasciato Vilithi alle spalle, dopo un centinaio di metri scolliniamo e la vista si apre sul versante che scende più deciso, lasciandoci vedere la sottostante piana di Sovana oltre la quale si parano i contrafforti calcarei alle spalle di Lanaitho, quelli del Supramonte di Dorgali; a sinistra vediamo emergere la parte alta di Punta Su Husidore verso cui ci dirigiamo in un contesto differente da quello appena visto; la morfologia abbandona quei campi ampi sui quali abbiamo camminato finora e il sentiero ricalca il versante scosceso di Punta Sos Nidos mentre alla nostra destra una bassa valle va degradando velocemente su Sovana. Fra questi paesaggi così aspri, per quanto estremamente affascinanti, quello che colpisce sono le mille forme dei ginepri che da arbusti si fanno alberelli con tronchi dritti o contorti, vegetano abbondantemente in un’area che evidentemente è più protetta rispetto alle zone più aperte a quota più alta.








Il sentiero prosegue in sensibile discesa e nell’avanzare si fa sempre più visibile la maestosa mole di Su Husidore, le cui pareti a strapiombo, ad ovest e a nord, sono meta di molti arrampicatori; giungiamo quindi nel pianoro di Orgoi, costituito dai detriti di falda provenienti dal monte, a quota 940 m circa dopo aver percorso poco più di 3 km da Ishala ‘e Pradu. Il toponimo Orgoi indica un luogo umido o dove vi sono sorgenti e, infatti, proprio alla base del Husidore e facilmente raggiungibile è sita la Grotta Orgoi, sul fondo della quale si può trovare sempre acqua che nei periodi meno secchi stilla anche dal soffitto, cosa di estrema importanza in un territorio carsico come il Supramonte; nella parte ovest del pianoro, addossato a una grande roccia, c’è il bel pinnettos di Orgoi e proprio dalle sue spalle arriva qui il sentiero che risale, in forte pendenza, tutto il fianco settentrionale del Supramonte, immettendosi nel sentiero 405 e proseguendo verso Sovana.




Il sentiero prosegue da Orgoi verso l’altopiano di Sovana, discende velocemente il versante del Husidore con direzione ovest per circa 600 m e piega di 90° verso sud (destra) in corrispondenza del bordo nordorientale dell’altopiano che si raggiunge velocemente a quota 680 m. Sovana è un luogo altamente suggestivo e accogliente, delimitato dagli alti contrafforti calcarei a nord e ad ovest, che la proteggono dal maestrale, mentre verso sud la vallata degrada nella direzione di quello che era un tempo il deflusso delle acque meteoriche che, 500-600 metri più a sud, confluivano nella impervia gola di Badde Pentumas; in questo pianoro dalle caratteristiche morfologiche e climatiche favorevoli esisteva un tempo il villaggio nuragico che ha dato nome al luogo, come testimoniano i grandi ammassi delle pietre che costituivano le capanne, accatastate nella parte settentrionale e centrale del pianoro da parte dei pastori nell’intento di rendere più favorevole il terreno per il pascolo e ancora oggi a Sovana vi sono mucche, maiali e qualche asinello.



D’istinto si andrebbe a curiosare per la valle per quanto ogni angolo sia d’ispirazione, risalendo in direzione del Corrasi o discendendo verso Badde Pentumas per ammirarne il tratto iniziale; ci sono luoghi nei Supramonte che si distaccano dai campi calcarei e dalle forme carsiche per la il loro essere più bucolici, mi vengono in mente la vicina Lanaitho, Fennau e Campu Oddeu a Urzulei, Hampu de Donianiharu o Hampu su Mudelhu a Orgosolo, ognuno ha le sue atmosfere e il proprio circondario che le rendono speciali negli ambienti dei Supramonte. Da Sovana imbocchiamo il sentiero che sale la bassa altura calcarea alle nostre spalle (est), risalita la quale ci concediamo un’ultima impagabile vista sulla sottostante valle e il complesso calcareo-dolomitico dal quale siamo discesi.




Si raggiunge velocemente il Huvile Orthini (quota 680 m), costituito da un cuile e un recinto edificati in blocchetti di calcare a secco, e da qui proseguiamo in direzione nordest su terreno calcareo, in prevalenza campi solcati, fra la vegetazione. Abbiamo iniziato la discesa della schiena calcarea meridionale del Supramonte di Oliena, limite ovest della valle di Lanaitho, che ci porterà a perdere in totale circa 500 m di quota lungo poco meno di 4,5 km. Il sentiero, causa il fondo roccioso, non è quasi mai visibile, situazione nella quale con una guida tutto è più semplice, ma sono di aiuto le bandierine dipinte sui roccioni e, ancora meglio, una traccia GPS da seguire. Davanti a noi, verso valle, iniziano subito i panorami su Lanaitho e la cordigliera calcarea che la delimitano ad est, in territorio di Dorgali; dopo circa 700-750 m da Orthini raggiungiamo il bivio per una veloce deviazione (a destra per 200 m) verso Huvile S’Aruledda, con pinnettos e un bellissimo ovile con copertura in rami di ginepro, e a poca distanza da questo si può raggiungere, se si conosce la posizione, un belvedere sulla sottostante Badde Pentumas, una gola stretta e profonda fino a 150 m meta di appassionati scalatori.





Torniamo sui nostri passi fino al bivio e proseguiamo ancora in discesa per 160 m circa fino a che il sentiero prende decisamente a nord seguendo più o meno le isoipse con minore pendenza, camminiamo sempre su roccia e a tratti il sentiero è più visibile e non si fa fatica a mantenere la direzione; dopo circa 350 m dal cambio di direzione passiamo il Huvile S’Uscradu (quota 425 m; il nome indica un luogo in cui è stato utilizzato il fuoco per il debbio), col suo pinnettos in ottime condizioni, e dopo 500 m il Huvile Sa Ihu (quota 370 m), nei pressi del quale è presente una risorgiva, caso raro in territorio carsico; da Sa Ihu il sentiero comincia e tendere via via verso nordest e dopo 900 m si giunge in località Marghine Ruja, un costone trasversale costituito da calcari giallo-rossicci; siamo giunti al termine della traversata del Supramonte di Oliena, oltrepassato Marghine il sentiero termina in corrispondenza di un ovile con una bella struttura dove, prenotando si può mangiare. Proseguiamo su carrareccia sterrata per altri 500 m e giungiamo infine a Lanaitho.
















































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































