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Cento e più Torri

Magari non identitarie e numerose come i Nuraghe, che sono il simbolo per eccellenza della Sardegna e che sono stati eretti a migliaia, le cento e più Torri costiere della Sardegna sono comunque un lascito importante del lungo e travagliato periodo medioevale e si susseguono quasi ininterrottamente lungo le coste dell’Isola oramai perfettamente integrate nel contesto paesaggistico-naturalistico.

Sistema difensivo del breve (6 km) ma strategico tratto di costa settentrionale algherese che per il terreno sub-pianeggiante alle spalle garantiva una veloce penetrazione verso la Nurra meridionale e Alghero

Il complesso delle Torri costiere della Sardegna è l’evoluzione di un sistema di osservazione e avvistamento congiunto, presente in maniera primordiale già a partire dall’epoca dei Giudicati nel VIII secolo, contro le incursioni piratesche che con razzie fin nell’entroterra o agguati a navi mercantili lungo la costa sono state lungamente il flagello principale per le popolazioni prossime al mare.

Torre Porticciolo (Alghero, Nurra)

Il primo sistema di avamposti d’avvistamento e difesa operativo contro i saraceni venne ulteriormente sviluppato e perfezionato dagli Aragonesi a partire dalla seconda metà del 1500, quando le incursioni dei corsari barbareschi erano diventate oramai quotidiane; fondarono appositamente la Reale Amministrazione delle Torri, supervisionata fin dall’inizio da Marco Antonio Camos, che doveva occuparsi di scegliere i migliori siti dove erigere nuove torri, ripristinare/potenziare le pre-esistenti (che il G. F. Fara attesta in un numero di 43 torri o simili), manutenere le strutture, coordinare e gestire le necessità logistico-militari dell’intero sistema difensivo.
Per definizione le torri sono erette nei punti più panoramici lungo le coste dell’Isola, talvolta siti remoti e difficilmente raggiungibili, oppure sono insediate a ridosso di obiettivi sensibili quali approdi, saline, miniere, estuari di fiumi; per mantenere le comunicazioni oltre ostacoli naturali sui quali non era possibile costruire una torre, venivano utilizzate le così dette “guardie morte” o atalayas, ovvero semplici sentinelle e staffette che avrebbero dovuto ricevere e inoltrare eventuali segnali ricevuti fra torri non in comunicazione visiva diretta.

Quasi tutte le torri sono di pianta circolare e prospetto cilindrico o più spesso tronco-conico, adatte a fornire una resistenza maggiore contro eventuali colpi di artiglieria sopratutto grazie al cospicuo spessore delle mura perimetrali che variavano da un minimo 1,5 m nelle torri minori fino a 4 m e oltre in quelle da difesa pesante; i materiali da costruzione erano reperiti fra quanto disponibile localmente (calcare, basalto, granito, scisto..), i blocchi venivano cementati con la calce ed il tutto poi intonacato.
Di norma l’ingresso della torre, il boccaporto, è posizionato diversi metri dal suolo e vi si accedeva tramite scale a pioli o a corda che potevano essere retratte in caso di attacco da terra; le strutture minori, dedicate esclusivamente all’avvistamento e comunicazione, avevano un accesso diretto alla terrazza superiore (piazza d’armi) dov’era posizionata una botola per accedervi dall’interno; le torri avevano un’unico locale, per quanto magari ampio, e solo una dozzina fra le torri più grandi si sviluppano su due livelli interni mentre la parte inferiore della costruzione poteva ospitare una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana tramite una botola sul tetto.

Torre di Punta Foghe (Tresnuraghes), si nota il boccaporto ad oltre tre metri d’altezza
Torre San Giovanni di Sarrala (Tertenia) vista aerea dove risalta la piazza d’armi

Le attività principali avvenivano nella piazza d’armi alla quale si accedeva tramite scala ricavata nel o lungo il muro perimetrale e sulla quale era di norma posizionata la mezzaluna, struttura coperta semicircolare in giunchi, canne o anche muratura, che dava ricovero a personale e munizioni; nelle torri armate qui venivano posizionati i cannoni e le postazioni di tiro di spingarde e fucili mentre in tutte le torri la piazza d’armi era il luogo dal quale innanzitutto si sorvegliava lo specchio di mare e costa assegnato e dal quale si comunicava e ci si coordinava con gli avamposti o villaggi della zona, spesso distanti fra loro decine di chilometri; per permetterne la reciproca comunicazione si utilizzavano segnali codificati di fumo, durante il giorno, oppure tramite fuochi, durante la notte; sulla piazza d’armi erano infatti posti i bracieri nei quali venivano bruciate stoppe umide e bitume per generare le grandi quantità di fumo che dovevano essere visibili e chiaramente decodificabili da grandi distanze; segnali ottici e staffette erano inoltre impiegabili secondo necessità.

Il comando della torre era affidato ad un alcaide, un comandante veterano scelto dal Vicerè, alle quali dipendenze erano un numero di soldati variabile a seconda della vocazione della torre; queste, in relazione alla mole, alla posizione e vicinanza rispetto ad obiettivi sensibili, al tipo di armamento e di uomini di provvigione, si distinguevano in tre tipologie:

  • De Armas o Gagliarda per difesa pesante, diametro medio fino a 18 metri ed altezza maggiori di 12 metri, possedevano 3/4 cannoni di grosso calibro, spingarde e fucili ed erano presidiate da un Alcaide, un artigliere e 5/6 soldati.
  • Senzillas per una media risposta difensiva, diametro di una dozzina di metri ed altezza media di dieci metri, possedevano un paio di cannoni di medio calibro, spingarde e fucili ed erano presidiate da un Alcaide, un artigliere e 3/4 soldati.
  • Torrezillas per sola osservazione e comunicazione, diametro di cinque/sei metri ed altezze medie di sette metri, erano presidiate da un paio di soldati armati con soli fucili, se non disarmati.

Delle 105 Torri costiere censite nel tempo alcune sono ormai solo un rudere, altre si presentano in diversi stati di conservazione finanche molto buoni grazie ai recenti restauri e all’inquadramento di alcune torri in Sa Conservatoria de sas Costeras de sa Sardigna (Conservatoria delle Coste della Sardegna) che ha il compito di gestire e tutelare il patrimonio costiero dell’Isola.

Qui sotto la mappa con l’ubicazione delle Torri costiere delle quali ho almeno una foto che la ritragga nel contesto in cui è costruita; segue la descrizione di ogni Torre percorrendo la costa da Nord ovest in senso antiorario, l’anno a cui si fa riferimento nella descrizione delle singola unità è quello in cui se ne trova la prima traccia in documenti storici.

Isola Asinara

L’Asinara conserva attualmente (da sud a nord) le torri di Trabuccato (1609), Cala d’Oliva (1611) e Cala d’Arena (1611), anche se potevano esservene una a Punta Scorno dove attualmente c’è il faro; tutte e tre sono di tipologia senzillas, poste in concomitanza di rade e approdi sabbiosi sensibili a sbarchi della pirateria, lungo la costa prospiciente il Golfo dell’Asinara (est) ed in collegamento visivo con le torri di Castelsardo, Porto Torres e Stintino (Trabuccato con Torre del Falcone); le coste occidentali dell’Isola, alte e rocciose e quindi difficili da attaccare, non ne prevedevano probabilmente la presenza.

Da sinistra a destra: Torre di Trabuccato, Torre di Cala d’Oliva, Torre di Cala d’Arena

Isola Piana – Torre della Finanza (anno 1531, de armas)

Torre della Finanza, sull’isola Piana fra Stintino e l’Asinara; alle spalle le alture granitiche di Fornelli (Asinara)

Isola Piana occupa quasi integralmente il braccio di mare fra Stintino e l’Asinara, lasciando due passaggi a sud e a nord che sono si stretti, ma di grande importanza in quanto permettono di accedere al Golfo dell’Asinara evitando di doppiare Punta dello Scorno a nord dell’Asinara; la Torre della Finanza, eretta nella parte settentrionale dell’Isola e purtroppo in cattive condizioni strutturali, era posta a guardia dello stretto verso l’Asinara e doveva provvedere a fornire una difesa adeguatamente pesante per bloccare ogni passaggio di navi pirata; questo compito si rispecchia nelle dimensioni di 16 mt di diametro alla base per 18 mt d’altezza della piazza d’armi.
E’ in contatto visivo diretto con la Torre della Pelosa (a guardia dello stretto di Capo Falcone) e la Torre del Falcone.

Nurra

Stintino – Torre della Pelosa (anno 1578, de armas)

Torre della Pelosa (Stintino) fra Capo Falcone e Isola Piana; sullo sfondo l’Asinara

E’ certamente la torre costiera più famosa della Sardegna, essendo immortalata in quasi tutte le foto della meravigliosa Spiaggia della Pelosa, a sua volta una delle più belle dell’Isola; è stata eretta su un piccolo isolotto pianeggiante distante poche decine di metri da Capo Falcone con la medesima funzione della Torre della Finanza sulla vicina Isola Piana (con la quale è in contatto visivo diretto ed entrambe lo sono con la Torre del Falcone nell’altura poco a sud) ovvero quello di presidiare l’accesso allo stretto fra Capo falcone e Isola Piana, scorciatoia per accedere al Golfo dell’Asinara evitando il periplo della grande Isola. Per respingere adeguatamente ogni tentativo di passaggio alle imbarcazioni piratesche è stata eretta una torre de armas di 16 mt di diametro per 10 mt d’altezza.

Iconica foto della Spiaggia della Pelosa con l’omonima Torre
Torre della Pelosa

Stintino – Torre delle Saline (anno 1572, de armas)

Torre delle Saline (Stintino)

La Torre delle Saline, attualmente in fase di restauro, si trova tre chilometri a sud di Stintino nell’omonima località affacciata sul Golfo dell’Asinara. E’ stata costruita per garantire la protezione di due beni preziosi come le saline dei terreni retrostanti e la tonnara localizzata 400 m a nord; la Torre, costruita direttamente sugli scogli, ha un diametro di 12 m circa, un’altezza della piazza d’armi di 12,5 m e, come poche altre torri, possiede ben due piani coperti, collegati da una scaletta in legno; una stretta scala è invece ricavata nel muro per accedere alla piazza d’armi dal quale il campo visivo spazia su tutto il Golfo dell’Asinara, in contatto visivo diretto con le torri di Trabuccato (Asinara), Torre del Falcone, Porto Torres e Castelsardo.

Torre delle Saline (Stintino), vista dalla piazza d’armi e viste degli interni

Stintino – Torre del Falcone (anno 1577, torrezillas)

La Torre del Falcone, recentemente restaurata, è la terza fra le torri costiere sarde (dopo Torre della Pegna e Torre Badde Jana) costruita alla quota maggiore, trovandosi a 187 m sulla sommità dell’altura subito a sud di Capo Falcone; da una tale altezza non era possibile fornire alcuna risposta armata nella difesa contro la pirateria, piuttosto data una vista a 360° da un punto dominante aveva una fondamentale funzione di avvistamento precoce e comunicazione con tutte le torri del circondario (di Trabuccato, della Finanza, della Pelosa, delle Saline, di Porto Torres e Castelsardo); la profondità della vista attorno alla Torre è impressionante e si spinge dall’Asinara all’omonimo Golfo, a tutta la Nurra centro-settentrionale, al tratto di costa fino a Capo dell’Argentiera e la torre omonima e uno specchio di mare vastissimo verso ovest.

Torre del Falcone (Stintino) posta a 187 mt d’altezza è la terza in Sardegna per quota
A sinistra dettaglio dell’ingresso della Torre, a destra la sua localizzazione sulla spettacolare altura costiera poco a sud di Capo Falcone
Ampie e profonde viste dalla Torre del Falcone: a sinistra verso nord (Capo Falcone, Isola Piana e Asinara) e a destra verso sud (Golfo dell’Asinara, Nurra e tratto costiero fino a Capo dell’Argentiera)

Sassari – Le torri di Porto Ferro

Baia di Porto Ferro: il promontorio sul quale è adagiata Torre Negra mentre Torre Bianca è visibile in basso a sinistra

La baia di Porto Ferro e la sua lunga spiaggia interrompono il susseguirsi di falesie e scogliere del tratto di costa fra Capo Caccia e Capo dell’Argentiera; era quindi un approdo di grande importanza, utilizzato anche dai pescatori di corallo per ricoverare le imbarcazioni e valorizzato da un entroterra sub-pianeggiante che permetteva una rapida via di infiltrazione verso l’interno ove a circa un chilometro si trova il piccolo Lago Baratz, unica certa fonte di acqua dolce reperibile nell’area.
Il luogo doveva essere quindi ben presidiato per scongiurare ogni possibile velleità di assalto da parte della marineria piratesca e questo avviene con la costruzione di ben tre torri nei due fianchi e sul fondo della baia: Torre Bantine ‘e Sale a sud, Torre Negra a nord, Torre Bianca sul lato settentrionale della lunga spiaggia

Torre bantine ‘e Sale (1572, senzillas)

Torre Bantine ‘e Sale, o Torre Mozza, è posizionata a 21 mt d’altezza su un piccolo promontorio all’ingresso sud della baia, in contatto visivo diretto con Torre del Porticciolo poco meno di 4 km a sud; attualmente in stato di rudere a causa di crolli ed erosione dell’arenaria utilizzata per erigerla, risulta costruita nel 1572 con funzione di avvistamento e difesa che date le ridotte dimensioni (l’altezza è di circa 3 mt) doveva essere di tipo medio-leggero corrispondente alla tipologia senzillas.

Torre Bantine ‘e Sale. Nella foto centrale sono visibili a sinistra Torre Negra e a destra Torre Bianca

Torre Bianca o di Airadu (1572, senzillas)

Torre Bianca vista da sud

Torre Bianca, o di Airadu, è costruita su un affioramento roccioso alto qualche metro alla fine del lungo litorale sabbioso; costruita in blocchi di calcare, differentemente dalle altre due torri costruite in arenaria, presenta una pianta circolare del diametro alla base di 12 mt per un’altezza di 6 mt e corrisponde alla tipologia senzillas, avvistamento e risposta difensiva medio-leggera; subito accanto alla Torre è stato eretto un piccolo fortino attivo nella II GM.

Vista frontale della Torre Bianca e del piccolo fortino della II GM
Torre Bianca: nella foto a sinistra vista d’insieme dalla Torre Negra; a destra la bassa scogliera dove è eretta la Torre ed il piccolo fortino della II GM

Torre Negra, o Torre Spagna (1578, senzillas)

Torre Negra: a sinistra vista del promontorio dalla spiaggia di Porto Ferro; a destra l’eccezionale visuale sulla baia di Porto Ferro e la costa verso sud, in direzione di Capo caccia

Torre Negra, o Torre Spagna, completa il sistema difensivo da una posizione elevata, essendo stata eretta a 63 m d’altezza sul promontorio nel lato nord della baia; è in connessione visiva diretta, oltre che con le altre due torri di Porto ferro, con Torre Porticciolo e Torre della Pegna (Capo Caccia) e gode di ampia visuale sulla piana retrostante la spiaggia in direzione di Guardia Grande e Alghero.

Torre Negra: nella foto a sinistra si ha una vista d’insieme dell’area circostante la Torre e si notano alcuni tratti delle mura perimetrali visibili in dettaglio nella foto di destra che mostra la faccia nord della Torre in condizioni ancora abbastanza buone

La Torre, datata al 1578 e della tipologia senzillas, è stata costruita in blocchi di arenaria che gli danno il colore scuro dal quale deriva il nome e che attualmente risultano molto deteriorati e consumati dalle intemperie alle quali è fortemente esposto il sito.
L’accesso è posto a 5 m d’altezza rispetto al suolo e conduce direttamente alla piazza d’armi e non alla camera interna (come avviene normalmente nelle altre torri) alla quale si accede tramite una botola nella piazza d’armi.

Torre Negra: a sinistra la facciata sud ove era posizionato l’ingresso visibile nella parte superiore, da notare l’estremo grado di erosione dei blocchi di arenaria; a destra la camera interna, ancora in buone condizioni, si noti la botola d’accesso posta sul soffitto

Alghero – Torre Porticciolo o del Portitxol (1572, senzillas)

Torre Porticciolo (Alghero) è un contesto classico di posizionamento per le torri difensive: luogo il più elevato possibile, ben connesso visivamente con altre torri lungo la costa e a presidio di un sito particolarmente adatto alle incursioni piratesche
Promontorio di Torre Porticciolo da nord, sullo sfondo il blocco settentrionale della penisola di Capo Caccia

Torre Porticciolo è posizionata subito a nord delle spettacolari falesie di Capo Caccia, sulla sommità di un piccolo promontorio che racchiude l’omonima e incantevole baia con litorale sabbioso, relativamente protetta dal maestrale, che un tempo veniva utilizzata dai locali pescatori di corallo per il ricovero delle imbarcazioni. La necessità di proteggere questo approdo dalle incursioni piratesche portò alla necessità di costruire una torre di avvistamento da parte degli stessi pescatori di corallo e più tardi gli Aragonesi la ammodernarono per renderla più funzionale al suo inserimento nel più ampio sistema costiero di controllo e difesa, insieme alle torri con le quali è in contatto visivo diretto sia verso nord (Torre Bantine ‘e Sale e Torre Negra a Porto Ferro, con probabile guardia morta a Punta Argentiera) sia verso sud in direzione di Alghero (Torre di Porto Conte, anche tramite guardia morta su Monte Timidone).
La Torre, ristrutturata nel 2007/2008, è stata eretta utilizzando blocchi di roccia arenaria locale, la particolare base tronco-conica poggia direttamente sulla roccia e slancia la torre fino ad un’altezza massima di 10,6 m.

Panoramica delle scogliere di Torre Porticciolo
Vista aerea frontale della Torre e retrostanti scogliere
Vista aerea della piazza d0armi di Torre Porticciolo
Ai piedi della torre con i due finestroni in risalto

Alghero – le torri della baia di Porto Conte

Localizzazione delle torri aragonesi della Baia di Porto Conte fra Capo Caccia, a sinistra, e Punta Giglio, a destra, oltre la quale c’è la Rada di Alghero

Nella Baia di Porto Conte, poco ad ovest di Alghero, sono posizionate ben 4 torri aragonesi, per ciascuna delle tipologie esistenti, che sorvegliavano l’accesso alla profonda insenatura a dimostrazione di come, fin da epoca nuragica e romana, questa fosse un luogo strategico per la navigazione e la sosta in questo tratto di mare. Seguendo la costa da est a ovest sono posizionate la Torre di Porto Conte, quella di Tramariglio, del Bulo e della Pegna, queste ultime due in contatto visivo con le torri dei bastioni di Alghero, con Torre di Poglina e Badde Jana a sud di Alghero; una quinta torre, non più esistente, era posizionata a Punta Giglio dove attualmente sono posizionate le batterie antiaeree della II GM mentre una guardia morta doveva essere stanziata sulla cima di Monte Timidone.

Torre di Porto Conte (1572, de armas)

La Torre del Port del Comte, in catalano algherese, è ubicata su un basso promontorio a pochi metri dal mare, circa a metà della sponda orientale della Baia di Porto Conte.
Edificata con blocchi di calcare locale, il diametro alla base di 18 m e l’altezza alla piazza d’armi di 13 m ne fanno una delle torri costiere aragonesi più grandi della Sardegna. La sua imponenza e l’armamento pesante ne facevano un cruciale sistema difensivo per contrastare l’eventuale assalto da parte dei pirati della bassa costa sabbiosa di Mugoni, nel fondo della baia, potendo essere coadiuvata dalle altre torri della baia che, in posizione più elevata e in vista del tratto di costa circostante, le potevano anticipare l’arrivo degli eventuali incursori.
Lo stato di conservazione è molto buono e sono ancora presenti dettagli importanti come le piombatoie e i parapetti nella piazza d’armi; attualmente è sede permanente del Museo Antoine De Saint-Exupery.

Torre di Porto Conte

Torre di Tramariglio (1591, senzillas)

Panoramica del tratto di costa occidentale della baia di Porto Conte (Alghero) col promontorio della Torre di Tramariglio

La Torre di Tramariglio è posta a 65 m d’altezza su un’altura costiera a Capo Caccia, nella parte mediana della costa occidentale di Porto Conte; con un diametro alla base di 14 m per un’altezza di 11 m fu edificata in blocchetti di calcare locale e si presenta ancora in discrete condizioni. Aveva compiti di difesa leggera coadiuvando, da un’altezza più elevata, la Torre di Porto Conte che le sta di fronte sul lato opposto della baia ed è in contatto visivo diretto con le altre torri della Pegna e del Bulo e, circa 25 km verso sudest, con la Torre Badde Jana, posta sulle rupi costiere di Villanova Monteleone.

Torre di Tramariglio, lato del boccaporto
Torre di Tramariglio e sul lato opposto la Torre di Porto Conte
Dettagli architettonici della Torre di Tramariglio

Torre del Bulo (1572, senzillas)

Torre del Bulo (Alghero), sullo sfondo Punta Giglio

La Torre del Bulo (o del Bollo) è posizionata a 34 m d’altezza su una bellissima altura costiera a Capo Caccia, circa 1.800 m a sud della Torre di Tramariglio; ha un diametro alla base di 10 m per 11 m d’altezza e aveva funzione di difesa leggera, coadiuvando le torri di Porto Conte e Tramariglio, oltre che di avvistamento per il quale si coordinava con le altre torri della baia ma anche direttamente con Alghero con la quale aveva una vista diretta, cosa non possibile per le Torri di Porto Conte e Tramariglio.

Promontorio della Torre del Bulo, a Capo Caccia (Alghero)

Torre della Pegna (1572, torrezillas)

Torre della Pegna (Alghero) nel suo eccezionale contesto delle falesie di Capo Caccia
Vista aerea di Torre della Pegna, posizionata a 270 m d’altezza sul ciglio della falesia occidentale di Capo Caccia

Torre della Pegna è una piccola torre di avvistamento inserita in uno dei contesti paesaggistico-naturalistici più spettacolari della Sardegna. Eretta in blocchetti di calcare locale, insiste direttamente sul ciglio della falesia occidentale di Capo Caccia a 270 m d’altezza, il che la rende la seconda torre a quota più elevata dopo Torre Badde Jana (353 m) eretta sulle rupi costiere di Villanova Monteleone circa 25 km verso sud; grazie all’invidiabile altezza dominava un enorme tratto di mare e sopratutto un orizzonte più profondo verso ovest-sud ovest, direzione dalla quale si potevano aspettare le incursioni saracene; è in contatto visivo diretto con le altre tre torri della baia di Porto Conte, con Alghero, con Torre Negra di Porto Ferro (a nord) e con la sopracitata Torre di Badde Jana a sud.
L’accesso all’interno della Torre non è consentito a causa dei crolli interni mentre le ridotte dimensioni (5/6 m di diametro alla base per 3/4 m d’altezza) sono funzionali alla sola missione di avvistamento e comunicazione, tanto più che da quest’altezza era impossibile utilizzare qualunque tipo di arma da difesa, ma anche di trasportarne in loco per via della difficoltà d’accesso. A pochi metri dalla Torre si trova una piccola costruzione a forma ogivale con probabile medesima funzione di avvistamento.

Torre della Pegna (Capo Caccia, Alghero)

Alghero – Torre del Lazzaretto (1572, senzillas)

La Torre del Lazzaretto, o di Capo Galera, è stata edificata in blocchetti di calcare locale direttamente sugli scogli nell’ampia rada di Alghero, sul lato opposto rispetto alla cittadella; fu eretta a difesa degli approdi sabbiosi della vicina omonima spiaggia e di quella poco oltre delle Bombarde. Il diametro di ben 19 m per uno spessore murario di circa 4 m ne fa un edificio piuttosto solido e imponente, adatto alla funzione di difesa medio-pesante che espletava con l’utilizzo di tre cannoni.

Torre del Lazzaretto (Alghero, anno 1572, senzillas)

Alghero

Sebbene per Alghero si debba parlare più di sistema difensivo integrato e strutturato con bastioni e mura, che a loro volta inglobavano delle torri, non mancano esempi di torri costiere vere e proprie come la Torre Sulis o de l’Esperó Rejal (dello Sperone); la costruzione risale alla seconda metà del XVI secolo ed ha dimensioni imponenti, basti pensare che le mura hanno uno spessore di 6 m e all’interno vi è ricavata una scala elicoidale che collega i tre piani della torre e la piazza d’armi.

Alghero, i bastioni e la grande Torre Sulis

Villanova Monteleone – Torre Badde Jana (1639, torrezillas)

Panoramica aerea della spettacolare costa di Villanova Monteleone dove è posizionata, a 353 m di quota, la Torre Badde Jana
Torre Badde Jana, vista aerea verso nord

Torre Badde Jana è la torre costiera a quota più elevata della Sardegna, posizionata a 353 m su un terrazzamento delle spettacolari rupi costiere degli altopiani di Villanova Monteleone; il sito è superlativamente panoramico, con un orizzonte che va da Capo Marrargiu a sud e Capo Caccia a nord e, sebbene l’accesso non fosse particolarmente agevole, si decise di costruirvi la torre per il solo scopo di avvistamento e comunicazione, potendo contare sulla connessione visiva diretta con le torri di Alghero e Porto Conte verso nord.

Torre Badde Jana, in evidenza la muraglia su cui insiste la Torre.

Bosa – Torre Argentina (1578, senzillas)

Il promontorio di Torre Argentina

Torre Argentina si trova in località Tentizzos, circa 4 km a nord di Bosa, edificata sulla sommità di un piccolo promontorio a 33 m d’altezza; aveva funzione di avvistamento e difesa medio-leggera coadiuvando le torri di Bosa nel controllo dello spazio di mare fra Capo Marrargiu, a nord, e Capo Mannu, a sud, e in contatto visivo con le Torri di Columbargia e Punta Foghe, sempre verso sud. Le rocce che affiorano nel territorio circostante la Torre corrispondono ai flussi piroclastici del Miocene e sono state intensamente erose formando scenografici tafoni che rendono il contesto molto suggestivo.

Torre Argentina, alle spalle il borgo di Porto Alabe
Torre Argentina (Bosa), nella foto a destra sono evidenti le bellissime scogliere tafonate

Tresnuraghes – Torre Ischia Ruja (1591, senzillas)

Torre Ischia Ruja (Tresnuraghes) e gli Scogli di Corona Niedda

Torre Ischia Ruja si trova in territorio di Tresnuraghes, un paio di km a nord di Punta Foghe e della relativa torre alla quale dava supporto nel controllo di questo tratto di costa che in alcuni punti si presenta bassa e accessibile per un eventuale sbarco dei pirati saraceni; nei documenti risulta scarsamente presidiata e probabilmente l’attuale stato di rudere deriva dalla scarsità di interventi per mantenerla funzionale già in passato.

Tresnuraghes – Torre di Punta Foghe (1591, senzillas)

L’aspra costa vulcanica a picco tra Capo Nieddu, sullo sfondo, e Punta Foghe, con l’omonima torre in alto a sinistra; il canyon del Riu Mannu taglia i basalti dell’altopiano prima di sfociare in mare col caratteristico estuario ad angolo retto e parallelo alla costa

La Torre di Punta Foghe si trova nel contesto di altissimo valore naturalistico e paesaggistico della costa della Planargia, la vasta area vulcanica sub-pianeggiante che, giunta al mare, forma alte scogliere a picco. Il suo nome è quello della località in cui è stata edificata, Punta Foghe, che in sardo significa punta della foce per via dello sbocco a mare del Riu Mannu; questo importante corso d’acqua riceve l’apporto di numerosi torrenti che drenano i versanti settentrionali del Montiferru e il suo profondo e sinuoso canyon, inciso nei basalti plio-pleistocenici, si apre improvvisamente parallelamente alla costa con una particolarissima foce ad angolo retto rispetto al corso del fiume.

Torre di Punta Foghe. A sinistra il lato col boccaporto e al centro quello verso mare, senza alcuna apertura; a destra dettaglio del boccaporto d’ingresso

Questo in passato doveva essere un punto cruciale, lungo l’alta e impervia costa, in quanto vi si poteva reperire facilmente acqua dolce ma la sua rilevanza, nel caso delle incursioni piratesche, era anche strategica in quanto, risalendo il canyon, si poteva penetrare furtivamente nell’entroterra per incursioni e razzie.
La costruzione della Torre di Punta Foghe si era quindi rivelata necessaria per presidiare attivamente il sito difendendolo da eventuali sbarchi della pirateria, oltre che per coadiuvare le torri di Capo Nieddu (a nord) e Ischia Ruja e Columbargia (a sud) nella sorveglianza del tratto di costa a sud di Bosa.
La Torre è costruita in rocce vulcaniche reperite localmente, ha diametro alla base di 8,6 m con un’altezza della piazza d’armi pari a 9,6 m; l’unica apertura è il boccaporto di accesso posto a 4 m d’altezza dal suolo mentre una scala ricavata internamente nel muro conduce al terrazzo.

Torre di Punta Foghe (Tresnuraghes) ed il bellissimo tratto costiero dove il tavolato della Planargia termina con alte scogliere; sullo sfondo gli Scogli Corona Niedda e ancora dietro Capo Marrargiu

Cuglieri – Torre di Santa Caterina di Pittinuri (1578, senzillas)

Torre di Pittinuri (Cuglieri) adagiata sulla bellissima e caratteristica scogliera calcarea bianca

La Torre di Pittinuri si trova in territorio di Cuglieri, ai piedi del grande complesso vulcanico del Montiferru; è stata edificata nella parte settentrionale del breve tratto di costa caratterizzato dai bianchi calcari miocenici delle tipiche scogliere che si estendono in mare come grandi lingue fra Santa Caterina di Pittinuri, S’Archittu e Torre del Pozzo; la costa, dopo il tratto di falesie della Planargia, si presenta qui più bassa, con svariate calette e approdi ed è stata lungamente bersaglio delle scorribande saracene.
La Torre, che si presenta in buone condizioni, è adagiata a 29 m d’altezza ed è stata edificata con blocchi sia calcarei che vulcanici, entrambi reperibili localmente; è in contatto visivo diretto con la Torre di Capo Nieddu, a nord, e la Torre di Su Puttu (del Pozzo) poco più a sud.

spiaggia e torre di santa caterina di pittinuri
Torre di Pittinuri, vista in primo piano e dalla spiaggia ciottolosa ai piedi della scogliera

Cabras, Capo San Marco – torri di San Giovanni di Sinis (1591, de armas/senzillas) e San Marco, o Vecchia (1577, senzillas)

Capo San Marco è il promontorio meridionale del Sinis che chiude a nord il Golfo di Oristano; sito di enorme valore archeologico per via delle rovine nuragico-fenicie di Tharros è anche sede delle due torri aragonesi di San Giovanni di Sinis e di San Marco. La Torre di San Giovanni, restaurato a fine anni ’80 e in ottime condizioni, ha una forma particolare a due cilindri concentrici sovrapposti, di cui il maggiore alla base di 14 m di diametro, per un’altezza alla piazza d’armi di 15 m; l’ingresso, raggiungibile tramite una scala esterna di successiva costruzione, è posto ad 8 m dal suolo mentre le costruzioni sulla sommità risalgono a metà del 1800 quando la Torre venne utilizzata per la lotta al contrabbando; il posizionamento sull’altura a metà del Capo ad un’altezza di 50 m le dava un’ottima posizione di controllo e contrasto sia verso l’esterno del Golfo di Oristano che verso l’interno, per questo era armata con 2/3 cannoni e diverse spingarde. La Torre di San Marco, o Torre Vecchia, è situata a 12 m d’altezza nella costa verso l’interno del Golfo e purtroppo riversa in condizioni di rudere, ha un diametro alla base di 7,55 m per un’altezza complessiva di 8,7 m.

Capo San Marco (Cabras)
Capo San Marco: foto aeree a sinistra di Torre San Giovanni di Sinis e a destra di Torre San Marco

Terralba – Torre di Marceddì (1577, senzillas)

La Torre di Marceddi, recentemente restaurata e in buone condizioni strutturali, è situata nell’estremità meridionale del Golfo di Oristano, all’imbocco dell’area salmastra-palustre degli stagni di Marceddì e San Giovanni. Edificata in blocchi di basalto, con base del diametro di circa 8 m e una piazza d’armi ad un’altezza poco superiore ai 9 m, era progettata per una difesa medio-leggera e armata con spingarde e due cannoni.

Torre di Marceddì (Terralba) alle spalle del porticciolo di pescatori

Arbus – Torre dei Corsari o di Flumentorgiu (1577, senzillas)

Arbus, Torre di Flumentorgiu o dei Corsari

La Costa Verde, subito a sud di Capo Frasca, è sede di uno dei luoghi più suggestivi della costa occidentale con il grande sistema dunale di Pistis/Torre dei Corsari, e le sue dune alte più di 80 m.
La Torre di Flumentorgiu (o dei Corsari) è posizionata ad un’altezza di 61 m sul promontorio che chiude a sud la grande spiaggia di Pistis, da dove domina il tratto di costa compreso tra Capo Frasca, a nord, e Capo Pecora, a sud; nel tratto di costa da qui e per circa 35 km verso sud fino a Cala Domestica, dove è posizionata l’omonima torre, non sono state edificate altre torri, nonostante la presenza di siti di rilievo come le miniere e la disponibilità d’acqua nei pressi della costa; solo nell’area di Capo Pecora era stanziale una guardia morta per rilanciare il segnale fra le due torri che non sono in comunicazione visiva tra loro.

Arbus – Capo Pecora (guardia morta – atalayas)

Capo Pecora è un basso promontorio granitico che si proietta in mare per 3/400 m, ai piedi di un piccolo gruppo montuoso dall’altezza massima poco inferiore ai 500 m; questa morfologia costiera, unitamente al cambio della direzione della costa che passa in corrispondenza del capo da NE-SO a N-S, fa si che in relazione al controllo dei mari antistanti le coste per il controllo della pirateria non sia possibile collegare visivamente i tratti a nord e a sud del promontorio. Capo Pecora sembrerebbe quindi un posto dalle giuste caratteristiche ove si sarebbe dovuto posizionare una torre di collegamento che però, per qualche ragione, non è mai stata edificata ed infatti non solo non se ne rinvengono i ruderi ma non v’è nemmeno traccia nella documentazione dell’epoca; quest’ultima segnala qui solo una guardia morta, o atalayas, come rispecchia anche la toponomastica locale dove Punta Guardia de Is Turcus (scogliera a sudest di Capo Pecora), località La Vedetta (a nordest di Capo Pecora) e Punta de Su Guardianu (l’altura di 477 m che si affaccia sul Golfo di Buggerru) erano le postazioni utilizzate nel tempo per il controllo dello spazio di mare antistante, per comunicare con le torri di Cala Domestica a sud e Flumentorgiu a nord e avvisare per tempo gli abitanti di Fluminimaggiore, ora nell’entroterra ma la cui popolazione era insediata inizialmente nella valle del Riu Mannu, retrostante il lungo litorale sabbioso del Golfo di Buggerru.

A sinistra Capo Pecora, sembrerebbe un sito ideale per la costruzione di una torre; a destra Punta de Is Turcus, giusto a sudest di Capo Pecora

Buggerru – Torre di Cala Domestica (anno 1786, senzillas)

Il magnifico fiordo di Cala Domestica e l’omonima torre

Cala Domestica, all’estremità meridionale del territorio di Buggerru, è uno spettacolare fiordo stretto fra alte scogliere e falesie che termina con un ampio e profondo arenile.
La Torre di Cala Domestica era stata edificata, oltre che per l’osservazione e la comunicazione, per difendere quest’ottimo approdo che risulta lo sbocco a mare di una sinuosa valle che conduce nel cuore dell’entroterra minerario di Buggerru-Iglesias; posizionata ad un’altezza di 39 m sulla sommità pianeggiante del promontorio sud è alta 11 m per un diametro alla base di 12 m ed è stata edificata in blocchi di calcare (rocce antichissime risalenti al Cambriano inferiore); il boccaporto, situato a 6 m dal suolo, conduce a una camera a volta di 7 m di diametro con feritoie e scala per l’accesso alla piazza d’armi.
Nei documenti di fine 1500 si menziona la volontà di costruzione di un presidio in loco ma non è chiaro che tipo di struttura fosse eventualmente già qui insediata, mentre risultano certi i lavori di restauro e completamento dell’attuale struttura da parte della Reale Amministrazione delle Torri nel 1786.
La visuale spazia su un tratto di costa smisurato (oltre 40 km) da Capo Pecora a nord fino alla Torre di Porto Paglia e l’isola di Carloforte a sud ed è stata utilizzata come punto d’osservazione militare ancora durante la II GM.

Cala Domestica, la meravigliosa caletta laterale con sfondo la scogliera e la Torre
Torre di Cala Domestica (Buggerru)

Teulada – Torre del Budello (1601, senzillas)

La Torre del Budello fu edificata con l’intento di difendere dalla pirateria il vicino approdo naturale costituito dalla profonda insenatura e dallo stagno costiero di Teulada, sito rilevante per gli scambi commerciali fra l’entroterra e la costa sudoccidentale, e per questo è sempre stata in servizio fino alla dismissione nel 1867. Ancora in buone condizioni, è stata eretta sulla scogliera granitica a 19 m d’altezza, ha un diametro alla base di 10,2 m per un’altezza alla piazza d’armi di 11,8 m e poteva contare su una guarnigione composta da un alcaide, un artigliere e 3/4 soldati. E’ in contatto visivo diretto con le torri di Pixinnì e Capo Malfatano verso SE e con la Torre di Porto Scudo a SO.

Torre del Budello (Teulada)

Domus de Maria – Torre Pixinnì (1639, senzillas)

Il golfo di Teulada chiuso sullo sfondo dall’omonimo capo; è evidenziato il posizionamento delle torri costiere con Torre Pixinnì e le torri del Budello e di Porto Scudo

Torre Pixinnì è adagiata sulla sommità pianeggiante di una bassa scogliera, a una decina di metri di altezza, e si trova in buono stato di conservazione; è inserita nel sistema di avvistamento e difesa del golfo di Teulada insieme alla Torre di Porto Scudo, sul lato opposto del grande golfo, alla Torre del Budello a nord e alla Torre di Capo Malfatano a sud; inoltre, fin dall’origine, il suo compito era anche quello di sorvegliare l’approdo alla vicina e omonima spiaggia con il retrostante stagno che fungeva da riserva ittica.

Torre Pixinnì, a sinistra sul pittoresco piccolo promontorio con calette incantevoli mentre a destra come vista dalla spiaggia di Pixinnì

Teulada – Torre di Capo Malfatano (1639, senzillas)

Capo Malfatano e l’omonima orre, a protezione della profonda insenatura visibile sulla sinistra

Capo Malfatano è il grande promontorio che protegge da ovest la profonda e omonima insenatura che, da tempi antichissimi, è stato un porto sicuro e un’importante scalo commerciale (porto punico di Melqart); da qui la necessità di edificare una torre che potesse non solo vigilare un ampio tratto di mare, tra l’altro in direzione delle “vicine” coste nord africane dalle quali partivano le scorribande barbaresche, ma anche difendere lo strategico approdo. I documenti storici narrano che nel 1764 la Torre fu attaccata da 400 barbareschi e che l’alcaide Giovanni Battista Pinna riuscì a resistere all’incursione ferendo decine di assalitori e procurando la ritirata degli stessi. La torre si trova a 65 m d’altezza, ha un diametro alla base di 14 m per un’altezza di 16 m e risulta in buone condizioni per il fatto di essere stata sempre operativa e anzi ristrutturata e migliorata nel tempo fino alla dismissione nel 1867. E’ in contatto visivo diretto con le torri di Pixinnì, del Budello e di Porto Scudo verso ovest e la Torre del Monte Guardia Manna (in realtà più un atalayas) alle spalle di Capo Spartivento, a est.

Torre di Capo Malfatano (Teulada)

Domus de Maria – Torre Chia (1592, de armas)

Torre Chia è stata eretta a 45 m d’altezza sulla sommità del promontorio ad est della spiaggia di Sa Colonia, nel punto in cui era ubicata l’acropoli del villaggio punico di Bithia; aveva il compito di presidiare il basso litorale sabbioso e sopratutto l’accesso alla foce del Rio di Chia che poteva essere una meta della pirateria per l’approvvigionamento dell’acqua; non è in contatto visivo diretto con altre torri ma sotto la sua giurisdizione erano anche le due atalayas (guardie morte) di Monte Sa Guardia Manna (Capo Spartivento) a ovest e dei Monti Sa Guardia, a est. La torre, edificata in blocchetti di arenaria provenienti dalle rovine di Bithia, ha un diametro alla base di 10 m, un’altezza di 13 m e uno spessore murario di 2,5 m, misure che solitamente caratterizzano la tipologia senzillas ma, per il cospicuo armamento di cannoni che equipaggiava la torre, questa era classificata come de armas. Col termine delle scorribande barbaresche essa divenne come altre torri un presidio anti contrabbando e passò sotto il controllo della Guardia di Finanza, fino agli anni ’50, mentre ad inizio degli anni ’90 ne fu terminato il restauro che ci consegna oggi una torre in ottime condizioni.

Torre di Chia (Domus de Maria), a sinistra la bella spiaggia Sa Colonia

Torri di Cagliari e Quartu Sant’Elena

Il Golfo degli Angeli è stato da sempre particolarmente sotto osservazione non solo e ovviamente per l’ubicazione della città di Cagliari ma anche per la smisurata lunghezza del litorale sabbioso che era stato assalito più volte dalla pirateria prima saracena e poi barbaresca. Furono quindi costruite numerose torri disseminate lungo la costa e a partire da ovest di Capo Sant’Elia in direzione est si trovano: Torre de su Perdusemini (del Prezzemolo), Torre di Calamosca, Torre di Cala Fichera (distrutta), Torre di Sant’Elia, Torre del Poetto, Torre di Mezza Spiaggia, Torre di Carcangiolas, Torre di Foxi, Torre di Sant’Andrea, Torre di Mortorio e Torre di Cala Regina.

Torre di Calamosca (1638, de armas), di fianco al Faro di Capo Sant’Elia, a tutt’oggi in ottime condizioni

La Torre di Carcangiolas (1591, senzillas) era stata edificata in blocchi di calcare e granito direttamente sulla spiaggia del litorale di Quartu; nel tempo, col restringimento dell’arenile, la torre si è trovata via via sempre più vicina al mare e, quindi, maggiormente soggetta alla violenza delle mareggiate fino a quella fatale del 23 dicembre 1979, che infierì talmente tanto da abbatterla facendola riversare su un fianco; gli ultimi decenni di erosione ne hanno smantellato la maggior parte della struttura ed oggi rimane soltanto la porzione centrale con le ampie feritoie orizzontali.

Torre di Carcangiolas (Quartu Sant’Elena)

Tertenia – Torre San Giovanni di Sarrala (1639, de armas)

Il territorio di Tertenia è il lembo più meridionale dell’Ogliastra con una splendida costa dove si alternano scogliere, calette e due lunghe spiagge sabbiose; poco a nord della spiaggia di Sarrala, posizionata a 20 m d’altezza poco alle spalle della scogliera, è stata eretta la magnifica Torre San Giovanni di Sarrala.

Torre San Giovanni di Sarrala a sinistra vista dalla spiaggia di Sarrala, a destra foto aerea dove se ne intuisce chiaramente la mole di torre da difesa pesante

La torre aveva il compito di sorvegliare un tratto di mare di oltre 20 km fra l’Isolotto di Quirra, a sud, e Capo Sferracavallo, a nord, più volte meta di sbarchi da parte dei pirati; un tratto di costa decisamente ampio e sprovvisto di altre torri, anche se certamente erano previste guardie morte per passare e ricevere le comunicazioni per oltrepassare i gruppi montuosi che cingono l’area, quindi la torre doveva essere in grado di assolvere in autonomia al presidio e la difesa sopratutto dei numerosi approdi circostanti.

Panoramica della casamatta al primo piano, con gli imponenti contrafforti ad arco che sorreggevano la piazza d’armi soprastante

La torre, realizzata in conci di granito, ha sezione tronco-conica, diametro alla base di 12,3 m per un’altezza alla piazza d’armi di 11 m ed è una delle pochissime torri costiere a due livelli interni; la piazza d’armi conserva integralmente il parapetto con le aperture per i cannoni, che erano 4 di grosso calibro, mentre l’area verso terra ospita la mezzaluna in muratura per il ricovero delle munizioni e degli uomini di guardia; la guarnigione per la gestione della difesa pesante era composta da un alcaide, un artigliere e 3/4 soldati.

Alberto della Marmora, nel primo volume di “Itinerario dell’Isola di Sardegna”, narra di un eroico fatto accaduto il 27 luglio 1812 proprio alla Torre San Giovanni di Sarrala (o Saralà come da lui indicato); l’alcaide Sebastiano Melis, a guardia della torre insieme al figlio e a due altri uomini, riuscì strenuamente e coraggiosamente a tenere testa a un folto gruppo di pirati tunisini sbarcati nella zona, che attaccavano sia da mare che da terra; per più di dieci ore e nonostante l’uccisione del figlio del Melis ed il ferimento di se stesso e degli altri uomini, egli riuscì a resistere, procurando 17 tra morti e feriti fra gli invasori, fino a quando sopraggiunsero rinforzi dai paesani di Tertenia che costrinsero definitivamente i pirati ad una frettolosa e disordinata ritirata.

Torre San Giovanni di Sarrala, piazza d’armi con le bocche per i cannoni; sullo sfondo il promontorio di Capo Sferracavallo

La torre è stata definitivamente dismessa nel 1851 ma, durante la II GM, ha ricoperto per un breve periodo un ruolo simile all’originario in seguito ad importanti modifiche consistenti nell’apertura dell’attuale accesso poco sopra il piano di calpestio e delle feritoie a raggiera al piano rialzato e al primo piano. La torre, grazie ai restauri degli ultimi decenni tra i quali purtroppo una dubbia intonacatura che ne ha un po’ snaturato l’originaria bellezza con i conci a vista, si trova in buone condizioni e dal 2024 non è più visitabile liberamente ma bisogna attenersi alle sole visite guidate o agli, scarni, orari di apertura durante la stagione turistica.

Baunei – Torre di Santa Maria Navarrese (1578, de armas)

La Torre di Santa Maria Navarrese, eretta pochi metri sul livello del mare e subito a ridosso dei bassi scogli granitici, è l’ultima torre costiera prima della lunga costa di altissime falesie del Golfo di Orosei, anche se era probabilmente prevista una connessione con alcune guardie morte che potessero ritrasmettere i segnali da nord. La torre, alta 14 m e particolarmente slanciata, è considerata de armas ed era equipaggiata con tre cannoni e spingarde. È stata dismessa nel 1843 e recentemente restaurata e in buone condizioni.





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28 Maggio 2021

7 Comments
Ritratti – Torre dei Corsari, dune poderose. – fotosardegna
18 Giugno 2016 at 11:58
Reply

[…] Torre dei Corsari, località marittima nel Comune di Arbus, deve il suo nome alla presenza della Torre di Flumentorgiu (denominata dei Corsari), innalzata a 60 metri sul mare verso la fine del 1.500 dalla Corona spagnola all’interno del progetto di difesa costiero della Reale Amministrazione delle Torri (vedi articolo sulle Torri). […]



antonio
12 Giugno 2020 at 17:44
Reply

splendide foto , ma ne mancano tante altre, ottima descrizione complimenti.



    simone
    12 Giugno 2020 at 23:11
    Reply

    Ciao Antonio e grazie per il tuo commento, effettivamente credo manchino almeno un’ottantina di torri ancora da fotografare 😀
    a presto!
    simone

Stefano Del Rio
2 Maggio 2025 at 18:17
Reply

Ciao complimenti per il lavoro, belle foto e testi validi. Anche io fotografo le torri da tanto tempo, dall’analogico al digitale con la stessa passione. Mi mancano quelle interdette (tranne quella di Capo Frasca dove ho approfittato di un Monumenti Aperti).



    simone
    3 Maggio 2025 at 10:02
    Reply

    Ciao Stefano e grazie per il commento! Beh complimenti essere riusciti a fotografare la torre di Capo Frasca non è per niente male.. un saluto!

elvira branca
3 Settembre 2025 at 8:37
Reply

Meraviglia 😍😍😍
Complimenti 👏👏👏👍



    simone
    3 Settembre 2025 at 9:25
    Reply

    Grazie a te per la visita!

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