Rocca della Bagassa

By fotosardegna.it

La Rocca della Bagassa è una particolarissima ed affascinante struttura rocciosa situata nel centro della Nurra, precisamente poco a sud della frazione La Corte (SS).
Innanzitutto, l’origine del toponimo Rocca della Bagassa: l’appellativo “Rocca” è legato alle fortificazioni medievali di cui rimane una labile traccia nel blocco meridionale della grande perda, la cui forma frastagliata e acuminata da l’impressione che sia essa stessa un grande maniero; “Bagassa“, che in sardo vuol dire prostituta, secondo la leggenda identificherebbe in modo non proprio signorile la moglie del castellano della fortezza di Monte Forte, situata sulla cima poco ad ovest da qui.

Il versante più affascinante della Rocca della Bagassa, quello occidentale.

A prescindere da nome e riferimenti storici, la bellezza e l’unicità di questo isolato bastione roccioso, sconosciuto ai più, sono legate sia alla sua particolare forma, determinata dalla conformazione in grossi blocchi sub-verticali intensamente fratturati e che si separano in varie guglie taglienti e acuminate, sia al contesto naturalistico circostante; infatti un’intricato e rigoglioso bosco di corbezzolo, lentischio, leccio, mirto ed erica si sviluppa tutto intorno alla Rocca e prosegue verso ovest, oltre un’ampia sella, ammantando la dorsale rocciosa che sale sempre più acclive verso la cima di Monte Forte, in uno dei tanti scorci montani caratteristici della Sardegna anche a quote basse; la sua ubicazione, distante da altre alture, permette inoltre di godere un panorama strepitoso dai punti più elevati.

Se questa non è una Rocca..!

Geologicamente la Rocca della Bagassa è la parte orientale del più ampio complesso montuoso che comprende il vicino Monte Forte, la cima più alta della Nurra (464 mt slm) poco ad ovest, quindi Punta Canistreddu e in generale tutta la fascia da qui fino all’Argentiera; è composta da quarziti, ovvero originarie rocce arenarie di origine terrigena e ricche di quarzo, risalenti probabilmente al Cambriano e metamorfosate (intensamente trasformate a temperature e pressione elevate) durante il Ciclo ercinico, nel tardo Carbonifero; si tratta perciò di rocce antichissime, datate circa mezzo miliardo di anni fa, che insieme a quelle del Sulcis-Iglesiente e di alcune aree della Sardegna centro-orientale sono le più vecchie d’Italia.

Percorso per Rocca della Bagassa.

Il percorso (vedilo in dettaglio nella mappa qui sopra) è privo di segnaletiche e dalla base della Rocca in poi ci sono solo esigue tracce di sentiero, spesso ostacolate da rovi o sparzio spinoso; occorre perciò un minimo di orientamento per mantenere la direzione voluta e, sopratutto nella salita alle parti più elevate, bisogna camminare su terreno certo o su roccia stabile perchè nonostante non ci siano tratti realmente esposti, si notano diversi crepacci o depressioni, alcune delle quali potrebbero essere celati dalla vegetazione. Detto questo, è un tracciato di media difficoltà che è possibile percorrere in sicurezza con pazienza e prestando attenzione via via alle caratteristiche dell’area attraversata.

Si raggiunge in auto il punto segnato in mappa e si parcheggia a lato strada al di fuori dell’agriturismo; da qui si imbocca una stradina di campagna in leggera discesa inizialmente verso sud fino ad un cancello (che può essere aperto e da buona norma subito richiuso) oltre il quale seguiamo il sentiero subito a sinistra verso sud arrivando a compiere una curva ed oltrepassare un ingresso nel muretto a secco; costeggiamo un campo adibito alla coltivazione dei carciofi fino a che il percorso non lo taglia puntando decisamente a sud ed in leggera salita, direttamente verso la Rocca della Bagassa.

Campo di carciofi lungo il sentiero per la Rocca della Bagassa.
La parte superiore della Rocca emerge dal boschetto di corbezzoli.

Dopo un chilometro dal parcheggio giungiamo ad un piccolo spiazzo ai piedi della Rocca che vediamo spuntare, con la sua stravagante sagoma, oltre un boschetto; troviamo abbastanza facilmente l’accenno di sentiero che si addentra fra la vegetazione particolarmente fitta, costituita in grande prevalenza da alberelli di corbezzolo, e dopo qualche decina di metri siamo alla base della perda, sovrastati dalle pareti verticali ai piedi delle quali una serie di crolli di diversa entità rendono il terreno circostante molto accidentato e suggeriscono, in mancanza di un sentiero da seguire, un breve studio dell’area per decidere come muoversi.

Prendiamo verso sinistra in direzione dell’ombroso versante settentrionale, passando fra e su grossi blocchi di roccia delimitati da moltissimi rovi, che complicano un andamento lineare e costringono a vari cambi di percorso; cerchiamo così un avvicinamento alla Rocca mentre la ammiriamo dal basso nella sua imponenza e particolare struttura che evidenzia due grosse spaccature che formano tre enormi blocchi verticali ed una evidente intensa fratturazione ed erosione determinata in centinaia di milioni di anni sulla roccia quarzitica paleozoica, fino ad ottenere forme taglienti e slanciate che caratterizzano la particolare forma della perda; si risale appena in direzione di uno stretto canalone che si inerpica fra due degli enormi blocchi ma poi è troppo disagevole salire ulteriormente per via dei rovi e poi il canalone termina una quindicina di metri sopra; da qui è però possibile vedere bene una delle attrazioni della Rocca, ovvero un grosso masso a forma di parallelepipedo incastrato da chissà quanto tempo nella parte alta di un’altra spaccatura che frammenta il grande ammasso roccioso.

Il versante settentrionale è spaccato in tre singole torri; a sinistra il caratteristico masso a forma di parallelepipedo incastrato fra le due pareti.

Torniamo quindi sui nostri passi fino al sentierino, che oltrepassiamo rivolgendoci questa volta verso il versante alla sua destra; notiamo subito un canalone, completamente invaso dalla vegetazione, fra il blocco principale della Rocca ed il blocco roccioso più meridionale, dove vi sono alcuni ridotti resti, in realtà di difficile individuazione essendo immersi in una vegetazione straripante, di mura appartenenti alle fortificazioni medievali; si individua il passaggio fra la fitta macchia di lentischio, corbezzolo e per fortuna solo pochissimi rovi, che sale in forte pendenza per un breve tratto fino ad un piccolo spiazzo che si affaccia sullo stretto canalone che abbiamo visto dal versante nord e oltre il quale si gode una bella visuale sulla piana sottostante, fino a Porto Torres.

Canalone che si risale nella vegetazione verso le alture della Rocca della Bagassa.
Tratto di percorso accanto alle pareti della Rocca.
Vista dall’alto del canalone sul versante settentrionale; in lontananza Porto Torres.
Passaggio verso le parti più alte della Rocca della Bagassa, fra grandi arbusti e roccette.
Vista di una delle scenografiche guglie nella parte superiore della Rocca della Bagassa.

Cerchiamo una via per salire poco più in alto, verso il costone roccioso sopra di noi, dove ci aspettano i punti panoramici più spettacolari; si passa obbligatoriamente dove si trova spazio fra i robusti arbusti, aiutandosi un po’ con radici e rami per superare un breve tratto in forte pendenza; al termine della breve ascesa il contesto circostante appare un po’ più chiaro e ci si può muovere in varie direzioni nell’arco di poche decine di metri; si individua così ben presto un antro, con al tetto un grosso blocco di roccia crollato, che non si capisce se e quanto artificialmente fosse stato adattato a torretta di sorveglianza, viste le aperture a mo’ di finestroni dai quali si ammira la sottostante Nurra meridionale, fino al mare di Alghero.

Rocca della Bagassa, le splendide torri viste da sud est.

Alla destra di questo punto d’osservazione (e poi sopra di esso) si raggiunge in pochi metri uno stupefacente punto panoramico che è anche il migliore belvedere della Rocca della Bagassa, a meno di scalare alla Manolo le pareti verticali fino alla massima elevazione del torrione centrale (246 mt); il punto d’osservazione è un po’ angusto ed esposto al sottostante precipizio, ma sicuro se approcciato con attenzione; il panorama verso sud è semplicemente eccezionale, sembra di stare molto più in alto dei 235 mt ai quali ci troviamo, grazie anche al fatto che non ci sono rilievi se non prossimi al mare. Il panorama spazia da Capo Marrargiu ad Alghero, Porto Conte e Capo Caccia, quindi la costa di Torre Porticciolo fino a Porto Ferro; anche le viste sulla Rocca sono superbe, le alte pareti a torre emergono dalla vegetazione intricata che sembra un tappeto soffice in contrasto con l’asprezza delle rocce.

La particolarità delle viste dalla Rocca della Bagassa è il punto di vista discreto dall’entroterra delle bellezze della costa, che assumono una dimensione tutta particolare.

Per me l’escursione alla Rocca della Bagassa è irrinunciabile per chi voglia godersi un punto panoramico straordinario oltre che il piacere di un veloce ed appassionato percorso a strettissimo contatto, a pelle si può dire, con la natura più selvaggia.

Il blocco principale della Rocca della Bagassa emerge prepotentemente dalla vegetazione, con la potenza scenografica che abbiamo ammirato finora; a sinistra sullo sfondo la cima più elevata della Nurra, Monte Forte.

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