Su Texile o Meseddu de Texile (Aritzo)
Su Texile, vista da sud all’inizio della stradina che vi si dirige.

Su Meseddu de Texile, più brevemente Su Texile, è un piccolo e solitario Tacco sito nel territorio di Aritzo, nella Barbagia di Belvì .
Come la sorella maggiore Perda Liana, in territorio di Gairo, è testimone dell’antica copertura dolomitico-calcarea del Giurassico che a causa dell’erosione risulta isolata dalle altre simili conformazioni rocciose; per le pregevoli caratteristiche naturalistiche, paesaggistiche, geologico-morfologiche e, non di meno, simboliche, entrambe sono state insignite del titolo di Monumento Naturale, Su Texile dal 1989.
Il Tacco è subito riconoscibile per la particolare forma a trapezio rovesciato, con la sommità più larga della base e le pareti precipite, risaltando nel circostante panorama caratterizzato dalle morbide alture più occidentali del Gennargentu; la cima è ad un’altezza di 975 mt. ma il Tacco vero e proprio misura un massimo di 24 metri d’altezza e in pianta ha una forma ellissoide con asse maggiore di circa 70 mt e minore di circa 50 mt (0,8 ettari di superficie).

Il sentiero nella pineta dove si può parcheggiare, poco sotto Su Texile.
Il tratto finale del breve sentiero, si intravede la sommità di Su texile.
Vista del Tacco dalla base del cono detritico che lo circonda.
Su Texile, lato meridionale; da notare uno dei grandi lecci abbarbicati alle rocce e la grande e profonda spaccatura; si nota anche la moltitudine di cardi sparsi ovunque.

Come tutti i Tacchi del Sarcidano, dell’Ogliastra e della Barbagia, Su Texile è costituito da rocce sedimentarie biogeniche corrispondenti ai depositi carbonatici di piattaforma (noti come Formazione di Dorgali) datati, grazie ai fossili rinvenuti, al Giurassico medio. Il Tacco sormonta un cono detritico composto da frammenti eterometrici del suo stesso disfacimento e dalle sottostanti rocce scistose appartenenti al basamento paleozoico (caratteristiche queste di estese zone della Barbagia e di buona parte del Gennargentu e note come Postgotlandiano). L’erosione è stata determinate nella creazione di questa singolare conformazione rocciosa; essa infatti agisce da più di 150 milioni di anni e non solo ha smantellato ogni traccia della circostante piattaforma carbonatica riportando alla luce le circostanti rocce del basamento paleozoico, ma continua ad agire sul Tacco che risulta molto fratturato, con visibili episodi di crolli e sul lato meridionale è presente una grossa e profonda spaccatura che forma uno stretto antro alla base.

Un grande blocco calcareo giace sul cono ai piedi del Tacco.
Episodio di crollo di un grosso blocco.

Estese foreste caratterizzano tutta l’area circostante e anche ai piedi di Su Texile non manca la copertura arborea, in modo particolare di conifere che costituiscono un odorosissimo bosco; lo stesso Tacco è stato colonizzato da una piccola flora che attecchisce nelle crepe e negli anfratti minori, sfruttando quel velo di terriccio ivi presente; il substrato calcareo che compone il Tacco permette inoltre l’esistenza di piante che non si ritrovano nel circostante territorio. Stupisce invece la presenza di alcuni lecci, non caratteristici a queste altitudini, ben sviluppati considerando che non sono cresciuti nel terreno bensì all’interno delle fratture più ampie dei versanti semi-verticali, oltre che sulla sommità; anche un grande fico ha trovato dimora nel terreno alla base orientale del Tacco.

La bellissima pineta ai piedi di Su Texile.
Uno dei grandi lecci sviluppatosi nelle fratture sulle pareti verticali.
Esempio di piccola flora che vegeta nelle crepe del Tacco.
La grande pianta di fico nel lato orientale del Tacco.

Percorriamo quindi un tracciato ad anello attorno a Su Texile proprio all’altezza della base calcarea ma non c’è un vero e proprio sentiero, se non un po’ più in basso, e per quanto si cerchi un percorso omogeneo o livellato purtroppo bisogna sfilare con estrema attenzione fra le centinaia di irtissimi cardi che ammantano la parte superiore del cono detritico. Con un po’ di gimcane vale certamente la pena approssimarsi al bastione calcareo, osservarne da vicino la roccia che lo compone, formata da blocchetti sovrapposti che lasciano intendere i vari cicli deposizionali e che in qualche area sembra squamata, probabilmente a causa dell’erosione.

Vista verso ENE: cime del Gennargentu fra le quali il Bruncu Spina (1.828 mt).
Vista verso sud: i Tacchi barbaricini fra i quali si insinua il corso del Flumendosa, in particolare si vede il caratteristico Pizzu de Toni; sullo sfondo si intravedono i Monti dei Sette Fratelli (a sn), il massiccio del Monte Genis (centro) e Punta Serpeddì (a dx).

Via via che aggiriamo Su Texile abbiamo modo di goderci il circostante ampio panorama della Barbagia di Belvì e di parte del Mandrolisai; ci rendiamo conto di essere quasi al centro di un catino circondato dalle oramai vecchissime e consunte montagne del versante occidentale del Gennargentu, ammantate da estese foreste e solcate da numerose valli; purtroppo, via via che aumenta l’altezza, i monti denunciano il grado di desertificazione causato dal pascolo millenario e dagli incendi e ne sono prova le aride cime del Gennargentu, come il Bruncu Spina che vediamo sullo sfondo alle spalle di Aritzo.

Un’ampia vista della boscosissima Barbagia di Belvì, verso sud, dalla base del Tacco: a sinistra si nota l’imponente Monte Funta Cungiada (1.459 mt), a centro foto intuiamo l’ampia valle del Flumendosa e sulla destra le alture S’Iscova (con le antenne TLC) e Sa Scova (entrambe oltre 1.100 mt d’altezza).

Questo esteso territorio è sempre stato popolato e ne sono prova, oltre ai numerosi siti archeologici, i molti paesi che si vedono intorno; sotto di noi Aritzo e Belvì (del quale vediamo anche il caratteristico Tonneri) e più in fondo verso nord Desulo e Tonara (anch’esso costruito su un lembo di copertura calcarea giurassica); verso sud il panorama è diverso e di fatti la vista è più libera in corrispondenza della valle del Flumendosa che in quel punto cambia il suo percorsa da E-O a N-S.

Ampia veduta verso il quadrante nord-orientale; si notano i vari paesi che vivono queste valli: sulla parte destra Aritzo (in alto) e Belvì (in basso); Desulo si intravede a centro foto; Tonara è sulla sinistra. Sullo sfondo le cime del Gennargentu.

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