Cento e più Torri
Magari non identitarie e numerose come i Nuraghe, che sono il simbolo per eccellenza della Sardegna e che sono stati eretti a migliaia, le cento e più Torri costiere della Sardegna sono comunque un lascito importante del lungo e travagliato periodo medioevale e si susseguono quasi ininterrottamente lungo le coste dell’Isola oramai perfettamente integrate nel contesto paesaggistico-naturalistico.

Il complesso delle Torri costiere della Sardegna ĆØ l’evoluzione di un sistema di osservazione e avvistamento congiunto, presente in maniera primordiale giĆ a partire dall’epoca dei Giudicati nel VIII secolo, contro le incursioni piratesche che con razzie fin nell’entroterra o agguati a navi mercantili lungo la costa sono state lungamente il flagello principale per le popolazioni prossime al mare.

Il primo sistema di avamposti d’avvistamento eĀ difesa operativo contro i saraceniĀ venne ulteriormente sviluppato e perfezionato dagli Aragonesi a partire dalla seconda metĆ del 1500, quando le incursioni dei corsari barbareschi erano diventate oramai quotidiane; fondarono appositamente la Reale Amministrazione delle Torri, supervisionata fin dall’inizio da Marco Antonio Camos, che doveva occuparsi di scegliere i migliori siti dove erigere nuove torri, ripristinare/potenziare le pre-esistenti (che il G. F. Fara attesta in un numero di 43 torri o simili), manutenere le strutture, coordinare e gestire le necessitĆ logistico-militari dell’intero sistema difensivo.
Per definizione le torri sono erette nei punti più panoramici lungo le coste dell’Isola, talvolta siti remoti e difficilmente raggiungibili, oppure sono insediate a ridosso di obiettivi sensibili quali approdi, saline, miniere, estuari di fiumi; per mantenere le comunicazioni oltre ostacoli naturali sui quali non era possibile costruire una torre, venivano utilizzate le cosƬ dette “guardie morte” o atalayas, ovvero semplici sentinelle e staffette che avrebbero dovuto ricevere e inoltrare eventuali segnali ricevuti fra torri non in comunicazione visiva diretta.
Quasi tutte le torri sono di pianta circolare e prospetto cilindrico o più spesso tronco-conico, adatte a fornire una resistenza maggiore contro eventuali colpi di artiglieria sopratutto grazie al cospicuo spessore delle mura perimetrali che variavano da un minimo 1,5 m nelle torri minori fino a 4 m e oltre in quelle da difesa pesante; i materiali da costruzione erano reperiti fra quanto disponibile localmente (calcare, basalto, granito, scisto..), i blocchi venivano cementati con la calce ed il tutto poi intonacato.
Di norma l’ingresso della torre, il boccaporto, ĆØ posizionato diversi metri dal suolo e vi si accedeva tramite scale a pioli o a corda che potevano essere retratte in caso di attacco da terra; le strutture minori, dedicate esclusivamente all’avvistamento e comunicazione, avevano un accesso diretto alla terrazza superiore (piazza d’armi) dov’era posizionata una botola per accedervi dall’interno; le torri avevano un’unico locale, per quanto magari ampio, e solo una dozzina fra le torri più grandi si sviluppano su due livelli interni mentre la parte inferiore della costruzione poteva ospitare una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana tramite una botola sul tetto.


Le attivitĆ principali avvenivano nella piazza d’armi alla quale si accedeva tramite scala ricavata nel o lungo il muro perimetrale e sulla quale era di norma posizionata la mezzaluna, struttura coperta semicircolare in giunchi, canne o anche muratura, che dava ricovero a personale e munizioni; nelle torri armate qui venivano posizionati i cannoni e le postazioni di tiro di spingarde e fucili mentre in tutte le torri la piazza d’armi era il luogo dal quale innanzitutto si sorvegliava lo specchio di mare e costa assegnato e dal quale si comunicava e ci si coordinava con gli avamposti o villaggi della zona, spesso distanti fra loro decine di chilometri; per permetterne la reciproca comunicazione si utilizzavano segnali codificati di fumo, durante il giorno, oppure tramite fuochi, durante la notte; sulla piazza d’armi erano infatti posti i bracieri nei quali venivano bruciate stoppe umide e bitume per generare le grandi quantitĆ di fumo che dovevano essere visibili e chiaramente decodificabili da grandi distanze; segnali ottici e staffette erano inoltre impiegabili secondo necessitĆ .
Il comando della torre era affidato ad un alcaide, un comandante veterano scelto dal VicerĆØ, alle quali dipendenze erano un numero di soldati variabile a seconda della vocazione della torre; queste, in relazione alla mole, alla posizione e vicinanza rispetto ad obiettivi sensibili, al tipo di armamento e di uomini di provvigione, si distinguevano in tre tipologie:
- De Armas o Gagliarda per difesa pesante, diametro medio fino a 18 metri ed altezza maggiori di 12 metri, possedevano 3/4 cannoni di grosso calibro, spingarde e fucili ed erano presidiate da un Alcaide, un artigliere e 5/6 soldati.
- Senzillas per una media risposta difensiva, diametro di una dozzina di metri ed altezza media di dieci metri, possedevano un paio di cannoni di medio calibro, spingarde e fucili ed erano presidiate da un Alcaide, un artigliere e 3/4 soldati.
- Torrezillas per sola osservazione e comunicazione, diametro di cinque/sei metri ed altezze medie di sette metri, erano presidiate da un paio di soldati armati con soli fucili, se non disarmati.
Delle 105 Torri costiere censite nel tempo alcune sono ormai solo un rudere, altre si presentano in diversi stati di conservazione finanche molto buoni grazie ai recenti restauri e all’inquadramento di alcune torri in Sa Conservatoria de sas Costeras de sa Sardigna (Conservatoria delle Coste della Sardegna) che ha il compito di gestire e tutelare il patrimonio costiero dell’Isola.
Qui sotto la mappa con l’ubicazione delle Torri costiere delle quali ho almeno una foto che la ritragga nel contesto in cui ĆØ costruita; segue la descrizione di ogni Torre percorrendo la costa da Nord ovest in senso antiorario, l’anno a cui si fa riferimento nella descrizione delle singola unitĆ ĆØ quello in cui se ne trova la prima traccia in documenti storici.
Isola Asinara
L’Asinara conserva attualmente (da sud a nord) le torri di Trabuccato (1609), Cala d’Oliva (1611) e Cala d’Arena (1611), anche se potevano esservene una a Punta Scorno dove attualmente c’ĆØ il faro; tutte e tre sono di tipologia senzillas, poste in concomitanza di rade e approdi sabbiosi sensibili a sbarchi della pirateria, lungo la costa prospiciente il Golfo dell’Asinara (est) ed in collegamento visivo con le torri di Castelsardo, Porto Torres e Stintino (Trabuccato con Torre del Falcone); le coste occidentali dell’Isola, alte e rocciose e quindi difficili da attaccare, non ne prevedevano probabilmente la presenza.



Isola Piana – Torre della Finanza (anno 1531, de armas)

Isola Piana occupa quasi integralmente il braccio di mare fra Stintino e l’Asinara, lasciando due passaggi a sud e a nord che sono si stretti, ma di grande importanza in quanto permettono di accedere al Golfo dell’Asinara evitando di doppiare Punta dello Scorno a nord dell’Asinara; la Torre della Finanza, eretta nella parte settentrionale dell’Isola e purtroppo in cattive condizioni strutturali, era posta a guardia dello stretto verso l’Asinara e doveva provvedere a fornire una difesa adeguatamente pesante per bloccare ogni passaggio di navi pirata; questo compito si rispecchia nelle dimensioni di 16 mt di diametro alla base per 18 mt d’altezza della piazza d’armi.
E’ in contatto visivo diretto con la Torre della Pelosa (a guardia dello stretto di Capo Falcone) e la Torre del Falcone.
Nurra
Stintino – Torre della Pelosa (anno 1578, de armas)

E’ certamente la torre costiera più famosa della Sardegna, essendo immortalata in quasi tutte le foto della meravigliosa Spiaggia della Pelosa, a sua volta una delle più belle dell’Isola; ĆØ stata eretta su un piccolo isolotto pianeggiante distante poche decine di metri da Capo Falcone con la medesima funzione della Torre della Finanza sulla vicina Isola Piana (con la quale ĆØ in contatto visivo diretto ed entrambe lo sono con la Torre del Falcone nell’altura poco a sud) ovvero quello di presidiare l’accesso allo stretto fra Capo falcone e Isola Piana, scorciatoia per accedere al Golfo dell’Asinara evitando il periplo della grande Isola. Per respingere adeguatamente ogni tentativo di passaggio alle imbarcazioni piratesche ĆØ stata eretta una torre de armas di 16 mt di diametro per 10 mt d’altezza.




Stintino – Torre delle Saline (anno 1572, de armas)

La Torre delle Saline, attualmente in fase di restauro, si trova tre chilometri a sud di Stintino nell’omonima localitĆ affacciata sul Golfo dell’Asinara. E’ stata costruita per garantire la protezione di due beni preziosi come le saline dei terreni retrostanti e la tonnara localizzata 400 m a nord; la Torre, costruita direttamente sugli scogli, ha un diametro di 12 m circa, un’altezza della piazza d’armi di 12,5 m e, come poche altre torri, possiede ben due piani coperti, collegati da una scaletta in legno; una stretta scala ĆØ invece ricavata nel muro per accedere alla piazza d’armi dal quale il campo visivo spazia su tutto il Golfo dell’Asinara, in contatto visivo diretto con le torri di Trabuccato (Asinara), Torre del Falcone, Porto Torres e Castelsardo.



Stintino – Torre del Falcone (anno 1577, torrezillas)
La Torre del Falcone, recentemente restaurata, ĆØ la terza fra le torri costiere sarde (dopo Torre della Pegna e Torre Badde Jana) costruita alla quota maggiore, trovandosi a 187 m sulla sommitĆ dell’altura subito a sud di Capo Falcone; da una tale altezza non era possibile fornire alcuna risposta armata nella difesa contro la pirateria, piuttosto data una vista a 360° da un punto dominante aveva una fondamentale funzione di avvistamento precoce e comunicazione con tutte le torri del circondario (di Trabuccato, della Finanza, della Pelosa, delle Saline, di Porto Torres e Castelsardo); la profonditĆ della vista attorno alla Torre ĆØ impressionante e si spinge dall’Asinara all’omonimo Golfo, a tutta la Nurra centro-settentrionale, al tratto di costa fino a Capo dell’Argentiera e la torre omonima e uno specchio di mare vastissimo verso ovest.





Sassari – Le torri di Porto Ferro

La baia di Porto Ferro e la sua lunga spiaggia interrompono il susseguirsi di falesie e scogliere del tratto di costa fra Capo Caccia e Capo dell’Argentiera; era quindi un approdo di grande importanza, utilizzato anche dai pescatori di corallo per ricoverare le imbarcazioni e valorizzato da un entroterra sub-pianeggiante che permetteva una rapida via di infiltrazione verso l’interno ove a circa un chilometro si trova il piccolo Lago Baratz, unica certa fonte di acqua dolce reperibile nell’area.
Il luogo doveva essere quindi ben presidiato per scongiurare ogni possibile velleitĆ di assalto da parte della marineria piratesca e questo avviene con la costruzione di ben tre torri nei due fianchi e sul fondo della baia: Torre Bantine ‘e Sale a sud, Torre Negra a nord, Torre Bianca sul lato settentrionale della lunga spiaggia
Torre bantine ‘e Sale (1572, senzillas)
Torre Bantine ‘e Sale, o Torre Mozza, ĆØ posizionata a 21 mt d’altezza su un piccolo promontorio all’ingresso sud della baia, in contatto visivo diretto con Torre del Porticciolo poco meno di 4 km a sud; attualmente in stato di rudere a causa di crolli ed erosione dell’arenaria utilizzata per erigerla, risulta costruita nel 1572 con funzione di avvistamento e difesa che date le ridotte dimensioni (l’altezza ĆØ di circa 3 mt) doveva essere di tipo medio-leggero corrispondente alla tipologia senzillas.



Torre Bianca o di Airadu (1572, senzillas)

Torre Bianca, o di Airadu, ĆØ costruita su un affioramento roccioso alto qualche metro alla fine del lungo litorale sabbioso; costruita in blocchi di calcare, differentemente dalle altre due torri costruite in arenaria, presenta una pianta circolare del diametro alla base di 12 mt per un’altezza di 6 mt e corrisponde alla tipologia senzillas, avvistamento e risposta difensiva medio-leggera; subito accanto alla Torre ĆØ stato eretto un piccolo fortino attivo nella II GM.



Torre Negra, o Torre Spagna (1578, senzillas)


Torre Negra, o Torre Spagna, completa il sistema difensivo da una posizione elevata, essendo stata eretta a 63 m d’altezza sul promontorio nel lato nord della baia; ĆØ in connessione visiva diretta, oltre che con le altre due torri di Porto ferro, con Torre Porticciolo e Torre della Pegna (Capo Caccia) e gode di ampia visuale sulla piana retrostante la spiaggia in direzione di Guardia Grande e Alghero.


La Torre, datata al 1578 e della tipologia senzillas, ĆØ stata costruita in blocchi di arenaria che gli danno il colore scuro dal quale deriva il nome e che attualmente risultano molto deteriorati e consumati dalle intemperie alle quali ĆØ fortemente esposto il sito.
L’accesso ĆØ posto a 5 m d’altezza rispetto al suolo e conduce direttamente alla piazza d’armi e non alla camera interna (come avviene normalmente nelle altre torri) alla quale si accede tramite una botola nella piazza d’armi.


Alghero – Torre Porticciolo o del Portitxol (1572, senzillas)


Torre Porticciolo ĆØ posizionata subito a nord delle spettacolari falesie di Capo Caccia, sulla sommitĆ di un piccolo promontorio che racchiude l’omonima e incantevole baia con litorale sabbioso, relativamente protetta dal maestrale, che un tempo veniva utilizzata dai locali pescatori di corallo per il ricovero delle imbarcazioni. La necessitĆ di proteggere questo approdo dalle incursioni piratesche portò alla necessitĆ di costruire una torre di avvistamento da parte degli stessi pescatori di corallo e più tardi gli Aragonesi la ammodernarono per renderla più funzionale al suo inserimento nel più ampio sistema costiero di controllo e difesa, insieme alle torri con le quali ĆØ in contatto visivo diretto sia verso nord (Torre Bantine ‘e Sale e Torre Negra a Porto Ferro, con probabile guardia morta a Punta Argentiera) sia verso sud in direzione di Alghero (Torre di Porto Conte, anche tramite guardia morta su Monte Timidone).
La Torre, ristrutturata nel 2007/2008, ĆØ stata eretta utilizzando blocchi di roccia arenaria locale, la particolare base tronco-conica poggia direttamente sulla roccia e slancia la torre fino ad un’altezza massima di 10,6 m.




Alghero – le torri della baia di Porto Conte

Nella Baia di Porto Conte, poco ad ovest di Alghero, sono posizionate ben 4 torri aragonesi, per ciascuna delle tipologie esistenti, che sorvegliavano l’accesso alla profonda insenatura a dimostrazione di come, fin da epoca nuragica e romana, questa fosse un luogo strategico per la navigazione e la sosta in questo tratto di mare. Seguendo la costa da est a ovest sono posizionate la Torre di Porto Conte, quella di Tramariglio, del Bulo e della Pegna, queste ultime due in contatto visivo con le torri dei bastioni di Alghero, con Torre di Poglina e Badde Jana a sud di Alghero; una quinta torre, non più esistente, era posizionata a Punta Giglio dove attualmente sono posizionate le batterie antiaeree della II GM mentre una guardia morta doveva essere stanziata sulla cima di Monte Timidone.
Torre di Porto Conte (1572, de armas)
La Torre del Port del Comte, in catalano algherese, ĆØ ubicata su un basso promontorio a pochi metri dal mare, circa a metĆ della sponda orientale della Baia di Porto Conte.
Edificata con blocchi di calcare locale, il diametro alla base di 18 m e l’altezza alla piazza d’armi di 13 m ne fanno una delle torri costiere aragonesi più grandi della Sardegna. La sua imponenza e l’armamento pesante ne facevano un cruciale sistema difensivo per contrastare l’eventuale assalto da parte dei pirati della bassa costa sabbiosa di Mugoni, nel fondo della baia, potendo essere coadiuvata dalle altre torri della baia che, in posizione più elevata e in vista del tratto di costa circostante, le potevano anticipare l’arrivo degli eventuali incursori.
Lo stato di conservazione ĆØ molto buono e sono ancora presenti dettagli importanti come le piombatoie e i parapetti nella piazza d’armi; attualmente ĆØ sede permanente del Museo Antoine De Saint-Exupery.



Torre di Tramariglio (1591, senzillas)

La Torre di Tramariglio ĆØ posta a 65 m d’altezza su un’altura costiera a Capo Caccia, nella parte mediana della costa occidentale di Porto Conte; con un diametro alla base di 14 m per un’altezza di 11 m fu edificata in blocchetti di calcare locale e si presenta ancora in discrete condizioni. Aveva compiti di difesa leggera coadiuvando, da un’altezza più elevata, la Torre di Porto Conte che le sta di fronte sul lato opposto della baia ed ĆØ in contatto visivo diretto con le altre torri della Pegna e del Bulo e, circa 25 km verso sudest, con la Torre Badde Jana, posta sulle rupi costiere di Villanova Monteleone.





Torre del Bulo (1572, senzillas)

La Torre del Bulo (o del Bollo) ĆØ posizionata a 34 m d’altezza su una bellissima altura costiera a Capo Caccia, circa 1.800 m a sud della Torre di Tramariglio; ha un diametro alla base di 10 m per 11 m d’altezza e aveva funzione di difesa leggera, coadiuvando le torri di Porto Conte e Tramariglio, oltre che di avvistamento per il quale si coordinava con le altre torri della baia ma anche direttamente con Alghero con la quale aveva una vista diretta, cosa non possibile per le Torri di Porto Conte e Tramariglio.


Torre della Pegna (1572, torrezillas)


Torre della Pegna ĆØ una piccola torre di avvistamento inserita in uno dei contesti paesaggistico-naturalistici più spettacolari della Sardegna. Eretta in blocchetti di calcare locale, insiste direttamente sul ciglio della falesia occidentale di Capo Caccia a 270 m d’altezza, il che la rende la seconda torre a quota più elevata dopo Torre Badde Jana (353 m) eretta sulle rupi costiere di Villanova Monteleone circa 25 km verso sud; grazie all’invidiabile altezza dominava un enorme tratto di mare e sopratutto un orizzonte più profondo verso ovest-sud ovest, direzione dalla quale si potevano aspettare le incursioni saracene; ĆØ in contatto visivo diretto con le altre tre torri della baia di Porto Conte, con Alghero, con Torre Negra di Porto Ferro (a nord) e con la sopracitata Torre di Badde Jana a sud.
L’accesso all’interno della Torre non ĆØ consentito a causa dei crolli interni mentre le ridotte dimensioni (5/6 m di diametro alla base per 3/4 m d’altezza) sono funzionali alla sola missione di avvistamento e comunicazione, tanto più che da quest’altezza era impossibile utilizzare qualunque tipo di arma da difesa, ma anche di trasportarne in loco per via della difficoltĆ d’accesso. A pochi metri dalla Torre si trova una piccola costruzione a forma ogivale con probabile medesima funzione di avvistamento.


Alghero – Torre del Lazzaretto (1572, senzillas)
La Torre del Lazzaretto, o di Capo Galera, ĆØ stata edificata in blocchetti di calcare locale direttamente sugli scogli nell’ampia rada di Alghero, sul lato opposto rispetto alla cittadella; fu eretta a difesa degli approdi sabbiosi della vicina omonima spiaggia e di quella poco oltre delle Bombarde. Il diametro di ben 19 m per uno spessore murario di circa 4 m ne fa un edificio piuttosto solido e imponente, adatto alla funzione di difesa medio-pesante che espletava con l’utilizzo di tre cannoni.

Alghero
Sebbene per Alghero si debba parlare più di sistema difensivo integrato e strutturato con bastioni e mura, che a loro volta inglobavano delle torri, non mancano esempi di torri costiere vere e proprie come la Torre Sulis o de l’Esperó Rejal (dello Sperone); la costruzione risale alla seconda metĆ del XVI secolo ed ha dimensioni imponenti, basti pensare che le mura hanno uno spessore di 6 m e all’interno vi ĆØ ricavata una scala elicoidale che collega i tre piani della torre e la piazza d’armi.

Villanova Monteleone – Torre Badde Jana (1639, torrezillas)


Torre Badde Jana ĆØ la torre costiera a quota più elevata della Sardegna, posizionata a 353 m su un terrazzamento delle spettacolari rupi costiere degli altopiani di Villanova Monteleone; il sito ĆØ superlativamente panoramico, con un orizzonte che va da Capo Marrargiu a sud e Capo Caccia a nord e, sebbene l’accesso non fosse particolarmente agevole, si decise di costruirvi la torre per il solo scopo di avvistamento e comunicazione, potendo contare sulla connessione visiva diretta con le torri di Alghero e Porto Conte verso nord.

Bosa – Torre Argentina (1578, senzillas)

Torre Argentina si trova in localitĆ Tentizzos, circa 4 km a nord di Bosa, edificata sulla sommitĆ di un piccolo promontorio a 33 m d’altezza; aveva funzione di avvistamento e difesa medio-leggera coadiuvando le torri di Bosa nel controllo dello spazio di mare fra Capo Marrargiu, a nord, e Capo Mannu, a sud, e in contatto visivo con le Torri di Columbargia e Punta Foghe, sempre verso sud. Le rocce che affiorano nel territorio circostante la Torre corrispondono ai flussi piroclastici del Miocene e sono state intensamente erose formando scenografici tafoni che rendono il contesto molto suggestivo.



Tresnuraghes – Torre Ischia Ruja (1591, senzillas)

Torre Ischia Ruja si trova in territorio di Tresnuraghes, un paio di km a nord di Punta Foghe e della relativa torre alla quale dava supporto nel controllo di questo tratto di costa che in alcuni punti si presenta bassa e accessibile per un eventuale sbarco dei pirati saraceni; nei documenti risulta scarsamente presidiata e probabilmente l’attuale stato di rudere deriva dalla scarsitĆ di interventi per mantenerla funzionale giĆ in passato.
Tresnuraghes – Torre di Punta Foghe (1591, senzillas)

La Torre di Punta Foghe si trova nel contesto di altissimo valore naturalistico e paesaggistico della costa della Planargia, la vasta area vulcanica sub-pianeggiante che, giunta al mare, forma alte scogliere a picco. Il suo nome ĆØ quello della localitĆ in cui ĆØ stata edificata, Punta Foghe, che in sardo significa punta della foce per via dello sbocco a mare del Riu Mannu; questo importante corso d’acqua riceve l’apporto di numerosi torrenti che drenano i versanti settentrionali del Montiferru e il suo profondo e sinuoso canyon, inciso nei basalti plio-pleistocenici, si apre improvvisamente parallelamente alla costa con una particolarissima foce ad angolo retto rispetto al corso del fiume.



Questo in passato doveva essere un punto cruciale, lungo l’alta e impervia costa, in quanto vi si poteva reperire facilmente acqua dolce ma la sua rilevanza, nel caso delle incursioni piratesche, era anche strategica in quanto, risalendo il canyon, si poteva penetrare furtivamente nell’entroterra per incursioni e razzie.
La costruzione della Torre di Punta Foghe si era quindi rivelata necessaria per presidiare attivamente il sito difendendolo da eventuali sbarchi della pirateria, oltre che per coadiuvare le torri di Capo Nieddu (a nord) e Ischia Ruja e Columbargia (a sud) nella sorveglianza del tratto di costa a sud di Bosa.
La Torre ĆØ costruita in rocce vulcaniche reperite localmente, ha diametro alla base di 8,6 m con un’altezza della piazza d’armi pari a 9,6 m; l’unica apertura ĆØ il boccaporto di accesso posto a 4 m d’altezza dal suolo mentre una scala ricavata internamente nel muro conduce al terrazzo.

Cuglieri – Torre di Santa Caterina di Pittinuri (1578, senzillas)

La Torre di Pittinuri si trova in territorio di Cuglieri, ai piedi del grande complesso vulcanico del Montiferru; ĆØ stata edificata nella parte settentrionale del breve tratto di costa caratterizzato dai bianchi calcari miocenici delle tipiche scogliere che si estendono in mare come grandi lingue fra Santa Caterina di Pittinuri, S’Archittu e Torre del Pozzo; la costa, dopo il tratto di falesie della Planargia, si presenta qui più bassa, con svariate calette e approdi ed ĆØ stata lungamente bersaglio delle scorribande saracene.
La Torre, che si presenta in buone condizioni, ĆØ adagiata a 29 m d’altezza ed ĆØ stata edificata con blocchi sia calcarei che vulcanici, entrambi reperibili localmente; ĆØ in contatto visivo diretto con la Torre di Capo Nieddu, a nord, e la Torre di Su Puttu (del Pozzo) poco più a sud.


Cabras, Capo San Marco – torri di San Giovanni di Sinis (1591, de armas/senzillas) e San Marco, o Vecchia (1577, senzillas)
Capo San Marco ĆØ il promontorio meridionale del Sinis che chiude a nord il Golfo di Oristano; sito di enorme valore archeologico per via delle rovine nuragico-fenicie di Tharros ĆØ anche sede delle due torri aragonesi di San Giovanni di Sinis e di San Marco. La Torre di San Giovanni, restaurato a fine anni ’80 e in ottime condizioni, ha una forma particolare a due cilindri concentrici sovrapposti, di cui il maggiore alla base di 14 m di diametro, per un’altezza alla piazza d’armi di 15 m; l’ingresso, raggiungibile tramite una scala esterna di successiva costruzione, ĆØ posto ad 8 m dal suolo mentre le costruzioni sulla sommitĆ risalgono a metĆ del 1800 quando la Torre venne utilizzata per la lotta al contrabbando; il posizionamento sull’altura a metĆ del Capo ad un’altezza di 50 m le dava un’ottima posizione di controllo e contrasto sia verso l’esterno del Golfo di Oristano che verso l’interno, per questo era armata con 2/3 cannoni e diverse spingarde. La Torre di San Marco, o Torre Vecchia, ĆØ situata a 12 m d’altezza nella costa verso l’interno del Golfo e purtroppo riversa in condizioni di rudere, ha un diametro alla base di 7,55 m per un’altezza complessiva di 8,7 m.



Terralba – Torre di MarceddƬ (1577, senzillas)
La Torre di Marceddi, recentemente restaurata e in buone condizioni strutturali, ĆØ situata nell’estremitĆ meridionale del Golfo di Oristano, all’imbocco dell’area salmastra-palustre degli stagni di MarceddƬ e San Giovanni. Edificata in blocchi di basalto, con base del diametro di circa 8 m e una piazza d’armi ad un’altezza poco superiore ai 9 m, era progettata per una difesa medio-leggera e armata con spingarde e due cannoni.

Arbus – Torre dei Corsari o di Flumentorgiu (1577, senzillas)

La Costa Verde, subito a sud di Capo Frasca, è sede di uno dei luoghi più suggestivi della costa occidentale con il grande sistema dunale di Pistis/Torre dei Corsari, e le sue dune alte più di 80 m.
La Torre di Flumentorgiu (o dei Corsari) ĆØ posizionata ad un’altezza di 61 m sul promontorio che chiude a sud la grande spiaggia di Pistis, da dove domina il tratto di costa compreso tra Capo Frasca, a nord, e Capo Pecora, a sud; nel tratto di costa da qui e per circa 35 km verso sud fino a Cala Domestica, dove ĆØ posizionata l’omonima torre, non sono state edificate altre torri, nonostante la presenza di siti di rilievo come le miniere e la disponibilitĆ d’acqua nei pressi della costa; solo nell’area di Capo Pecora era stanziale una guardia morta per rilanciare il segnale fra le due torri che non sono in comunicazione visiva tra loro.
Arbus – Capo Pecora (guardia morta – atalayas)
Capo Pecora ĆØ un basso promontorio granitico che si proietta in mare per 3/400 m, ai piedi di un piccolo gruppo montuoso dall’altezza massima poco inferiore ai 500 m; questa morfologia costiera, unitamente al cambio della direzione della costa che passa in corrispondenza del capo da NE-SO a N-S, fa si che in relazione al controllo dei mari antistanti le coste per il controllo della pirateria non sia possibile collegare visivamente i tratti a nord e a sud del promontorio. Capo Pecora sembrerebbe quindi un posto dalle giuste caratteristiche ove si sarebbe dovuto posizionare una torre di collegamento che però, per qualche ragione, non ĆØ mai stata edificata ed infatti non solo non se ne rinvengono i ruderi ma non v’ĆØ nemmeno traccia nella documentazione dell’epoca; quest’ultima segnala qui solo una guardia morta, o atalayas, come rispecchia anche la toponomastica locale dove Punta Guardia de Is Turcus (scogliera a sudest di Capo Pecora), localitĆ La Vedetta (a nordest di Capo Pecora) e Punta de Su Guardianu (l’altura di 477 m che si affaccia sul Golfo di Buggerru) erano le postazioni utilizzate nel tempo per il controllo dello spazio di mare antistante, per comunicare con le torri di Cala Domestica a sud e Flumentorgiu a nord e avvisare per tempo gli abitanti di Fluminimaggiore, ora nell’entroterra ma la cui popolazione era insediata inizialmente nella valle del Riu Mannu, retrostante il lungo litorale sabbioso del Golfo di Buggerru.


Buggerru – Torre di Cala Domestica (anno 1786, senzillas)

Cala Domestica, all’estremitĆ meridionale del territorio di Buggerru, ĆØ uno spettacolare fiordo stretto fra alte scogliere e falesie che termina con un ampio e profondo arenile.
La Torre di Cala Domestica era stata edificata, oltre che per l’osservazione e la comunicazione, per difendere quest’ottimo approdo che risulta lo sbocco a mare di una sinuosa valle che conduce nel cuore dell’entroterra minerario di Buggerru-Iglesias; posizionata ad un’altezza di 39 m sulla sommitĆ pianeggiante del promontorio sud ĆØ alta 11 m per un diametro alla base di 12 m ed ĆØ stata edificata in blocchi di calcare (rocce antichissime risalenti al Cambriano inferiore); il boccaporto, situato a 6 m dal suolo, conduce a una camera a volta di 7 m di diametro con feritoie e scala per l’accesso alla piazza d’armi.
Nei documenti di fine 1500 si menziona la volontĆ di costruzione di un presidio in loco ma non ĆØ chiaro che tipo di struttura fosse eventualmente giĆ qui insediata, mentre risultano certi i lavori di restauro e completamento dell’attuale struttura da parte della Reale Amministrazione delle Torri nel 1786.
La visuale spazia su un tratto di costa smisurato (oltre 40 km) da Capo Pecora a nord fino alla Torre di Porto Paglia e l’isola di Carloforte a sud ed ĆØ stata utilizzata come punto d’osservazione militare ancora durante la II GM.



Teulada – Torre del Budello (1601, senzillas)
La Torre del Budello fu edificata con l’intento di difendere dalla pirateria il vicino approdo naturale costituito dalla profonda insenatura e dallo stagno costiero di Teulada, sito rilevante per gli scambi commerciali fra l’entroterra e la costa sudoccidentale, e per questo ĆØ sempre stata in servizio fino alla dismissione nel 1867. Ancora in buone condizioni, ĆØ stata eretta sulla scogliera granitica a 19 m d’altezza, ha un diametro alla base di 10,2 m per un’altezza alla piazza d’armi di 11,8 m e poteva contare su una guarnigione composta da un alcaide, un artigliere e 3/4 soldati. E’ in contatto visivo diretto con le torri di PixinnƬ e Capo Malfatano verso SE e con la Torre di Porto Scudo a SO.

Domus de Maria – Torre PixinnƬ (1639, senzillas)

Torre PixinnƬ ĆØ adagiata sulla sommitĆ pianeggiante di una bassa scogliera, a una decina di metri di altezza, e si trova in buono stato di conservazione; ĆØ inserita nel sistema di avvistamento e difesa del golfo di Teulada insieme alla Torre di Porto Scudo, sul lato opposto del grande golfo, alla Torre del Budello a nord e alla Torre di Capo Malfatano a sud; inoltre, fin dall’origine, il suo compito era anche quello di sorvegliare l’approdo alla vicina e omonima spiaggia con il retrostante stagno che fungeva da riserva ittica.


Teulada – Torre di Capo Malfatano (1639, senzillas)

Capo Malfatano ĆØ il grande promontorio che protegge da ovest la profonda e omonima insenatura che, da tempi antichissimi, ĆØ stato un porto sicuro e un’importante scalo commerciale (porto punico di Melqart); da qui la necessitĆ di edificare una torre che potesse non solo vigilare un ampio tratto di mare, tra l’altro in direzione delle “vicine” coste nord africane dalle quali partivano le scorribande barbaresche, ma anche difendere lo strategico approdo. I documenti storici narrano che nel 1764 la Torre fu attaccata da 400 barbareschi e che l’alcaide Giovanni Battista Pinna riuscƬ a resistere all’incursione ferendo decine di assalitori e procurando la ritirata degli stessi. La torre si trova a 65 m d’altezza, ha un diametro alla base di 14 m per un’altezza di 16 m e risulta in buone condizioni per il fatto di essere stata sempre operativa e anzi ristrutturata e migliorata nel tempo fino alla dismissione nel 1867. E’ in contatto visivo diretto con le torri di PixinnƬ, del Budello e di Porto Scudo verso ovest e la Torre del Monte Guardia Manna (in realtĆ più un atalayas) alle spalle di Capo Spartivento, a est.


Domus de Maria – Torre Chia (1592, de armas)
Torre Chia ĆØ stata eretta a 45 m d’altezza sulla sommitĆ del promontorio ad est della spiaggia di Sa Colonia, nel punto in cui era ubicata l’acropoli del villaggio punico di Bithia; aveva il compito di presidiare il basso litorale sabbioso e sopratutto l’accesso alla foce del Rio di Chia che poteva essere una meta della pirateria per l’approvvigionamento dell’acqua; non ĆØ in contatto visivo diretto con altre torri ma sotto la sua giurisdizione erano anche le due atalayas (guardie morte) di Monte Sa Guardia Manna (Capo Spartivento) a ovest e dei Monti Sa Guardia, a est. La torre, edificata in blocchetti di arenaria provenienti dalle rovine di Bithia, ha un diametro alla base di 10 m, un’altezza di 13 m e uno spessore murario di 2,5 m, misure che solitamente caratterizzano la tipologia senzillas ma, per il cospicuo armamento di cannoni che equipaggiava la torre, questa era classificata come de armas. Col termine delle scorribande barbaresche essa divenne come altre torri un presidio anti contrabbando e passò sotto il controllo della Guardia di Finanza, fino agli anni ’50, mentre ad inizio degli anni ’90 ne fu terminato il restauro che ci consegna oggi una torre in ottime condizioni.


Torri di Cagliari e Quartu Sant’Elena
Il Golfo degli Angeli ĆØ stato da sempre particolarmente sotto osservazione non solo e ovviamente per l’ubicazione della cittĆ di Cagliari ma anche per la smisurata lunghezza del litorale sabbioso che era stato assalito più volte dalla pirateria prima saracena e poi barbaresca. Furono quindi costruite numerose torri disseminate lungo la costa e a partire da ovest di Capo Sant’Elia in direzione est si trovano: Torre de su Perdusemini (del Prezzemolo), Torre di Calamosca, Torre di Cala Fichera (distrutta), Torre di Sant’Elia, Torre del Poetto, Torre di Mezza Spiaggia, Torre di Carcangiolas, Torre di Foxi, Torre di Sant’Andrea, Torre di Mortorio e Torre di Cala Regina.

La Torre di Carcangiolas (1591, senzillas) era stata edificata in blocchi di calcare e granito direttamente sulla spiaggia del litorale di Quartu; nel tempo, col restringimento dell’arenile, la torre si ĆØ trovata via via sempre più vicina al mare e, quindi, maggiormente soggetta alla violenza delle mareggiate fino a quella fatale del 23 dicembre 1979, che infierƬ talmente tanto da abbatterla facendola riversare su un fianco; gli ultimi decenni di erosione ne hanno smantellato la maggior parte della struttura ed oggi rimane soltanto la porzione centrale con le ampie feritoie orizzontali.


Tertenia – Torre San Giovanni di Sarrala (1639, de armas)
Il territorio di Tertenia ĆØ il lembo più meridionale dell’Ogliastra con una splendida costa dove si alternano scogliere, calette e due lunghe spiagge sabbiose; poco a nord della spiaggia di Sarrala, posizionata a 20 m d’altezza poco alle spalle della scogliera, ĆØ stata eretta la magnifica Torre San Giovanni di Sarrala.


La torre aveva il compito di sorvegliare un tratto di mare di oltre 20 km fra l’Isolotto di Quirra, a sud, e Capo Sferracavallo, a nord, più volte meta di sbarchi da parte dei pirati; un tratto di costa decisamente ampio e sprovvisto di altre torri, anche se certamente erano previste guardie morte per passare e ricevere le comunicazioni per oltrepassare i gruppi montuosi che cingono l’area, quindi la torre doveva essere in grado di assolvere in autonomia al presidio e la difesa sopratutto dei numerosi approdi circostanti.

La torre, realizzata in conci di granito, ha sezione tronco-conica, diametro alla base di 12,3 m per un’altezza alla piazza d’armi di 11 m ed ĆØ una delle pochissime torri costiere a due livelli interni; la piazza d’armi conserva integralmente il parapetto con le aperture per i cannoni, che erano 4 di grosso calibro, mentre l’area verso terra ospita la mezzaluna in muratura per il ricovero delle munizioni e degli uomini di guardia; la guarnigione per la gestione della difesa pesante era composta da un alcaide, un artigliere e 3/4 soldati.
Alberto della Marmora, nel primo volume di “Itinerario dell’Isola di Sardegna”, narra di un eroico fatto accaduto il 27 luglio 1812 proprio alla Torre San Giovanni di Sarrala (o SaralĆ come da lui indicato); l’alcaide Sebastiano Melis, a guardia della torre insieme al figlio e a due altri uomini, riuscƬ strenuamente e coraggiosamente a tenere testa a un folto gruppo di pirati tunisini sbarcati nella zona, che attaccavano sia da mare che da terra; per più di dieci ore e nonostante l’uccisione del figlio del Melis ed il ferimento di se stesso e degli altri uomini, egli riuscƬ a resistere, procurando 17 tra morti e feriti fra gli invasori, fino a quando sopraggiunsero rinforzi dai paesani di Tertenia che costrinsero definitivamente i pirati ad una frettolosa e disordinata ritirata.

La torre ĆØ stata definitivamente dismessa nel 1851 ma, durante la II GM, ha ricoperto per un breve periodo un ruolo simile all’originario in seguito ad importanti modifiche consistenti nell’apertura dell’attuale accesso poco sopra il piano di calpestio e delle feritoie a raggiera al piano rialzato e al primo piano. La torre, grazie ai restauri degli ultimi decenni tra i quali purtroppo una dubbia intonacatura che ne ha un po’ snaturato l’originaria bellezza con i conci a vista, si trova in buone condizioni e dal 2024 non ĆØ più visitabile liberamente ma bisogna attenersi alle sole visite guidate o agli, scarni, orari di apertura durante la stagione turistica.
Baunei – Torre di Santa Maria Navarrese (1578, de armas)

La Torre di Santa Maria Navarrese, eretta pochi metri sul livello del mare e subito a ridosso dei bassi scogli granitici, ĆØ l’ultima torre costiera prima della lunga costa di altissime falesie del Golfo di Orosei, anche se era probabilmente prevista una connessione con alcune guardie morte che potessero ritrasmettere i segnali da nord. La torre, alta 14 m e particolarmente slanciata, ĆØ considerata de armas ed era equipaggiata con tre cannoni e spingarde. Ć stata dismessa nel 1843 e recentemente restaurata e in buone condizioni.
























