I laghi della Sardegna e la loro storia

La Sardegna ha numerosi laghi, anche di notevoli dimensioni, sparsi in tutta l’Isola. Fino ad oltre la metà del 1800, tuttavia, l’unico vero lago naturale d’acqua dolce era il piccolo Lago Baratz sito a poche centinaia di metri dalla costa di Porto Ferro, nella Nurra (Sardegna nordoccidentale), alimentato dal suo limitato ed effimero bacino imbrifero che gli permetteva però di avere acqua tutto l’anno. Per il resto esistevano solo laghetti effimeri, in sardo paules o mudaloru, che raccoglievano in locali depressioni, talvolta anche estese, su terreni impermeabili le piogge o gli apporti idrici di torrenti stagionali, ma con la fine della primavera si ritrovavano in secca, o quasi.
Risale al 1867 la realizzazione, su impulso del Conte di Cavour, della prima vera e propria diga in Sardegna, col fine di dissetare la città di Cagliari, sbarrando in territorio di Sinnai il Riu Bau Filixi tramite la diga Corongiu, a suo tempo anche prima diga in valli montane d’Italia.

Si dovranno però attendere gli anni ’20 del ‘900 per vedere in Sardegna la realizzazione dei primi due grandi invasi artificiali, grazie alla sapienza costruttiva dell’ingegnere Angelo Omodeo: il Lago Omodeo (intitolato appunto al suo realizzatore) e il Lago Coghinas, che hanno ormai compiuto il loro primo secolo di vita. Il primo vide la luce nel 1924 con il termine dei lavori e la messa in opera della colossale diga di Santa Chiara sul fiume Tirso e la realizzazione di quello che all’epoca era il più grande invaso artificiale d’Europa, con lo scopo di regimentare le piene del più importante fiume dell’Isola, immagazzinare acqua sufficiente alle esigenze irrigue del Campidano e produrre energia elettrica tramite l’installazione delle prime grandi centrali idroelettriche della Sardegna.

Nello stesso periodo venne ideato e realizzato lo sbarramento del terzo corso d’acqua più importante della Sardegna dopo Tirso e Flumendosa, il Fiume Coghinas che scorre nella parte centro-settentrionale dell’Isola; l’invaso venne creato tramite una diga in località Muzzone, a cavallo tra i comuni di Oschiri e Tula, con lo scopo principale di produrre energia elettrica tramite installazione dell’impianto “in caverna”, prima opera del genere mai realizzata in Italia; subito a monte della diga si scavò nel granito sotto il corso del fiume un antro lungo 182 m e alto 58-40 m per poter ospitare i macchinari.
Con la nascita della Cassa del Mezzogiorno nel 1950, la Sardegna ebbe la possibilità di sviluppare, in maniera decisiva e integrata, un piano per la realizzazione di sbarramenti e relativi invasi artificiali per mitigare il più possibile gli effetti dei drammatici periodi di siccità che colpivano l’Isola, in modo particolare le aree con i maggiori insediamenti abitativi, agricoli e i nuovi poli industriali, avendo l’occasione al tempo stesso di impiantare le connesse centrali idroelettriche.

Il centro di questo fondamentale progetto per lo sviluppo del sistema idrico integrato della Sardegna, nello caso specifico per le esigenze dei comuni che orbitano attorno al Campidano di Cagliari, è legato allo sfruttamento delle acque del Flumendosa, il secondo fiume più importante della Sardegna dopo il Tirso; tramite la realizzazione delle dighe Bau Muggeris (in Ogliastra nel territorio di Villagrande Strisaili ai piedi del versante meridionale del Gennargentu, nel 1953) e Nuraghe Arrubiu (dal nome dell’imponente nuraghe, a cavallo tra i territori di Orroli e Escalaplano e le subregioni di Barbagia e Sarcidano, nel 1958) furono realizzati rispettivamente gli invasi dell’Alto e Basso Flumendosa e, tramite condotte provenienti da quest’ultimo bacino e lo sbarramento del Riu Mulargia tramite la diga di Monte Su Rei (ai pedi dell’omonimo monte e a cavallo tra il territorio di Orroli e di Siurgus Donigala, nel 1958), il Lago Mulargia. Negli anni ’50 videro la luce anche le dighe di Monte Pranu, per sbarrare il corso del Rio Palmas nei pressi di Tratalias nel basso Sulcis (1951), del Bidighinzu, in località Monte Ozzastru nel territorio di Bessude, per soddisfare le esigenze idriche del Sassarese (1957) e di Sos Canales (Buddusò, 1959) per servire Goceano e parte del Nuorese.

Gli anni tra i ’60 e gli ’80 furono fondamentali per la soluzione delle emergenze idriche di altri territori dell’Isola, implementando nel frattempo l’aumento della produzione di energia idroelettrica. Si riportano di seguito i principali bacini realizzati nell’epoca.
Nel 1960 venne portata a termina la realizzazione della diga di Maccheronis con lo sbarramento del Rio Posada in località San Giovanni, nel territorio di Torpè, con l’intento di soddisfare le esigenze idriche dei comuni delle Baronie (nordest Sardegna).
Nel 1961 entrò in funzione la Diga di Gusana, nel pieno della Barbagia in territorio di Gavoi, con lo sbarramento dell’omonimo torrente e la realizzazione dell’omino invaso per la produzione di energia elettrica; a valle del bacino di Gusana venne realizzato, nei primi anni ’60, l’invaso di Cucchinadorza con lo sbarramento del Riu Taloro (che riceve le acque dal Lago di Gusana) e nel decennio degli anni ’70 venne infine portato a compimento il così detto Polo idroelettrico del Taloro, un sistema che connette i due bacini con condotte sotterranee e che nei momenti di minor richiesta di elettricità pompa l’acqua già utilizzata dalle turbine del bacino a valle verso quello a monte così che l’acqua sia nuovamente disponibile per produrre grandi quantità di elettricità nei momenti di maggior richiesta.
La Gallura nordorientale, dove oltre alla cittadina di Olbia iniziavano ad insediarsi i primi poli turistici della Costa Smeralda, fu servita dalla realizzazione, terminata nel 1962, dello sbarramento del Liscia in località Calamaiu, in territorio di Luras.

Nel 1975 entra in opera la Diga del Cuga tramite sbarramento dell’omonimo torrente in località Nuraghe Attentu, in territorio di Uri; l’importante struttura era fondamentale per garantire l’approvvigionamento idrico per l’irrigazione agricola della piana della Nurra, nella Sardegna nordoccidentale.
La Diga di Monte Lerno, dal nome del monte ai piedi del quale è installata in territorio di Pattada nel Monteacuto, fu terminata nel 1980 creando lo sbarramento del Riu Mannu di Pattada; l’acqua del bacino dell’appena creato Lago Lerno è orientato agli utilizzi potabile, irriguo e idroelettrico e serve numerosi comuni del Monteacuto e parte del Logudoro.
Tra il 1971 e il 1984 è stato realizzato lo sbarramento dell’alto Fiume Temo, ai piedi del Monte Airadu in territorio di Monteleone Roccadoria, nell’entroterra del nordovest dell’Isola. Il Lago Temo e i laghi Bidighinzu e Cuga, entrati in attività precedentemente, costituiscono il principale schema idrico della Sardegna nordoccidentale attraverso una rete di gallerie sotterranee, stazioni di pompaggio e canali a gravità che permettono di trasferire l’acqua tra i bacini a seconda delle necessità; purtroppo in particolari periodi di forte e prolungata siccità il sistema può entrare in crisi in quanto i tre bacini insistono nel medesimo ambiente climatico soffrendo le medesime condizioni di criticità.
Dal 1984 è operativa la diga Preda ‘e Othoni, nome della località di installazione in agro di Dorgali nella Sardegna centro-orientale, che sbarra il corso del Fiume Cedrino (quinto fiume più importante della Sardegna dopo Tirso, Flumendosa, Coghinas e Temo) che nasce alle pendici del Monte Fumai nella Foresta di Montes del Supramonte di Orgosolo; l’invaso, stretto tra i contrafforti carsici giurassici del Supramonte di Oliena e Dorgali e l’altopiano basaltico plio-pleistocenico del territorio centro-settentrionale di Dorgali, è stato realizzato con lo scopo di regimentare le problematiche esondazioni del Fiume Cedrino nella piana alle spalle della foce e per gli utilizzi potabili, irrigui e idroelettrici per soddisfare numerosi comuni della Barbagia di Nuoro orientale e delle Baronie meridionali.

Oggi in Sardegna i laghi artificiali da opere di sbarramento, escludendo i bacini di piccole dimensioni che possono essere soggetti comunque a una certa stagionalità, sono 39 e provvedono alla quota principale della necessità idrica, e parte di quella elettrica, per l’uso civile, agricolo e industriale dell’Isola. Nel tempo questi “nuovi” laghi sono andati oltre l’iniziale significato di grande opera pubblica
Qui sotto i link alle schede di dettaglio di alcuni laghi della Sardegna.

Lago Baratz
Lago Temo
Lago Alto del Flumendosa
Lago Basso del Flumendosa
Lago Liscia
Lago Cedrino
Lago Coghinas
Lago Lerno
Lago Cuga
Lago di Casteldoria
Lago Bidighinzu