Le Tombe dei Giganti

Le Tombe dei Giganti, o Gigantinos, così chiamate per via delle loro dimensioni, sono monumenti funebri collettivi delle popolazioni nuragiche fin dal II millennio AC; ne sono state censite 800 sparse in tutta l’Isola con una grande concentrazione nel Marghine e Valle dell’Alto Tirso.
Questi monumenti funebri, visti in pianta, hanno una caratteristica sembianza di testa taurina stilizzata, probabilmente legata al culto del Dio Toro, o Sole, o più probabilmente un riferimento alla giovenca, animale sacro della Dea Luna, divinità della notte e dei morti.

La parte anteriore del monumento ha forma di mezza luna, più o meno accentuata, ed è chiamata esedra; nelle opere più antiche questa è formata da monoliti conficcati nel terreno (ortostati), di varie dimensioni e diversi gradi di sbozzatura, mentre quelle più recenti da grossi blocchi o conci ben lavorati e squadrati sovrapposti in filari ordinati (isodomia). Questa racchiudeva l’area esterna consacrata al culto dei morti, alle celebrazioni (legate al culto del Dio Toro e della Dea Madre) e alle offerte della popolazione che veniva a rendere omaggio ai defunti. Nelle architetture più antiche al centro dell’esedra era posizionata una stele, alta fino ad oltre 4 m e spesso arricchita di bordature in bassorilievo e centinata (lavorata ad arco superiormente); alla base della stele era ricavata una piccola apertura ad arco (falso ingresso), forse poi chiusa da un masso, a simboleggiare probabilmente un portale in comunicazione col regno dell’aldilà. In tempi più recenti la stele non è più presente, a favore di una piccola apertura squadrata sormontata da architrave o ricavata all’interno di un unico grosso blocco.

Posteriormente all’esedra è presente la vera e propria tomba collettiva, spesso la parte più antica dell’opera, costituita da un vano interno di pianta rettangolare, la camera sepolcrale, racchiuso da un grande tumulo e nel complesso ha dimensioni variabili che possono arrivare ai 30 metri di lunghezza e fino a 3 metri di altezza. Le pareti del vano interno erano realizzate, a seconda del periodo come per l’esedra, allineando grandi monoliti conficcati nel terreno oppure tramite filari ordinati aggettanti; il pavimento della camera era costituito da blocchi piatti mentre la copertura poteva essere a piattabanda (larghi massi piatti appoggiati alle pareti) oppure a ogiva, grazie ai filari aggettanti di blocchi via via di minore dimensione. Il vano interno era custodito da un tumulo che poteva essere di terra e pietrame, nei casi più semplici o più antichi, oppure da altri filari di massi ben lavorati e disposti ordinatamente e di dimensioni via via minori fino al completamento della copertura.

Coddu Vecchiu (Arzachena)
S’Ena ‘e Thomes (Dorgali)
Tamuli (Macomer)
Osono (Triei)
Li Mizzani (Palau)
Sa Domu ‘e S’Orcu (Siddi)
Laccaneddu (Villanova Monteleone)
Madau (Fonni)
Santu Bainzu (Borore)